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Un tifernate in guerra

Personaggi della nostra storia. Luigi Allegria, dalla battaglia di El Alamein alla cattura.

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I periodi di isolamento causati dal Covid mi hanno spinto a utilizzare parte del mio tempo in ricerche documentali in varie sedi: l’Archivio di Stato di Perugia per i registri matricolari del Distretto Militare, l’Archivio di Stato Vaticano per i messaggi tramite l’Ufficio Informazioni Prigionieri, l’archivio della Croce Rossa Internazionale a Ginevra per le cartoline di cattura, il Bundesarchiv in Germania e National Archives in Gran Bretagna. I venti di guerra che attraversano l’Europa in questo ultimo anno mi hanno fatto pensare spesso ai conflitti creati o subiti dal nostro paese prima di farsi Repubblica. Prima dei 77 anni di duratura pace troppe volte la nostra nazione ha inviato giovani e meno giovani a combattere in nome di imperialismi e volontà di potenza. Come la maggior parte delle famiglie, in special modo quelle contadine e operaie, anche la mia ha dovuto versare il proprio tributo di partecipazione ai conflitti scatenati su più fronti nella guerra 1940-1945. Con il finale di difficili ritorni a casa causati da lunghe prigionie con qualche invalidità subita, ma fortunatamente senza perdita di vita umana.

Luigi è il quinto figlio di Eugenio e Caterina Marinelli. Prima di lui Adalcisa (1910-1980), Emilio (1913-1933), Olinto (1916-2004) e Teresa (1919-2020). Nasce a Città di Castello in voc. Regnano 45 e cresce in una allargata famiglia contadina che trae sostegno dal lavoro del podere Rignano 4°, assegnato dai conti Facchinetti prima come coloni e successivamente come mezzadri. Consegue la licenza elementare e cresce dedicandosi al lavoro nei campi assieme ai genitori.

Per Luigi la chiamata alla visita di leva al Distretto Militare di Perugia arriva il 14 marzo 1941 e con essa cresce la preoccupazione tra i familiari che un anno prima avevano già visto partire il fratello maggiore Olinto verso il fronte sloveno-croato. Meno di un anno dopo la cartolina precetto lo raggiunge destinandolo al 40° Reggimento Fanteria in Napoli il 22 gennaio 1942 e il periodo di addestramento (in parte a Caserta) durerà fino al 17 maggio quando avviene l’imbarco per le zone di guerra. Del periodo trascorso a Napoli Luigi ricorderà sempre con piacere le passeggiate in libera uscita sul lungomare di Mergellina ed il chiassoso e festante vociare degli abitanti. Al contempo avverrà il confronto con la guerra: gli allarmi aerei ed i primi bombardamenti con la gente che si rifugiava nelle gallerie al cui ingresso erano stati creati dei muri a zig zag con sacchi di sabbia per attutire l’impatto delle eventuali esplosioni.

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La notizia della partenza per l’Africa spegne la speranza di una chiamata nei Reali Carabinieri per cui era stata presentata domanda e beffardamente la risposta di accettazione da parte dell’Arma giunge alla famiglia a navigazione già in corso e niente potrà essere fatto. In navigazione avviene un altro duro contatto con la guerra: il convoglio viene attaccato da sottomarini inglesi e almeno tre navi, delle cinque trasportanti la truppa, vengono colpite e quelle che affondano lasciano al mare centinaia – forse migliaia - di vittime (nel racconto paterno). Due giorni dopo la partenza, il 19 maggio, avviene lo sbarco a Tripoli che contribuisce a rialzare il morale delle truppe.

Passato un periodo nelle retrovie a fare conoscenza con la sabbia del deserto, si giunge all’invio al fronte il 2 luglio; l’11 il soldato Allegria viene trasferito al 27° Reggimento “Pavia” 17a Divisione (a Deir el Abyad a sud di El Alamein), proseguendo il turno al fronte fino al 26 luglio. Il periodo dal 1° al 27 luglio 1942 è conosciuto anche come “prima battaglia di El Alamein”: una nota su retro di fotografia relativa a questo tempo riporta la dicitura “a riposo dopo duri sacrifici”. In questo primo periodo di battaglia gli appaiono evidenti le carenze dell’esercito italiano che vive sulla propria pelle: carenza in armi, trasporti, vestiario e calzature, cibo insufficiente o assente al fronte. E soprattutto, nella sua memoria, la forte sete patita e la cronica mancanza d’acqua in un caldo opprimente. Racconterà sempre della rugiada della notte convogliata dalle tende a scolare nelle gavette e a volte… la fortuna di poter cucinare un serpente oppure un riccio!

un tifernate in guerra altrapagina mese ottobre 2022 6Il riposo nelle retrovie termina ed il 5 ottobre 1942 il 27° “Pavia” riprende la strada del fronte attestandosi sul versante meridionale ai margini della depressione di Qattara sul fianco destro della 185a Divisione Paracadutisti “Folgore”. Dal 23 ottobre prende il via, da parte alleata, l’operazione “Lightfoot” e poi dal 2 novembre la “Supercharge” (o “colpo d’ariete”), che impegna giornalmente e continuativamente le forze italo-tedesche fino al crollo del fronte nella notte tra il 5-6 novembre.

Il 3 novembre il 27° Pavia arretra e viene riposizionato ad Alani el Nuss. Luigi viene preso prigioniero una prima volta il giorno 4, ma riesce a scappare affrontando anche l’insidia di un campo minato pur di raggiungere le proprie linee. In un successivo assalto delle forze inglesi ci sarà la definitiva cattura. Verrà dichiarato dal comando italiano “disperso nei fatti d’arme di Quaret el Kadin” (in realtà Qārat al Khādim) il 6 novembre 1942 ed in una sua nota su foto scrive “preso prigioniero dopo duri combattimenti”.

In una pagina manoscritta Luigi ha lasciato indicati i numeri relativi ai campi di prigionia; nei primi giorni venne assegnato al P.O.W. (Prisoner of War) Camp 308: si tratta probabilmente di Mustafa Barracks di Alessandria per l’immatricolazione (numero 348503) e lo smistamento per cui è destinato al P.O.W. Camp 304 a Helwan nella zona del Cairo. Secondo i racconti circolanti nel campo gli venne detto che veniva usato in passato da Italo Balbo per atterraggi più o meno leciti verso Il Cairo fino all’abbattimento (che nella memoria di quel campo era attribuito agli stessi italiani della nave San Giorgio) del 28 giugno 1940. A metà del 1943 passa al P.O.W. Camp 312 (Abbassia Barracks) dove rimarrà fino quasi al termine del conflitto. ◘

di Roberto Allegria


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