Domenica, 07 Agosto 2022

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Da La Verna verso Assisi

Itinerari per la valle. L’associazione Le Rose di Gerico accoglie i pellegrini che percorrono il cammino francescano.

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Passi lenti e regolari, zaini in spalla e un po’, tanta stanchezza che si fa sentire. È finita un’altra tappa. Domani sarà un altro giorno di scarponi, di scoperte e di ricerche, ma oggi c’è un nuovo paese da scoprire, da ammirare, un luogo che, per una sera, diventa casa, con una buona cena e un comodo letto oppure un prato dove piantare la tenda.

È il turismo lento che passa nell’Alta valle del Tevere umbro-toscana da circa vent’anni, migliaia di pellegrini del mondo che camminano per giorni attraversando paesi e colline fino a giungere ad Assisi, meta dei cammini francescani. Il pellegrino che viaggia a piedi, da solo o in gruppo, è un turista troppo spesso ignorato, quasi invisibile ai più, che si mette in cammino per curiosità o sfida con se stesso, oppure mosso da una ricerca personale, quasi sempre spirituale, che parte con il suo bagaglio di vita e lungo la strada si arricchisce di emozioni e di esperienze.

La partenza privilegiata è dal Santuario de La Verna, in Toscana, dove san Francesco nel 1224 ricevette le stimmate. La Via di Francesco, poi, si divide in tappe di lunghezza variabile tra i 12 e i 36 chilometri da percorrere in 8-10 giorni, per una lunghezza di poco inferiore ai 200 chilometri, tutti compresi tra l’Umbria e la Toscana. Pieve Santo Stefano, Sansepolcro, Citerna, Città di Castello, Pietralunga, Gubbio e Valfabbrica sono le principali tappe che vengono toccate dal cammino. Esistono, però, numerose varianti che prevedono partenze dalla Francia, dalla Germania, dall’Austria e da diverse città italiane, nonché punti di arrivo che, pur passando tutte per Assisi, proseguono fino a Roma o a San Giovanni Rotondo in Puglia.

Con Le Rose di Gerico di Città di Castello accogliamo da più di sette anni i pellegrini dei cammini francescani e i turisti religiosi italiani e stranieri che sempre più numerosi attraversano e visitano il nostro territorio (secondo i dati della Statio peregrinorum di San Francesco di Assisi sono stati 15.000 i pellegrini che hanno camminato sul nostro territorio nel 2018 e 2.072 in pieno periodo Covid del 2020).

Spesso riusciamo a seguire il loro peregrinare fin dai preparativi dello zaino quando, a volte per inesperienza, altre per un consiglio dell’ultimo minuto, ci contattano per avere informazioni sulle accoglienze, sul clima e sul tipo di percorso. Questo rapporto così particolare e privilegiato è forse unico nella vasta panoramica del turismo; il dialogo che si instaura è di condivisione, di fiducia e di empatia prima ancora che informativo.

È, però, al termine di una tappa il breve attimo che permette di rendere piacevole e accogliente il loro arrivo. Un sorriso, un bicchiere di acqua fresca e l’attenzione alle necessità del pellegrino faranno parte del suo ricordo, del diario di bordo e del bagaglio di emozioni che porterà con sé. E in alcuni casi torneranno da turisti, anche con la famiglia e gli amici, rimarranno più giorni per vedere quello che non sono riusciti a vedere la sera prima di rimettersi in cammino.

E il turismo riprende vigore, le città prima sconosciute vengono fotografate e narrate una volta tornati a casa, la curiosità cresce perché chi ha camminato prima ha osservato con i propri occhi il paesaggio, ha avuto tempo di visitare posti nuovi, ha assaporato piatti e tradizioni locali, ha scoperto opere d’arte e angoli di storia. Allora dà consigli, ripercorre con la mente i luoghi dove è passato, dove ha dormito e dove ha mangiato, rivive le sue esperienze e può trasmetterle perché le ha vissute in prima persona.

Tutto questo dovrebbe far riflettere. È vero che ogni luogo ha le sue peculiarità e le sue bellezze, ma un ruolo fondamentale lo rivestono le persone, la comunità, la politica turistica, le proposte e i progetti che ciascun Comune sarà in grado di promuovere. Sarà la qualità dell’offerta e dei servizi che daranno l’opportunità di catturare l’attenzione e la curiosità di scoprire o di tornare, di trasformare un turismo di passaggio in uno più stanziale, di rendere particolare ogni esperienza. Così la pratica dell’ospitalità potrà fornire un valore aggiunto all’arte, alla cultura in genere, alla natura e alla spiritualità, sarà in grado di valorizzare i tesori nascosti e darà continuità a un turismo locale che sempre più è alla ricerca di attenzione al singolo. ◘

Di Angelica Lombardo

 

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«Tanti sono i modi per giungere all’essenzialità e alla semplicità del rapporto con se stessi e con gli altri; per me il modo migliore è camminare, partire con uno zaino in spalla che contiene tutta la mia vita, ridurre al minimo le esigenze, essere aperta a ciò che incontro lungo la strada, vivere il presente».

«L’assenza di una meta precisa è la vera caratteristica di questo cammino. Esso porta in diverse luoghi che trovano il loro senso nel rendere possibile un incontro con Francesco e con la sua spiritualità. Forse è qui che si esprime l’indole del pellegrinaggio: una ricerca della propria profondità, un lento e continuo ritorno che si esprime nella vita di tutti i giorni».

Così scrive Angela M. Seracchioli nella prefazione del suo libro Di qui passò Francesco.

Questo percorso conduce dal Santuario della Verna, dove Francesco ricevette le stigmate, fino all’eremo di Greccio, nel Lazio, luogo in cui Francesco celebrò una messa di Natale con un presepe vivente, il primo nella storia, per poi proseguire fino all’eremo di Poggio Bustone.

Hermann Hesse scrive nel suo Francesco d’Assisi: «La vita di Francesco è un sogno divenuto forma e persona, una nostalgia fattasi visibile e un desiderio di eternità di tutta la terra, le cui creature transitorie sperano sempre di legare la loro sorte a quella delle stelle eterne».

Nel 2010, dal suo letto di degenza, Chiara ci confortava dicendo: «Ci incontreremo nel cielo». Ma, mi chiedo e lo chiede anche il gospel sudafricano Noyana che cantiamo insieme: «Dov’è il cielo?». Come ci dicono oggi i mistici e i saggi di tutte le tradizioni, e come io finora, nel mio piccolo, ho potuto constatare: può succedere qui e ora, dentro le persone, gli incontri, le relazioni, così come successe (per fare solo alcuni esempi) in Maria, in Gesù Cristo, in Chiara e Francesco, in Buddha e Rabia di Basra, in Mahatma Gandhi e Simone Weil. Può capitare dovunque sia possibile agli uomini incontrarsi ed aprirsi a un amore incondizionato, superandosi in esso. Da tale profonda fiducia può nascere anche quello che sembra impossibile. ◘


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