Sabato, 18 Maggio 2024

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La scienza dei cittadini pensa un'altra governance. Dagli ecodistretti alal bio-regione

GUBBIO.

silvia romano2

È un’esperienza strana quella che vivono i numerosi cittadini, professionisti e lavoratori nei più diversi settori, che si trovano per varie ragioni impegnati in comitati ambientali in Umbria, come nel resto del territorio nazionale. Il movente iniziale dell’impegno è legato a una questione locale, qualcosa che minaccia o inquina, che tocca la vita e la sensibilità di chi è nato e cresciuto in un certo luogo. Luogo che ama e che è parte integrante della sua identità. Una minaccia al paesaggio, alla salute, propria e altrui, quella dei figli e dei nipoti, quella dei giovani, appare come uno sfregio alla propria identità e sicurezza. E allora ci si dice, “no, questo è sbagliato, questo non si può fare”.

A questo iniziale risveglio della coscienza segue poi il fatidico “che fare?”. Allora comincia l’impegno, ci si guarda attorno e si cercano persone che abbiano la stessa sensibilità.

Dire no, dire sì

Poi comincia lo studio e l’azione di protesta, che è un dire no, ma anche un dire sì. Moltissimi cittadini, che una certa stampa, non certo priva di conflitti di interesse, classifica e cerca così di neutralizzare definendoli come “gruppi ambientalisti”, “estremisti del no”, “fondamentalisti dell’ambiente”, iniziano a studiare. Dedicano tempo e competenze, altruismo civico, per costruire un sapere che viene dal basso ma punta in alto: punta alla conoscenza scientifica, al dibattito di profilo elevato, al controllo non di maniera; promuovono comitati ambientali: questi sì senza nessun conflitto di interesse e nessun interesse di parte se non quello della difesa dei beni comuni, delle matrici ambientali come suolo, aria, acqua, informazione, che riguardano tutti. Questi comitati contribuiscono a produrre sapere, dando vita a quella che è stata definita la “scienza dei cittadini”. Così la chiama Jeremy Rifkin, uno dei più ascoltati economisti e intellettuali globali, nel suo ultimo libro, L’età della resilienza. Ripensare l’esistenza su una Terra che si rinaturalizza (Mondadori 2022).

500mila gruppi locali

“Milioni di persone in tutto il mondo offrono il proprio tempo come volontari della scienza dei cittadini in oltre 500mila gruppi locali della società civile, dove monitorano la vita selvatica, analizzano la biodiversità, misurano l’inquinamento dell’aria e l’impronta di carbonio, controllano le falde freatiche” e così via. Cittadini che si mettono a studiare, che ricorrono ad esperti dalla neutralità comprovata, che promuovono ricerche ambientali a livello universitario, per diffondere conoscenza utile a risolvere i problemi, indispensabili alla gestione competente e responsabile della vita democratica.

Paricrazia distribuita ed ecoregioni

La “scienza dei cittadini” è alla base anche di una nuova ed emergente governance dei propri ecosistemi regionali. Quella che emerge è una forma di “paricrazia distribuita”, imperniata su assemblee di cittadini che operano accanto alla governance convenzionale, quella delegata dei comuni e delle regioni, nella cura delle bioregioni locali. Una governance comunitaria, che fa leva sul senso di appartenenza e di fedeltà delle popolazioni che dipendono dal benessere ambientale della propria ecoregione. E l’ecoregione è l’altra nozione messa in campo da Rifkin. Chi vive la vita sul posto, come vuole anche il principio di sussidiarietà, è il primo soggetto e il più interessato alla soluzione dei problemi di quel luogo. Le esternalità negative degli impianti industriali, il conto entropico di industrie altamente inquinanti sono diventati insopportabili e sfuggono ai controlli istituzionali che spesso si trovano a prendere atto dei dati dichiarati dalle imprese. Per questo i cittadini devono assumere la responsabilità della tutela dei beni comuni.

Rifkin parla anche di noi

È strano, leggendo Rifkin sembra che parli proprio di ciò che si sta provando a fare a Gubbio, in Umbria, in molte altre zone d’Italia. Ecodistretti in cui tutte le attività del territorio vengono parametrate a precisi canoni ambientali. Gli ecodistretti messi assieme danno vita ad una bioregione. Qui i cittadini possono e debbono mettere in campo tutto il loro senso di responsabilità e le loro competenze mostrando quanto la società civile sia matura e quante risorse (umane, ambientali, intellettuali) ci siano, dando vita per ora a forme di disobbedienza intelligente e di protesta. Risorse che l’amministrazione politica in questo momento non sa utilizzare, anzi le teme e le ostacola. Ma presto dovrà rassegnarsi ad ascoltarle.

L’Atlante regionale dei confitti ambientali in Umbria riporta la mappa delle realtà attive: unendo i puntini costituiti da ogni vertenza animata, quello che si vedrà emergere non è affatto il “partito del no”, ma è la fisonomia di una forza politica e sociale che non solo gestirà il presente ma è destinata a produrre il futuro.  ◘

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di Raniero Regni


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