Mercoledì, 24 Luglio 2024

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La rivolta delle donne

Dossier. Una rivoluzione al femminile.

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Le manifestazioni contro il regime iraniano si susseguono in ogni angolo del Paese e coinvolgono soprattutto le ragazze, che sono scese in piazza per richiedere dignità e libertà. Una protesta pacifica che comincia a scuotere l’aspetto teocratico degli ayatollah, che rispondono con una repressione violenta e crudele. Più di 400 manifestanti sono stati uccisi e 15.000 persone sono state imprigionate, torturate e talvolta stuprate nelle carceri governative.

Vale la pena di ricordare le figure femminili schiacciate dal potere che con il loro gesto hanno contribuito alla espansione della protesta. Come la liceale quattordicenne che ha strappato nel suo libro di testo la foto di Khomeini e che la polizia morale l’ha bastonata a sangue e ridotta in fin di vita. Ha subito così tante percosse, che non è riuscita a sopravvivere.

Altrettanto emblematica è la scomparsa di Nika Shahkarami, che aveva partecipato a Teheran a un corteo di manifestanti, aveva gettato via il velo e detto agli amici di essere perseguita dalla polizia. La zia aveva dichiarato che la ragazza era caduta dall’alto di un edificio. La tecnica classica per estorcere confessioni forzate. In effetti Nika è stata bastonata e uccisa ed è stata seppellita a 40 km da casa, senza funerali pubblici. Ci ha pensato la zia, appena è uscita dalle grinfie della polizia, a ristabilire la verità: Nika era una adolescente piena di vita, amava cantare, danzare, ma aveva gli occhi aperti sulla realtà e si batteva per i propri diritti. «Sognava di diventare una stella, la vita non gli ha dato il tempo, ma la sua morte è diventata una stella». Aveva 16 anni.

Anche la foto di Mahsa Amini agonizzante e in coma per le percosse subite ha fatto scattare l’indignazione e la rabbia soprattutto nella regione del Kurdistan dove la ragazza proveniva. Gli organi governativi si sono dati da fare in tutti i modi per infangarne la memoria: avrebbe avuto problemi cardiaci. Ma la gente non ha abboccato e si è riversata sulle piazze gridando: «Donna, vita, libertà».Una marea inarrestabile che ha coinvolto tutti gli strati sociali, dalle donne agli intellettuali, dalle classi popolari agli sportivi. Molti professori e presidi si sono rifiutati di denunciare i propri allievi. Più di 600 docenti universitari e ricercatori iraniani hanno richiesto con una lettera aperta la liberazione incondizionata degli studenti arrestati. È molto significativo che gli avvocati che hanno difeso i manifestanti e hanno protestato contro le detenzioni arbitrarie siano stati arrestati anche loro. L’associazione degli scrittori ha proclamato apertamente che ogni forma di censura, di limitazione di controllo di internet, di uccisione di manifestanti sulle strade farà sentire la sua voce in pubblico.

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Due giornalisti iraniani che hanno scritto e pubblicato la storia di Mahsa Amini, sono stati arrestati e messi in prigione con l’accusa di essere agenti al servizio di potenze straniere. La televisione di Stato diffonde delle confessioni ottenute sotto tortura costringendo i prigionieri a denunciare i propri cari e a confessare crimini mai compiuti. Anche la questione del velo, imposta a tutte le donne dalla polizia morale con una legislazione islamista, costituisce una offesa alla dignità delle donne e la volontà di soffocare lo spirito di libertà.

Il governo continua a sparare sui dimostranti, spesso molto giovani, e l’opinione pubblica lo identifica come Zahak, un re sanguinario della mitologia, che porta sulle spalle due serpenti. Questo demone si nutre del cervello di due ragazze per continuare la sua vita e il suo regno. Per i manifestanti iraniani è la reincarnazione di Ali Khamenei che mette a morte le sue giovani con un atteggiamento distruttivo e violento.  Qualcosa si incrina all’interno del regime.

Ma è soprattutto l’andamento dell’economia a preoccupare gli iraniani, per la scarsa capacità delle autorità di gestirla e della diffusione della corruzione. Lo zoccolo duro che sostiene il regime è appena il 15%-20% della popolazione e si tratta di un gruppo sociale invecchiato e misogino. Tra l’altro il costo economico della repressione aggrava ancora di più la legittimità del regime, che non è in grado né di risolvere la crisi sociale né quella politica.

La repressione colpisce persino i bambini e l’Unicef condanna le violenze perpetrate sui minori. Nel corso delle proteste ne sono stati uccisi più di 60. Un altro gesto vergognoso è l’utilizzo di ambulanze pubbliche per arrestare i feriti e trasferirli in luoghi di detenzione sconosciuti dalle famiglie ed esporli cosi alle sofferenze e alla morte.

Gli atti di resistenza però si diffondono sempre più, come quelli degli universitari, ragazzi e ragazze, che prendono i pasti in comune rifiutando la segregazione di genere imposta nelle mense universitarie o le ragazze che camminano per strada senza sottomettersi alle regole di vestiario prescritte dal regime. Sembra che la gioventù iraniana non pensi più di fuggire all’estero né di accettare l’ordine islamista, ma di realizzare una trasformazione sociale all’interno del paese. Queste giovani donne così tenaci e coraggiose preludono a una nuova primavera, al di là del patriarcalismo e del maschilismo dominanti. ◘

di Achille Rossi


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