Domenica, 07 Agosto 2022

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Il pacifista con l'elmetto

Rubrica. Con gli occhiali di Alice.

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Di fronte al dramma della guerra in Ucraina e agli scenari di distruzione di massa a cui assistiamo ogni giorno, le baruffe della politica italiana e il palcoscenico del solito teatrino che non cambia mai repertorio sono oggettivamente insopportabili. Fra i numerosi e vivaci protagonisti della commedia dell’arte nostrana, si staglia luminoso il profilo di Matteo Salvini, statista mancato e populista decadente… Prima ancora di suscitare le solite rimostranze, potrebbe essere motivo di una meritata attenzione?

Nonostante la perdita di voti a cascata degli ultimi tempi registrata dai sondaggi, nonostante le figure peregrine inflilate una dopo l’altra ormai da mesi (come definire il balbettante e faticoso dietrofront rispetto alla glorificazione di Vladimir Putin?) con una invidiabile prosopopea, il Nostro continua ad autoproclamarsi il deus ex-machina di ogni nodo politico.

Lui, il ministro “con l’elmetto” sempre e comunque dalla parte dell’ordine e delle forze armate, anche in situazioni oggettivamente discutibili (qualcuno ha dimenticato le dichiarazioni shock nella vicenda di Stefano Cucchi?), Lui, “il capitano” con la felpa da… poliziotto, nazionalista putiniano, trumpiano, “ruspista in azione”, vigile del fuoco… quale imbarazzo dovrebbe provare ora ad autoeleggersi “difensore-leader della pace”? Abbiamo visto tante volte che i ribaltoni sono una sua specialità! Lo abbiamo seguito nelle svolte ardite e impervie compiute con ammirevole spavalderia. Lui, solo lui ha potuto attraversare confini di spiritualità e misticismo difficilmente superabili: dai rituali celtici in onore del dio Po, di memoriale leghismo delle origini, fino all’invocazione pubblica alla Vergine Maria, protettrice speciale della vittoria salviniana alle ultime elezioni europee! Qualcosa da cui le gerarchie ecclesiastiche non hanno potuto evitare di prendere rigorosamente le distanze.

il pacifista con l elmetto altrapagina mese maggio 2022 2L’unico tema politico sempre in testa al suo repertorio retorico, per il quale, bisogna riconoscerlo, Salvini è stato orgogliosamente coerente, è il respingimento dei migranti, che notoriamente fuggono dalla fame e dalle guerre. Ma nel suo recente afflato di pace, incurante dello sconforto provocato nelle menti pensanti, ha dovuto pur distinguere – per salvare la sua immagine di patriota…? – i “profughi veri e le guerre vere” dai “profughi finti e dalle guerre finte”, e quindi i migranti ucraini che hanno diritto di asilo, dagli altri, quelli che, pur provenendo dalla stessa Ucraina oppure dalla Siria, dal Libano, dalla Libia, pur avendo perduto casa, lavoro, i propri famigliari… non hanno alcun diritto.

La mancanza di credibilità, di senso dello Stato e delle istituzioni di Salvini non stupiscono da tempo. La sua strategia propagandistica ha portato frutto per diversi anni, ma forse la parabola discendente è già iniziata! Quello che stupisce ancora – perché la logica più elementare e il buon senso sono duri a morire – è il fatto che in questo Paese, in politica come nella “società civile”, il passato non conta, la coerenza non conta, le responsabilità morali riconosciute non contano, le sentenze giudiziarie sono una zavorra da cui è bene trovare il modo per liberarsene.

È pur vero che siamo il Paese di Pulcinella, siamo quella “povera patria… di gente infame che non sa cos’è il pudore...” (Franco Battiato). Ma come rinunciare a quel famoso cambiamento sempre all’orizzonte fra i tornanti della Storia? “Sì che cambierà, vedrai che cambierà…! Si può sperare/ che il mondo torni a quote più normali/ che possa contemplare il cielo e i fiori/ che non si parli più di dittature…”.

Alla fine le belle canzoni servono anche a questo: a tenere in vita speranze e sogni... E va bene così. ◘

Di Daniela Mariotti


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