Lunedì, 10 Agosto 2020

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I Padroni del mondo

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Scrissi il libro La guerra infinita perché mi resi conto fin dall’inizio che l’attentato dell’11 settem­bre era una operazione troppo grande per essere consi­derata ascrivibile solo a fanatici terroristi. Un attentato di quelle dimensioni e mostruosità voleva emozionare miliardi di persone e c’è riuscito perfettamente. Da lì è cominciata la guerra infinita». Così esordisce Giulietto Chiesa sollecitato dalle nostre doman­de. Secondo il giornalista, quel fatto ha cambiato ha cambiato il corso della storia».

 

 

L’11 settembre è dunque lo spartiacque da cui partire per capire quello che è accaduto dopo e quanto sta accadendo?
«Le conseguenze di quell’evento hanno prodotto una trasforma­zione antropologica dell’uomo. Coloro che lo avevano escogita­to, e con esso la guerra al terrori­smo mondiale, stanno vincendo. Stiamo vivendo una deriva della guerra intrinsecamente antiu­mana, perché gli uomini sono stati ormai convinti a miliardi che ciascuno deve affrontare il problema per conto suo. L’indi­vidualismo è diventato la cifra sociale dominante, il mercato ha prodotto la mercificazione totale e l’unico criterio di vita».

Come è stato possibile, e con quali strumenti, portare a ter­mine una operazione di sotto­missione così imponente?
«Ormai gli uomini sono impri­gionati, non sono più capaci di comunicare, ciascuno è solo con se stesso. Tutti i valori, la fami­glia, l’amore, il rapporto tra gli uomini, la solidarietà sono stati cancellati: non c’è più nulla che li leghi tra di loro. Gli uomini sono merci come tutto il resto. Siamo quindi di fronte a una profonda modificazione delle idee domi­nanti, che implica intrinseca­mente la crisi della democrazia, perché siamo tutti sottoposti a un controllo globale»

Quella che sta descrivendo è una sottomissione di massa a opera di una spectre o di uno Stranamore contemopora­neo?
«Tutto questo sta avvenendo non come un sogno o come un dise­gno di qualche isolato dominato­re pazzo, ma attraverso la tecno­logia che è diventata il dominus di tutto. Ormai Twitter, Facebo­ok, Google stanno occupando il nostro spazio mentale: penso soprattutto alle giovani genera­zioni. La metà, o poco meno, dei circa 7 miliardi di persone che abitano la terra è sottoposta a un controllo totale da parte delle tecnologie, e non solo delle loro idee politiche, ma di tutto il loro vissuto. Siamo diventati oggetto di un gigantesco mercato in cui le nostre personalità vengono comprate e vendute. Andiamo verso una società in cui l’uomo sarà sopravanzato da macchine che sono molto più potenti dei singoli e delle istituzioni. I Par­lamenti e tutte le istituzioni che garantivano una difesa collettiva non servono più; i corpi inter­medi, i sindacati sono spariti; lo Stato è diventato un impaccio; le privatizzazione di tutti i beni collettivi fanno tutto il resto. La democrazia è stata privata di ogni contenuto; il potere vie­ne trasferito a livello di grandi strutture burocratiche come l’Unione europea, il Fondo Mo­netario Internazionale e, adesso, anche il Fondo Salva Stati. In questa società il posto dell’uomo sarà sempre più marginale»

Chi sono i padroni del mondo?
image 155«Quello di cui stiamo parlando è Occidente, non è tutto il mon­do. Sto parlando del miliardo d’oro che ancora domina il pia­neta, i capi delle banche centra­li, i grandi banchieri universali. Sono loro i padroni del mondo e sono identificabili nel grande centro del mercato finanziario mondiale: Wall Street e la Fede­ral Reserve degli Stati Uniti, la Banca centrale d’Inghilterra, la Banca Centrale europea, la Ban­ca Centrale del Giappone, questi sono il vero centro del potere mondiale. Qui si decide tutto. Non c’è più nessuna democra­zia. Tutti quelli che continuano a parlare delle istituzioni demo­cratiche e non dicono questa verità sono dei complici, sono i maggiordomi di questa opera­zione di snaturamento della de­mocrazia, delle società liberali e dell’uomo.

Lei spesso ha parlato di una cupola, di un ponte di coman­do in cui solo pochi possono salire e decidere. Quanti sono i soggetti che hanno in mano le leve di comando?
«I grandi miliardari sono miglia­ia, ma quelli che decidono il de­stino del pianeta sono un gruppo ristrettissimo, massimo un cen­tinaio di persone che prendono tutte le decisioni riguardanti il nostro futuro, inclusa la guerra». Un esempio recente, spiega Giu­lietto, è la gravissima crisi che abbiamo appena scampato con l’uccisione di Souleimani. «Una delle ragioni di questo assassinio è stata l’avidità di questi signori che volevano guadagnare qual­che decina di miliardi in più. Quella morte in qualche misura è stata decisa anche dai padroni universali, non solo dai falchi del Pentagono, dai dementi che in genere popolano l’amministrazio­ne presidenziale degli Stati Uniti. Se fosse così, sarebbe tutto più semplice. Ma qualcuno ha fatto i conti. Chi ha deciso di far correre al mondo il rischio di una guerra mondiale ha calcolato, che so, 150 o 200 miliardi di profitto con l’au­mento immediato del prezzo del petrolio. E dopo una settimana di enormi guadagni tirano le somme e fanno ripartire le cose nella di­rezione da loro voluta. Poi ci sono naturalmente gli altri problemi»

Ritorniamo al ruolo della tec­nologia in questa delicata fase storica.
«Fino a 50 anni fa, il progres­so tecnologico e meccanico era compatibile con i ritmi dell’uo­mo. Adesso non lo è più, per­ché la tecnologia viaggia alla velocità della luce, e gli uomini non sono fatti per questa velo­cità. Noi siamo il prodotto di una evoluzione durata millenni così come tutta la vita. Insieme a noi ci sono anche i fili d’erba che calpestiamo in un parco, gli animali: tutto il vivente è il pro­dotto di una evoluzione natura­le. La tecnologia non ha nulla a che vedere con l’evoluzione naturale, perché viaggia a una velocità di 300mila chilometri al secondo».

L’apporto della tecnologia sta modificando anche il rappor­to dell’uomo con la guerra?
«L’orologio degli scienziati dice che siamo a meno di due minuti all’ora fatale: cosa vuol dire? Che tutto il sistema degli armamen­ti che abbiamo finora costruito inclusa la bomba atomica, fino a ieri era nelle mani dell’uomo, ma nel momento in cui la tecno­logia prende il sopravvento, essi cessano di essere nelle sue mani. Anche la bomba atomica sarà uno dei componenti della guerra futura. Ci sono prove clamorose, evidenti, che la guerra atomica sarà una parte, ma forse nean­che la più importante dei conflit­ti futuri. Si sta lavorando molto alle cosiddette Cyber War, cioè le guerre attraverso i sistemi di computer».

Quindi non esclude che una guerra atomica sia possibile?
Sarebbe la più catastrofica, ma ce ne sono altre che l’accompa­gneranno. Non ci sono ormai più dubbi che esistano le condi­zioni per condurre una guerra climatica, per esempio, che può far morire milioni di persone. La cosa essenziale che tutti dovreb­bero capire è che la guerra non sarà più combattuta tra eserciti, e saranno guerre di sterminio di milioni e milioni di persone. Già oggi si stanno testando esperi­menti con cui si potrà cambiare l’atteggiamento delle persone. Non sono cose dell’avvenire. La Nato ha fatto recentemente un seminario importante da cui è emerso che sarà possibile far cambiare idea alla gente, fargli odiare qualcuno stando como­damente seduti a casa propria, e indurle a comportarsi come au­tomi, e gli automi possono fare qualunque cosa. Siamo entrati ormai in una situazione in cui l’uomo sarà soggetto a tutte le possibili manipolazioni».

Le preoccupazioni sorte attor­no alla tecnologia del 5G sono di questa natura?
«Tutti stanno applaudendo all’in­troduzione del 5G e ci dicono che saremo tutti felicissimi perché con questa nuova tecnologia sa­remo tutti interconnessi. Nessu­no dice che con essa avremo per ogni chilometro quadrato di ter­ritorio del pianeta un milione di device che saranno tutti collegati tramite la rete Wi-fi, e saremmo tutti connessi istantaneamen­te. Ma c’è un piccolo problema: questa connessione avviene sulla base di onde di lunghezza nano­metrica che sono più o meno si­mili alle onde che producono le molecole del nostro Dna. Il pe­ricolo della guerra non solo non si riduce, ma viene moltiplicato spaventosamente»

L’Italia e la Nato come si collo­cano in questo scenario?
«La Nato decide tutto. L’occupa­zione per esempio delle basi mi­litari in Italia è determinante per la vita politica del nostro paese. Solo gli ingenui possono crede­re che un ministro importante italiano venga deciso dall’Italia. I Ministri dell’Interno, della Di­fesa, degli Esteri sono sottoposti al sindacato dei padroni univer­sali. Sono loro che decidono chi debba stare nei posti di coman­do: non ci sono più governanti che dipendono da noi, o meglio, la loro nomina è decisa col loro consenso. Si è parlato molto di sovranismo e di sovranismo mo­netario, ma fino a che saremo sotto il controllo della Nato, non potremo essere sovrani in nes­sun modo. La sovranità non c’è più. La Costituzione repubblica­na è stata violata e trasformata in un’altra cosa. Sono stati pri­vatizzati tutti i principali beni del nostro paese a cominciare dalle banche, ovvero regalate ai privati, e adesso non abbia­mo neanche la moneta nostra: quale sovranità può esserci se il governo politico non risiede più nel Governo italiano e nel Parla­mento italiano. Fino a che sare­mo membri della Nato, ovvero coloni dei padroni universali, non potremo più esercitare al­cun potere popolare».
In una fase così critica molti osservatori sottolineano l’as­senza di un forte movimento pacifista.
«La manipolazione della verità è tale che il grande pubblico in ve­rità non sa cosa sta accadendo. Tutti gli strumenti di comunica­zione tecnologici sono in mano all’avversario. Il vero torto del movimento pacifista è di avere sottovalutato l’importanza della macchina comunicativa, che è in mano a coloro che vogliono fare la guerra. I padroni universali si sono rivelati molto più intel­ligenti, perché hanno capito che dal col controllo della comunica­zione si passa al controllo delle menti».

Dunque è il quinto potere, quello della informazione, che contribuisce a decidere le sor­ti future dell’umanità?
«L’informazione rappresenta sì e no l’1 per cento della comunica­zione, il resto, rispetto al quale siamo indifesi, non è informa­zione. La pubblicità, per esem­pio, non è informazione ma menzogna pura. Per essa tutto è bello, piacevole, divertente,  trasmette un’idea della don­na, della famiglia, del mondo: è venduta come informazione, ma è qualcosa di più che in­formazione. Attraverso di essa sono passate le idee del consu­mo, delle abitudini sociali, dei rapporti sociali. Essa ci circon­da ogni giorno di facce giova­ni, belle, sorridenti. Ma questa non è la vita. Basta salire su un autobus e ti accorgi che la vita vera è fatta di persone che han­no la loro faccia, con le rughe, i problemi, gli amori, gli odi. Invece a noi fanno vedere solo le cose divertenti, belle che non ti fanno pensare. In questi ul­timi 40 anni il martellamento di falsità formali e sostanziali è stato dominante e ha cambiato il nostro cervello e anche quel­lo dei nostri figli. I quali passa­no 90 per cento del loro tempo guardando lo schermo del loro cellulare. Qualcuno ha mai ri­flettuto sulla modificazione antropologica che li sta trasfor­mando in analfabeti reali? I pa­droni del mondo sì.

 

di Giulietto Chiesa - Giornalista, politologo, scrittore

 

SPESE NATO BASI USA E NUCLEARE

Essere membri della NATO ha un costo per l’Italia: non solo le spese per la par­tecipazione alle missioni militari dell’alleanza, ma anche quelle per la contribuzione di­retta pro-quota (ultimamente pari all’8,4% ) al budget milita­re e civile della NATO e al Pro­gramma d’investimento per la sicurezza della NATO (NSIP- NATO Security Investment Pro­gramme). Complessivamente la contribuzione italiana annua attuale (per il 2018 ma anche per gli anni precedenti e fino al 2020) ammonta a 192 milioni di euro: circa 125 milioni destinati al budget NATO (oltre  100 mi­lioni al budget militare, il resto al budget civile) e 66,6 milioni destinati agli investimenti infra­strutturali.

In aggiunta a questi contribu­ti diretti, ci sono i “contributi indiretti alla difesa comune”, anche noti come contributi ai “costi di stazionamento oltre­mare delle truppe USA”, vale a dire i costi sostenuti dall’Italia a supporto delle 59 basi america­ne in Italia (il nostro Paese è il quinto avamposto statunitense nel mondo per numero d’instal­lazioni militari, dopo Germania, con 179 basi, Giappone con 103, Afghanistan con 100 e Corea del Sud). Si tratta di spese relati­ve alla realizzazione e manu­tenzione delle infrastrutture militari statunitensi, alle reti di trasporto e di comunicazione al servizio del personale milita­re americano, alloggi… la spesa italiana per le basi USA oggi do­vrebbe aggirarsi sui 600 milioni di dollari l’anno, vale a dire circa 520 milioni di euro l’anno.

Una particolare voce di spesa legata alla presenza militare USA in Italia, è quella relativa all’accordo di ‘condivisione nu­cleare’ (Nuclear Sharing)image 159 per cui il nostro Paese, fin dagli anni ’50, ospita una cinquantina di bombe atomiche americane B-61 (oggi 70 ndr): una trentina nella base USA di Aviano e altre venti nella base italiana di Ghedi - altre bombe erano custodite a Comiso fino al 1987 e a Rimini fino al 1993 .

In definitiva la spesa la suddetta spesa può variare da un minimo di 20 milioni annui, ma con tutti gli elementi coinvolti potrebbe essere stimata attorno ai 100 mi­lioni di euro l’anno.


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