Giovedì, 29 Settembre 2022

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Terrorismo di Stato

GUERRA ucraina. La lezione dimenticata di Anna Politovskaja.

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«Perché odio Putin tanto da scriverci un libro» si chiede Anna Politovskaja a conclusione de La Russia di Putin. E così risponde: «Per il cinismo. Per il razzismo. Per una guerra (cecena) che non ha fine. Per le bugie. Per i gas al teatro Dubrovka. Per i cadaveri dei morti innocenti che costellano il suo primo mandato. Cadaveri che potevano non esserci». «Il motivo è semplice – aggiunge –: diventato presidente, Putin ... non ha saputo estirpare il tenente colonnello del Kgb che vive in lui, e pertanto insiste nel voler raddrizzare i suoi connazionali... amanti della libertà. E la soffoca, ogni forma di libertà, come ha sempre fatto nel corso della sua precedente professione». Anna Politovskaja, con i suoi scritti, aveva sferrato un attacco diretto all’inquilino del Cremlino, al cuore del potere russo, cosa che non poteva passare inosservata. E ha pagato con la vita: fu uccisa nel 2006 da due sicari al servizio del Presidente. La sua invettiva spiega molto bene con quali metodi Putin sia arrivato al vertice e come ciò che sta avvenenedo in Ucraina altro non sia che una tessera della sua concezione del potere. Eppure, la sua voce è scomparsa dal dibattito avvelenato su questa guerra: nessuno la nomina; è stata cancellata.

L’ascesa al potere di Putin è stato l’evento di gran lunga superiore a tutti gli altri, compreso il colpo di Stato di Euromaidan del 2014, quello che avrebbe precipitato il mondo in una nuova guerra, indipendentemente dalla Nato, dall’abbaiare alle porte del Cremlino, al profilarsi all’orizzonte dello scontro Usa-Cina. Quali fossereo le sue intenzioni, lo aveva già spiegato nel 2007 ai rappresentanti delle nazioni più potenti del mondo riuniti nella Conferenza di Berlino: «non accetteremo scudi missilistici; non accetteremo standard di vita occidentali; riunificheremo il “Mondo Russo” smantellato dallo scioglimento dell’Urss e di cui l’Ucraina è parte costitutiva…». Nel 2008 iniziò la guerra in Georgia e, come un domino, tutte le altre tessere del suo piano strategico caddero l’una dopo l’altra, come dal copione scritto e testato in Russia.

Politovskaja documenta in modo inoppugnabile come l’aspirazione alla democrazia della società sovietica si sia trasformata in una dittatura di stampo mafioso: aver centrato tutto il potere sull’esercito, sull’ex Kgb, sugli oligarchi al suo servizio permanente; aver incentivato una corruzione pervasiva e mafiosa a tutti i livelli economici e burocrativi, aver piegato la magistratura ai voleri del potere, aver impedito alle madri di chiedere conto della morte dei propri figli alle terrorismo di stato altrapagina mese luglio agosto 2022 altrapagina mese luglio agosto 2022 2armi; aver denunciato i comportamenti dell’esercito russo durante le guerre cecene: gli abusi di potere, le barbarie, la corruzione degli organi di giustizia verso militari assassini e violenti, l’addomesticamento della informazione. E poi Dubrovka, e poi Beslan, e poi Aleppo, e poi Bucha, e poi il bombardamento del centro commerciale di Kremenchuk e così via, e poi le fosse comuni. Era già tutto scritto. Di embedded non c’è stata solo l’informazione, ma una lunga schiera di postulanti tra politici, intellettuali, imprenditori, finanzieri... Di questa grande metamorfosi putiniana nessuno sembra essersene accorto. Tanto è vero che i principali leader occidentali andarono alla corte dello “zar” a onorare la sua elezione, a cominciare da Silvio Berlusconi, Schroeder, Blair, Chirac e Bush junior, nella speranza di trarne qualche vantaggio in forniture di materie prime. Dopo quell’incensatura, sono iniziati gli orrori.

I crimini quotidianamente descritti da Nello Scavo, Lorenzo Cremonesi, Francesca Mannocchi sono la continuazione ideale del racconto iniziato da Politovskaja; essi parlano di una violenza sugli uomini, di donne stuprate, di bambini sequestrati e fatti sparire nel nulla, di una distruzione a tabula rasa di cose e persone. Una violenza così non s’era mai vista. Non s’era mai vista così realisticamente vicina.

In Ucraina non è in atto una “operazione militare speciale”, né una “guerra convenzionale”, ma un conflitto terroristico-mafioso.

Invocare la resa dell’Ucraina o evocare la vittoria tra i due contendenti è un errore di prospettiva.

Denunciare le nefandezze e le atrocità commesse dall’espansione imperialista dell’Occidente a guida Nato, esportatore di guerre umanitarie e di democrazia al servizio dei propri interessi, non può e non deve impedire di riconoscere l’involuzione autoritariadel potere russo, che è dello stesso segno di quello occidentale.

La Russia, come ha dichiarato Putin, vuol rompere il dominio unipolare della Nato a guida Usa. Ma è interesse di tutte le grandi potenze creare “un nuovo ordine” che consenta loro di spartirsi  le ricchezze del pianeta a buon mercato, ovvero a danno dei popoli più poveri. È questa la catena che deve essere spezzata.  ◘

di Redazione


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