Mercoledì, 12 Giugno 2024

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Sanità. L'atto di accusa della Corte dei Conti contro un'intera classe dirigente

Sanità devastata.

silvia romano2

Questa volta la bomba è scoppiata dall’alto. È stata la Procuratrice Rosa Francaviglia in sede di inaugurazione dell’anno giudiziario 2023 a lanciare il j'accuse all gestione sanitaria regionale. “In Umbria stiamo assistendo alla devastazione della Sanità pubblica” ha esordito nel corso della sua relazione. La Sanità umbra sta vivendo una svolta epocale “a seguito dei molteplici accadimenti che si erano succeduti nel corso del 2019 a partire dall’inchiesta penale sulla “Sanitopoli”. Era stato rilevato che detti accadimenti avevano inevitabilmente inciso su assetti consolidati pluriennali, disvelando una struttura di potere capace di incidere pesantemente sulla Sanità che, da sola, come noto, assorbe la gran parte delle risorse finanziarie regionali”. Ma non basta. La Procura regionale ha attenzionato anche le ipotesi di malpractice, di affidamenti illeciti di servizi e di distrazione di fondi a destinazione vincolata. Ha sottolineato, in particolare, l’assoluta inadeguatezza dei controlli regionali sulle strutture private convenzionate, che, a suo dire, ha molteplici risvolti erariali.  “Questo è un fatto molto grave, ha commentato la procuratrice, perché avendo lavorato in diverse altre Regioni, i ricorsi sugli illeciti rimborsi erano all’ordine del giorno. In questa Regione, stranamente, non c’è nulla”.

Tale situazione ha delle inevitabili ripercussioni sulla salute dei cittadini, ma soprattutto, “... sul diritto alla salute della collettività locale, diritto che rischia di essere seriamente compromesso, e non soltanto da molteplici disservizi e dall’allungamento delle liste d’attesa”.

Dopo queste ripetute frustate contenute nella relazione letta davanti ai magistrati della Corte dei Conti, la stessa Rosa Francaviglia ha firmato un atto di citazione in giudizio nei confronti dei vertici della Giunta regionale, l'ex Sindaco di Città di Castello e alcuni tecnici per il mancato impiego del Lascito Mariani. Il capo di accusa riguarda il danno erariale arrecato al Comune e alla Regione. In prima battuta, l’assessore regionale alla Sanità Coletto ha affermato di non aver ricevuto nulla; Bacchetta si è detto “amareggiato”; la Presidente Tesei ha affermato che la somma del Lascito è tutta intera nelle disponibilità della Usl Umbria 1. Saranno i magistrati ad accertare i fatti. Intanto il danno è stato quantificato in 3,8 milioni di euro dai periti di parte. Secondo le ricostruzioni giornalistiche il capo d'accusa consisterebbe nel mancato impiego del Lascito Mariani per il recupero dell’ex ospedale. Una tesi che suscita qualche perplessità, perché nell’infuriare della battaglia legale tra Comune e Asl per stabilire a chi competesse la disponibilità del Lascito, fu accertato che le somme donate non dovessero essere in alcun modo utilizzate per opere murarie.

Secondo una stima fatta dai tecnici della Regione, per il recupero e messa in sicurezza  dell'ex ospedale occorrerebbero 32/33 milioni di euro. All'epoca, ossia nel 2016 quando fu firmato l'accordo tra Comune e Regione per la Casa della Salute, si stimò una spesa di circa 12/13 milioni per la sua realizzazione. Allo stato attuale dei costi dell'edilizia quella cifra non basterebbe più. Ma già allora ne sarebbero occorsi almeno altrettanti per mettere in sicuerezza tutta la struttura. E chi avrebbe messo quelle somme? A meno che non si pensasse di poter utilizzare un servizio di nuovo conio all’interno di uno stabile che per metà sarebbe rimasto pericolante. Quale tecnico avrebbe avuto l'imprudenza di assumersi una tale responsabilità? Quindi quel progetto fin dall'origine fu infarcito di puro velleitarismo o dilettantismo amministrativo.

E poi è questa la destinazione utile per la città? Gli amministratori enfatizzano il fatto che la Regione abbia deliberato 3 milioni di euro (non utilizzati per il sisma) per la messa in sicurezza dello stabile, perché ciò consentirebbe di metterlo in vendita al miglior offerente. Anche qui sorge un grosso punto interrogativo. Ma ha senso investire 3 milioni di euro per riparare il tetto pericolante della struttura dal momento che, salvo la facciata di pregio architettonico, tutto il resto dovrà essere demolito? Quindi cosa hanno in testa gli amministratori? Vendere l’ex ospedale o svenderlo senza porsi il problema del suo utilizzo? Purché sia?

La confusione sotto il cielo regna sovrana. L’unica cosa certa è l’inchiesta aperta dalla magistratura contabile, i cui risvolti dovranno essere chiariti. Ma, al di là degli esiti giudiziari, è chiaro che quello scheletro in piedi da 23 anni è l'atto di accusa incontrovertibile contro una intera classe dirigente, locale e regionale, prevalentemente di Sinistra, dimostratasi incapace di saper tutelare il bene comune. ◘

di Antonio Guerrini


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