Mercoledì, 21 Ottobre 2020

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La terra brucia. La pandemia uccide

Cultura. Reportage

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Il n.2/2020 di “Micromega” merita un’attenzione particolare. È dedicato al riscaldamento climatico e pone l’urgenza della discussione sull’attuale modello economico e finanziario, da ripensare radicalmente prima che sia troppo tardi.

L’apertura è affidata a Luca Mercalli, che dipinge come catastrofico lo scenario climatico dei prossimi anni. Lo studioso torinese osserva che l’aumento della temperatura comporterà conseguenze disastrose, come già si può constatare nelle ultime vicende della città di Genova e del suo territorio, oltre al dramma di Venezia, dove si prevede un aumento del livello dell’acqua fino a un metro. Senza dire del Bangladesh, «che verrà sommerso dalle acque» e del fenomeno della siccità e degli incendi boschivi.

Purtroppo, l’opinione pubblica non percepisce la gravità della situazione, e anzi una parte della società nega i cambiamenti climatici, e grandi corporation e potenti responsabili politici, per proteggere le industrie del petrolio e del carbone, negano la realtà, assoldando anche “scienziati” a supporto della negazione dell’emergenza climatica. Mercalli non denuncia soltanto, ma propone una road map per trasformare radicalmente il sistema economico e per promuovere nuovi stili di vita: fermare la crescita della popolazione mondiale; combattere l’impiego di combustibili fossili; opporsi alla retorica delle grandi opere; concentrarsi su quattro assi in cui intervenire: casa, trasporti, cibo, consumi.

Il tema della riconversione ecologica viene sviluppato nelle pagine dell’ «Iceberg1» della rivista e la parola passa ad Elisa Palazzi, che ci spiega come e perché il clima cambia. La studiosa illustra come funziona il clima, perché e come il mondo si è scaldato, quale futuro ci aspetta. E conclude: «Il cambiamento climatico è forse la questione più urgente del nostro tempo». Peter Wadhams, tra i massimi esperti di ghiaccio marino e di oceani polari, ci avverte che andiamo incontro «a un Artico quasi totalmente privo di ghiacci nei mesi estivi», con effetti meteorologici facilmente prevedibili. Stefano Caserini avverte che il nostro «ecosistema rischia di sparire», mentre Gianni Silvestrini ci indica come possiamo fermare il riscaldamento climatico: ricorrere alle energie rinnovabili; tagliare i consumi e cambiare stili di vita; disincentivare l’uso dei combustibili fossili; rafforzare a livello europeo e mondiale il Green Deal. Sui profughi ambientali e sui conseguenti scenari concentra l’attenzione Marinella Correggia.

Ma, quale rapporto è possibile individuare tra cambiamento climatico e catastrofici morbi come il coronavirus? Grazia Francescato (ex presidente WWF) ha detto: «Il primo comandamento dell’ecologia dice: tout se tient. Ovvero, ogni cosa è collegata a tutte le altre. Cambiamento climatico ed epidemie non conoscono confini. Se oggi non mettiamo in pista strumenti efficaci per fermare il surriscaldamento globale, in futuro potrebbero presentarsi malattie anche peggiori. Le variazioni di temperatura potrebbero favorire un “salto di specie” di virus e batteri già in circolazione o risvegliare quelli che da migliaia di anni vivono congelati nel permafrost». «Dal 28 febbraio non si parla più di emergenza climatica, ma solo di coronavirus, eppure i due problemi sono fortemente interconnessi». «Circa il legame tra corovanirus e climate change, non si può dire con certezza, per ora, quale tipo di legame ci sia: sappiamo ancora poco di questo virus e saranno gli scienziati a spiegarci cause e modalità di contagio. Ma che ci sia una interconnessione tra cambiamento climatico e diffusione delle malattie infettive non è certo un mistero: lo affermano da anni decine di rapporti di esperti e di istituzioni internazionali».

Recentemente Giuseppe Miserotti, membro dell’Associazione Medici per l’Ambiente (Isde), ha evidenziato come i picchi delle epidemie diventate più famose, come per esempio la Sars e l’influenza Aviaria nel 2003 e l’influenza Suina nel 2009, si siano verificati in corrispondenza di picchi di temperature di almeno 0,6 o 0,7 gradi oltre la media. «Viste le temperature elevate degli ultimi periodi non c’è da stare sereni». Senza dire del rapporto coronavirus - inquinamento ambientale: la correlazione tra inquinamento e Covid-19 «non ha ancora prove scientifiche»; ma è un fatto che concentrazioni di positivi al Covid19, simili a quelle lombarde, si sono registrate in ambienti inquinati cinesi.

Di Matteo Martelli


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