Venerdì, 03 Dicembre 2021

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Difendere la biodiversità

Ambiente. Difendere la biodiversità.

silvia romano2

Lo scorso 5 settembre, nelle maggiori riviste scientifiche di tutto il mondo è stato pubblicato un editoriale dal titolo: “Appello per un’azione d’emergenza volta a limitare l’innalzamento della temperatura, a restaurare la biodiversità e a proteggere la salute”. L’invito precedeva l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si riuniva sul tema delle azioni collettive da intraprendere per affrontare la crisi ambientale globale. “Noi, editorialisti delle testate giornalistiche di scienza medica e di salute”, si legge nell’editoriale di circa duecento riviste del prestigio di “The Lancet” e “The New England Journal of Medicine”, “richiediamo azioni urgenti per mantenere l’innalzamento globale di temperatura al di sotto di 1,5 gradi centigradi, per porre fine alla distruzione della natura e proteggere la salute”.

Le azioni da compiere sono urgenti. Non c’è tempo da perdere. È questo il tono dell’articolo, che ha risuonato da ogni parte del globo. Tra i firmatari c’è anche l’italiana Raffaella Bosurgi, caporedattrice di “Plos Medicine”, una delle più importanti riviste internazionali in ambito sanitario. Plos, a partire dal 2001, mette al centro la possibilità di condividere dati liberamente per una comunicazione libera e multidisciplinare in qualsiasi ambito di ricerca.

Lo sviluppo dell’agricoltura e successivamente quello della zootecnia sono cause dirette di questa crisi. È per questo che il Capev (Comitato Ambiente Petrelle e Valminima) si oppone all’insediamento di allevamenti intensivi, seppure biologici, soprattutto in un contesto come quello dell’Alta Valle del Tevere. Gli allevamenti sono anche responsabili, per il 75% circa, delle malattie zoonotiche, ovvero malattie infettive emergenti, che affliggono gli esseri umani e che sono trasmesse dagli animali attraverso il passaggio di un virus o di un batterio da una specie selvatica o domestica alla nostra specie. La maggior parte dei fenomeni di salto di specie (spillover) sono collegati agli allevamenti animali, sia per la produzione di carne che per altri prodotti come le pellicce. Un articolo dello scorso settembre, pubblicato dalla rivista “Nature”, dal titolo Il Coronavirus è saltato due volte dagli animali agli esseri umani? ripropone la tesi che il Sars-CoV-2, il virus che causa il Covid-19, possa essere saltato dagli animali all’uomo molteplici volte. L’ipotesi era stata già messa in evidenza in Italia, oltre sette mesi fa, dalla giornalista Sandra Giannini nella sua inchiesta intitolata “L’innocenza del pipistrello”, parte del programma Rai “Indovina chi viene a cena”. Già in quel programma venivano analizzate le possibili ipotesi dietro alla sparizione dei visoni, a milioni e in Cina, proprio nell’anno dell’insorgenza del Covid19. Ragioni collegate al fatto, accertato in Europa, che i visoni fossero stati contagiati dal Sars-CoV-2 e avessero poi sviluppato una variante capace di infettare gli esseri umani.

difendere la biodiversita altrapagina ottobre 2021 2Abbiamo assistito, in questi mesi, a una martellante comunicazione giornalistica, su basi anche scientifiche, focalizzata sui rimedi per contrastare la pandemia (vedi efficacia del vaccino, ragioni del Green Pass), ma è carente l’attenzione sulle cause alla radice dell’insorgere di questa, come di altre possibili pandemie. E sicuramente la perdita di biodiversità è una di queste cause.

La biodiversità è lo spettro delle specie esistenti sulla Terra. Esiste quindi una biodiversità ecologica, intesa come l’insieme degli ecosistemi, e una biodiversità evolutiva, intesa come l’evoluzione storica delle specie esistenti sul nostro pianeta. Stiamo vivendo quella che da oltre un trentennio viene chiamata la Sesta Estinzione di massa, ovvero la perdita di circa cinquanta specie al giorno, secondo alcune stime. Nell’Agenda 2030 la parola biodiversità ricorre in molti degli obiettivi previsti, sia ai fini di proteggere la vita, sia allo scopo di sconfiggere la fame nel mondo. Si parla per esempio di “garantire sistemi di produzione alimentare sostenibili e applicare pratiche agricole resilienti (…) che aiutino a conservare gli ecosistemi, che rafforzino la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, alle condizioni meteorologiche estreme, alla siccità, alle inondazioni e agli altri disastri, e che migliorino progressivamente il terreno e la qualità del suolo”. O ancora di “assicurare la diversità genetica di semi, piante coltivate e animali domestici e di allevamento e le loro specie selvatiche affini”.

L’industria alimentare ‘divora’ la biodiversità. Di tutti i sistemi umani, che utilizzano a proprio beneficio le risorse naturali, quello che più è responsabile della crisi ecologica attuale è il sistema alimentare. Almeno l’80% della perdita di biodiversità dipende dall’agricoltura, dunque le nostre scelte alimentari hanno un effetto determinante sulla varietà e sulla salute delle specie. Cosa mangiamo, dove e come lo produciamo, come lo trasportiamo e consumiamo, determina il collasso dei sistemi naturali.

Gli allevamenti industriali e intensivi per la produzione della carne sono sistemi inefficienti, in termini di salvaguardia delle risorse e di sostenibilità. Mantenerli induce un meccanismo di competizione interno alla destinazione delle produzioni agrarie: da una parte l’impiego umano (food), dall’altra l’impiego animale (feed). La crescente domanda di carne e derivati animali degli ultimi decenni ha determinato l’espansione incontrollata delle colture per mangimi. Ciò influenza tutto il sistema agricolo mondiale, portando all’aumento di monocolture, come il mais o la soia. Con la conseguente erosione sempre maggiore della biodiversità terrestre. Ne risulta un costo energetico elevato per una resa ridotta, in rapporto alla quantità di cibo ingerito dall’animale: per produrre 1 kg di carne bovina servono circa 11-13 kg di vegetali.

Occorre riportare l’attenzione sulla crisi ambientale, non solo dal punto di vista del riscaldamento globale ma anche da quello della perdita di specie viventi, averne una profonda consapevolezza, a partire dal singolo individuo, per orientare le nostre scelte a tutti i livelli, cominciando da quelle alimentari. ◘

di Marta Cerù


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