Giovedì, 29 Settembre 2022

libreria acquista online

Zonderwater, il “neoliberismo sinistro” e la guerra

Politica internazionale.

silvia romano2

Alla fine di ottobre di un anno che non ricordo arrivai a Zonderwater, territorio desolato del settentrione del Sud Africa, 50 chilometri a nord di Pretoria, 100 da Johannesburg. Uno dei luoghi più aridi e poveri (Zonderwater, in lingua boera “senza acqua”) si trova in una delle più ricche province di tutta l’Africa, il Gauteng, che in lingua Seshoto (una delle 11 lingue ufficiali del Sud Africa) significa “luogo d’oro”. Sono tornato altre volte, con rinnovata curiosità per questo luogo ai confini del mondo. Ma che cosa ha di speciale, direte voi, di simbolico, di metaforico, di concreto un luogo tanto lontano e insignificante? Molto.

A Zonderwater, tra il 1941 e il 1948, furono portati dagli inglesi vittoriosi in Africa, decine di migliaia di soldati italiani sconfitti e fatti prigionieri. Zonderwater, il campo di prigionia più grande costruito dagli alleati nella Seconda guerra mondiale, si trasformò in poco tempo in una grande città di 100.000 abitanti, tanti quanti erano gli italiani internati. Una serie di coincidenze, tra queste certamente il bisogno di sfuggire all’inedia e la presenza di una numerosa e benestante comunità italiana in Sud Africa, spinsero la costruzione in poco tempo di una vera città, con scuole di lingua, scuole medie per la maggioranza dei prigionieri che erano giovani e analfabeti, scuole professionali per imparare un mestiere, biblioteche, scuole teatrali, diciassette teatri, sedici campi di calcio con relative tribune, campi per pallacanestro e per pallavolo, imprese artigiane, scuole di ristorazione e ristoranti. Seguendo le stesse dinamiche che si stavano sviluppando in patria, si formarono partiti, si manifestava la propria militanza politica, si editavano gli stessi giornali politici che venivano stampati e venduti in patria.

zonderwater il neoliberismo sinistro e la guerra altrapagina mese luglio agosto 2022 1A Zonderwater usciva l’equivalente del “Popolo d’Italia”, dell’“Unità”, della “Voce Repubblicana”, dell’ “Avanti”, del “Popolo”. Questo il primo insegnamento: in tempo di pace, o fuori dalla guerra, la maggioranza di quei prigionieri non erano miliziani colonialisti del fascismo, anzi, si identificavano con partiti antifascisti che avevano combattuto da partigiani e liberato l’Italia. Ma come fu possibile che l’esercito fascista, “i soldati del Duce”, i colonialisti che in nome della Patria (propria) sterminavano le popolazioni civili delle Patrie altrui, quegli stessi che avevano cancellato con un genocidio sistematico e le bombe all’iprite un terzo della popolazione della Cirenaica, della Tripolitania e centinaia di migliaia di innocenti nativi dell’Etiopia, della Somalia e dell’Eritrea, in quel momento si riconoscessero in una dinamica democratica, manifestando in tanti persino la loro appartenenza a partiti democratici, democristiani, repubblicani, comunisti e socialisti?

La spiegazione l’aveva già data con grande lucidità, Antonio Gramsci, quando, inascoltato, aveva tentato di convincere i rissosi e inadeguati gruppi dirigenti delle diverse forze politiche del fatto che il fascismo non era riducibile a un evento criminale e dittatoriale, come certamente era, ma che rappresentava al tempo stesso una risposta alla crisi e un fenomeno di massa. Certo un atto violento da parte di un gruppo politico criminale, ma non solo questo. Gramsci tentava di far capire a quei gruppi dirigenti la natura di massa del fascismo che cresceva, per meglio contrastarlo e tentare di sconfiggerlo. Quei gruppi dirigenti sottovalutarono Mussolini e il fascismo, non lo compresero, disarmando politicamente e culturalmente il movimento operaio e democratico. Questo è l’insegnamento: a Zonderwater venivano stampati l’Unità, l’Avanti e il Popolo perché la maggioranza di quei giovani che entusiasticamente si erano arruolati come “miliziani fascisti del Duce” erano proletari, venivano da classi umili, moltissimi da famiglie comuniste e socialiste, democristiane o repubblicane. Vedevano nell’avventura coloniale non un crimine, ma una occasione per uscire da una condizione miserabile. Le dittature non sono mai solo un colpo di stato violento da parte di una dittatura, ci sono processi sociali profondi, sofferenze, ingiustizie diffuse, crisi della politica e delle istituzioni, processi pianificati di analfabetismo di massa che trasformano i cittadini da protagonisti in esclusi, da soggetti attivi in idiotizzati consumatori di idee e di prodotti che mortificano la loro dignità e cancellano la crescita materiale, culturale ed esistenziale.

zonderwater il neoliberismo sinistro e la guerra altrapagina mese luglio agosto 2022 2Questo ci dice Zonderwater, che le condizioni di ingiustizia, di sofferenza e di inconsapevolezza, possono portare persone giuste a fare cose ingiuste, giovani di sinistra a diventare soldati coloniali e assassini per il fascismo e per il duce. Nelle elezioni del 1919 il Partito Fascista aveva preso su tutto il territorio nazionale meno di Scilipoti: 4.657 voti. Nessun eletto, né Mussolini, né il futurista Marinetti né il direttore d’orchestra Arturo Toscanini, che rappresentavano la punta elettorale del fascismo. Alle elezioni di due anni dopo il partito fascista elesse 55 deputati e Mussolini fu il terzo deputato più votato d’Italia. Oggi, fermo restando le differenze storiche e di sostanza, viviamo condizioni pericolosamente analoghe a quelle di quel periodo: speculazione finanziaria e crisi economica, sofferenza di larghi strati della popolazione, schiavismo lavorativo, disoccupazione, crisi della politica e delle istituzioni, concentrazione dei poteri e della ricchezza. Come allora, con il voto di larga parte degli strati popolari e dei cittadini di Sinistra al fascismo, così oggi, nel disorientamento generale e nella crisi sociale e valoriale acuta, gli strati popolari e tanti ex votanti della Sinistra scelgono la Destra. Oggi è il Pd “neoliberista e atlantico” il vero Partito Giolittiano. Il partito che per mantenere questo status quo è disposto ad allearsi con chiunque, liberista, banchiere o avventuriero toscosaudita che sia. Non importa se di Destra, di Centro o di Sinistra, purché sia assicurato l’obbiettivo fondamentale, che non è certo il socialismo o la tutela dei più svantaggiati, ma il governo e il potere. E per il potere si può fare tutto, anche vendere i Curdi al dittatore islamofascista Erdogan. Con una “tangente atlantica” si vendono e si sacrificano gli eroi di Kobane, quelle ragazze e quei ragazzi che hanno combattuto, sofferto e che sono stati uccisi per difendere gli Yazidi, le popolazioni civili, la democrazia e i diritti umani. Anche per noi.

È cominciato il dibattito Per capire le ragioni e le dinamiche che hanno portato le sinistre europee dagli anni 80/90 a cambiare anima e obbiettivi, e a intestarsi con spietata ottusità le politiche più liberiste, antisociali e belliciste. Il più ottuso e guerrafondaio della Nato, il suo segretario generale Jean Stoltenberg, è un “socialista” norvegese, assieme al padre Thorvald hanno sequestrato per decenni partito socialista e governo. Il più interventista dell’UE è il bellicoso ministro degli esteri, Josep Borrel, un vecchio patriarca clientelare del Partito Socialista spagnolo cresciuto politicamente negli insediamenti militari israeliani dei territori occupati palestinesi. E socialista è la premier svedese Magdalena Anderson, una spregiudicata liberista che viene dal Fondo Monetario Internazionale, che governa con una compagine di “estrema minoranza” (101 a favore, 173 contrari, 75 astenuti) e con un bilancio che è quello votato dalle opposizioni. È una così che ha deciso di far uscire dalla neutralità la Svezia e di portarla nella Nato. È una così che ha venduto i curdi al dittatore turco Erdogan. Se in questi tempi fossero con noi Olof Palme, Altiero Spinelli, Schuman, Monnet, De Gasperi, Adenauer e gli altri fondatori dell’ Unione Europea, avrebbero molto da dire su questi eurocrati accampati a Bruxelles che stanno distruggendo le istituzioni e il progetto europeo. Il sistema di valori e di diritti fino a qualche anno fa considerata l’architettura di governo interna e internazionale più avanzata nella storia dell’umanità.

di Luciano Neri


Editoriale l'altrapagina Soc. Coop.
Sede Legale: Via della Costituzione 2
06012 Città di Castello (PG)
Responsabile: Antonio Guerrini
Info Privacy & Cookie Law (GDPR)

Seguici anche su:

Dati legali

P.IVA 01418010540
Numero REA: pg 138533
E-mail: segreteria@altrapagina.it
Pec: altrapagine@pec.it
ISSN 2784-9678

Redazione l'altrapagina

Telefono: +39 075 855.81.15
dal Lunedì al Venerdì dalle 09.00 alle 12.00