Mercoledì, 17 Aprile 2024

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Storie di violenza e di orrore

Dossier. Africa insanguinata

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Ci sono angoli del mondo così importanti che sfuggono alla grande politica internazionale. C’è voluto il grido accorato di papa Francesco per accendere i riflettori su quello che accade nella Repubblica Democratica del Congo. Qui prospera uno sfruttamento indegno dell’uomo che non risparmia nemmeno i bambini, costretti a lavorare nelle miniere per estrarre il coltan necessario alla tecnologia del mondo ricco.

Una miriade di interessi, che puntano alla massimizzazione del profitto, ci ricordano che il colonialismo non è mai tramontato, ha solo cambiato volto. L’atteggiamento predatorio rimane lo stesso e impedisce a questa terra di utilizzare le immense risorse di cui dispone. La comunità internazionale purtroppo volge lo sguardo da un’altra parte e non ascolta il grido dei poveri e degli emarginati. Sembra che aleggi una specie di rassegnazione alla violenza che distrugge il Paese. Per questo papa Francesco alza la voce per denunciare la piaga del lavoro minorile dove i ragazzi vengono sottoposti a lavori schiavizzanti o le ragazze emarginate e violate nella loro dignità. Invita i giovani a non essere manipolati da nessuno, a superare l’odio, la violenza, la corruzione e a lavorare per i diritti e per l’equità.

storie di violenza e di orrore altrapagina marzo 2023 6Quello che è più sconvolgente sono le testimonianze delle donne che hanno subito violenza nelle province del nord e dell’est Kivu. Nell’episcopio di Kinshasa, accanto al crocifisso, è appeso un macete, come simbolo della crudeltà che è stata perpetrata su persone inermi.

«Nel nostro villaggio – racconta Emelda Mikarlungu – i ribelli hanno fatto un’incursione di sera nel 2005, hanno preso in ostaggio tutti quelli che potevano, deportando quelli che trovavano, facendo loro portare le cose che erano state saccheggiate. Durante il tragitto hanno ucciso molti uomini con proettili e coltelli. Le donne invece le hanno portate nel parco di Kahuzi-Biega. All’epoca avevo 16 anni. Sono stata tenuta come ostaggio sessuale e abusata per tre mesi. Ogni giorno, da cinque a dieci uomini abusavano di ciascuna di noi. Ci hanno fatto mangiare pasta di mais e la carne degli uomini uccisi. Chi rifiutava veniva tagliato a pezzi. Vivevamo nudi perché non scappassimo. Un giorno riuscii a fuggire quando mi mandarono a prendere acqua dal fiume».

Emelda vuole mettere sotto la croce di Cristo i suoi abiti di schiava violati da uomini che ancora le fanno paura e che hanno inflitto crudeltà indescrivibili. Chiede solo di lasciare alle spalle questo passato oscuro e doloroso e invoca giustizia e pace.

storie di violenza e di orrore altrapagina marzo 2023 4Anche Bijoux Mukambi Kamala è stata rapita nel 2020 ed è stata violentata con una crudeltà indescrivibile più volte al giorno per un anno e sette mesi. Oggi parla con orrore della sua vicenda e ha trovato rifugio nella comunità cristiana. Ha solo 17 anni, ma le sue parole sono toccanti: «Ecco la stuoia, simbolo della miseria di donna violentata. La metto sotto la croce di Cristo perché mi perdoni per le condanne che ho fatto nel mio cuore contro i miei stupratori e li porti a rinunciare a infliggere sofferenze alle persone. Questa è anche la lancia con la quale sono stati trafitti i petti di molti nostri fratelli. Dio ci perdoni tutti e ci insegni il rispetto per la vita umana».

Francesco ha ascoltato in silenzio il racconto delle giovani e ha aggiunto: «Di fronte alla violenza che avete subito non ci sono parole, c’è solo da piangere». E assumendo un atteggiamento profetico ha condannato le violenze armate, i massacri, gli stupri, l’occupazione dei villaggi e i saccheggi perpetrati nella Repubblica Democratica del Congo. Ma il Papa non si è limitato alla riprovazione morale, pensa allo sfruttamento della ricchezza del Paese e dei tentativi di frammentarlo per poterlo gestire a proprio vantaggio. Purtroppo la violenza e la guerra non nascono da forze esterne, ma anche da chi coltiva interessi di potere e di appartenenza etnica. Sono lotte di potere in cui si intrecciano conflitti per il possesso della terra e la fragilità delle istituzioni che non riescono a mantenere la democrazia.

Le parole di Francesco diventano sferzanti: «La guerra è scatenata da una insaziabile avidità di materie prime e di denaro, una economia armata, che esige instabilità e corruzione. La gente viene violentata e uccisa mentre gli affari che provocano violenza e morte continuano a prosperare». Papa Francesco si rivolge in maniera accorata a tutti coloro che tirano le fila della guerra nella Repubblica Democratica del Congo e li invita alla conversione e ad ascoltare la propria coscienza: «Fate tacere le armi e mettete fine alla guerra. Basta arricchirsi sulla pelle dei più poveri, basta arricchirsi con risorse e soldi sporchi di sangue!». Espressioni così potenti che coniugano la forza della profezia con la concretezza della politica.

Nel suo viaggio in Congo papa Francesco avrebbe desiderato visitare il luogo dove è stato ucciso l’ambasciatore italiano Luca Attanasio insieme al carabiniere Vittorio Jacovacci e l’autista Moustaphà Milambo.

Purtroppo gli scontri armati in quella zona gli hanno impedito di recarsi sul luogo, ma ha seguito da vicino la vicenda accogliendo con grande affetto i familiari, ha ascoltato il loro dolore e ha rievocato la figura di Luca. Come ambasciatore si preoccupava dei giovani e della loro formazione scolastica e delle necessità della povera gente. Talvolta metteva mano al suo portafoglio personale per aiutare persone in difficoltà. Un uomo capace di costruire ponti di dialogo e di pace, in un mondo congolese contrassegnato da guerre, da sfruttamento delle risorse, massacri per il controllo delle miniere di oro e di coltan che poi vengono rivenduti all’estero.

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Come sta facendo papa Francesco, anche Luca è stato in missione al servizio dell’Italia per creare una solidarietà fra popoli diversi. Per questo l’Italia deve sapere la verità su questo eccidio e quali sono le responsabilità di chi non ha fornito all’ambasciatore un’adeguata protezione. Solo alla fine di questo percorso sarà fatta davvero giustizia. ◘

Di Achille Rossi


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