Venerdì, 01 Luglio 2022

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La preda insostituibile

Rubrica. Il corpo delle donne.

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Che cos’è il corpo delle donne in un teatro di guerra? A leggere le cronache che arrivano dall’Ucraina è evidente che nulla è cambiato. Il corpo delle donne è ancora, come sempre, il luogo della violenza e della prevaricazione degli uomini armati, i “nemici”, secondo una antica e orrida tradizione. È il sopruso perpetrato dagli stupratori in quanto eredi del patriarcato millenario di cui sono intrise ancora le cellule di tanti uomini, anche al di fuori delle guerre, che utilizzano il corpo delle donne aggredite, ferite, a volte uccise, come un oggetto per il proprio piacere. Perché il disprezzo del genere femminile, la volontà di dominio e di possesso dei maschi sulle femmine, che ha oppresso le donne per millenni in tutto in mondo, non è morto. Ma in questo caso il corpo delle donne diviene anche bottino di guerra, come il territorio, come le case, come i beni che vengono espropriati ai vinti oppure distrutti.

Ogni volta che la guerra calpesta il livello della legalità, il rispetto dei diritti umani, il riconoscimento della pari dignità fra uomini e donne, il corpo delle donne non appartiene più a loro stesse. Ogni volta che la hybris dell’uomo bianco, nero o rosso si scatena senza pietà sul corpo dei bambini, dei vecchi e dei civili inermi, si consuma anche questa nefandezza. Si arretra di decenni, di secoli… E forse non è un caso che la gloriosa civiltà romana, da cui provengono tanti aspetti della nostra cultura, abbia visto la sua fondazione a partire da uno stupro collettivo: il leggendario ratto delle Sabine.

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Non sappiamo quante siano le donne vittime di atroci violenze in questa guerra, nel Donbass, nella regione di Kiev, a Bucha, nei luoghi del massacro… E forse non lo sapremo mai: centinaia, forse migliaia; orrori difficilmente descrivibili secondo le storie che i testimoni, i superstiti sopravissuti hanno raccontato, ma che non sono troppo diverse, purtroppo, da quelle di altre guerre. Le donne sono state stuprate nello stato dell’Isis, in Niger, in Darfur, nella ex Jugoslavia, in Ruanda, in Serra Leone… e l’elenco potrebbe continuare nello spazio geografico e nel tempo.

È una tragedia non soltanto umana, ma anche della civiltà e della Storia. Tutto il cammino di consapevolezza della pari dignità dei generi di questo ultimo secolo viene cancellato appena le armi risuonano sorde al potere della ragione e diventano strumento di sopraffazione cieca e feroce. Sono lettera morta le leggi internazionali, le denunce delle Associazioni per i diritti umani, i Tribunali per i crimini di guerra.

Non possiamo arrenderci alla forza bruta, non possiamo accettare questa turpe barbarie. Alcune cose sono cambiate. Fino agli anni ‘90 lo stupro non era considerato un crimine di guerra. E sicuramente ci sono ancora margini di azione. Le responsabilità non sono soltanto degli esecutori materiali degli stupri, ma anche delle autorità politiche che non intervengono, di chi non denuncia, di chi fa finta di non vedere, e poi di tutti coloro che, di fronte a questo abominio, non provano vergogna, umiliazione e sgomento. ◘

di Daniela Mariotti.


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