Sabato, 01 Ottobre 2022

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Dante tra le fiamme e le stelle

Recensione. Dopo aver portato Dante in tutti i teatri d'Italia, Matthias Martelli scrive un testo su...

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Nel 2021, in occasione del settecentesimo anniversario della morte di Dante, molti libri sono stati pubblicati, frutto di nuovi studi o di riletture della vita dell’opera del poeta, che continua a dare messaggi anche al nostro mondo. Accanto a questi si allinea a buon diritto questo piccolo ma originalissimo libro di Matthias Martelli sulla vita e sull’opera di Dante, soprattutto perché originale è l’autore: non è infatti un letterato accademico, ma, come egli afferma nel risvolto di copertina, “solo un giullare”, che ne ha raccontato la vita “cercando di disegnare un Dante umano”, immerso nel suo tempo, che ha rappresentato l’aldilà “per condizionare il suo mondo… con un coraggio e una forza poetica potentissima” e che può ancora incidere sul nostro. Il testo è infatti una rielaborazione dello spettacolo teatrale omonimo prodotto dal Teatro Stabile di Torino e da lui stesso interpretato, arricchita dalla consulenza di Alessandro Barbero e Claudio Marazzini, che ne scrive la postfazione.

Matthias dunque è innanzitutto un attore di teatro, un giovane attore molto colto: leggendo lo immaginiamo presente sulla scena, che si rivolge a giovani lettori/spettatori: in un dialogo continuo risponde alle loro ipotetiche domande guidandoli, nella prima parte, nella Firenze medievale, nella seconda nei luoghi dell’esilio di Dante. Il testo è diviso in 12 scene, scandite dal suono delle campane, più una finale, che sono tappe della vita del poeta. Nella Firenze medievale in rapida espansione economica, divisa in fazioni rivali, fin all’inizio egli è immerso nei conflitti del suo tempo. Matthias rievoca episodi della vita del poeta o dei personaggi delle sue opere trasformandoli in “scene teatrali” calate per così dire nella quotidianità, attraverso un linguaggio semplice e colloquiale (Dante direbbe “comico”), e collocate in luoghi concreti della sua città o delle città che lo ospitarono; e le commenta con vivacità, leggerezza, sensibilità, ironia, mai superficiali, perché sorrette sempre da rigore culturale; pur tenendo presenti sette secoli di distanza, non rinuncia a confrontare passato e presente, i comportamenti umani di ieri con quelli di oggi.

idante tra le fiamme e le stelle altrapagina mese marzo 2022 2Vediamo dunque Dante, giovane cavaliere guelfo, combattere, insieme agli amici poeti del sestiere di porta San Pietro, nella piana di Campaldino, – dove sparì il corpo di Bonconte –; poi scherzare all’osteria o giungere anche all’ingiuria con loro nelle vie di Firenze; oppure turbarsi alla sola vista di Beatrice, la donna sposata e morta giovanissima, da lui angelicata e grazie a cui è diventato poeta – il più grande – del Dolce Stil Novo. A tutti Matthias dà voce, immaginando i dialoghi tra loro e con Dante, che ne indicano implicitamente i caratteri. Così sentiamo parlare l’aristocratico Cavalcanti, il buon padre Alighiero, la moglie Gemma…

Quando, già diventato priore, va a Roma per placare BonifacioVIII, originale è l’idea del sogno terribile – Dante è inseguito dai diavoli nella bolgia dei barattieri – premonitore dell’annuncio della sua cacciata da Firenze con l’accusa di baratteria. Fallito il dialogo a Roma col Papa ipocrita, sappiamo che non tornerà più nella sua città: solo, povero, costretto a chiedere ospitalità, davvero in una “selva oscura”, inizia la Commedia. Anche in questa parte del racconto il colloquio di Matthias con i lettori, e di Dante con i personaggi che l’autore immagina abbia potuto incontrare in alcune città, dà luogo a scene originalissime, ironiche (Giotto) o ricche di pathos (Gherardesca figlia del Conte Ugolino). Infine, a Ravenna, serena, la morte, “a vedere se l’aldilà c’è davvero”.

Il testo, un piccolo gioiello, piacevolissimo a leggersi, è impreziosito da raffinatissime immagini della Commedia di Alberto Martini (1876-1954).◘

DI GABRIELLA ROSSI

Cultura. La Corale Marietta Alboni ha realizzato un docu-film: Il nostro Raffaello

IL RAFFAELLO CHE È IN NOI

Molti eventi, i più diversi, mostre e parole, tante, sono state spese per ricordare e celebrare doverosamente Raffaello. Anche la nostra città ha prodotto un grande sforzo per non sfigurare, e c’è riuscita, con una bella mostra che ha registrato un numero di visitatori di tutto rispetto. I riflettori sono già stati spenti e il divin Maestro può tornare a eclissarsi. Ne riparleranno i bimbi che oggi sono all’asilo o alle elementari, tra 60 anni! In mezzo, il silenzio. Com’è sempre stato. O forse no. Tra le tante e belle iniziative che la nostra Città di Castello ha messo in campo, c’è stato anche il documentario Il nostro Raffaello, realizzato dalla Corale Marietta Alboni. Il caloroso successo che lo ha circondato è stato incoraggiante, soprattutto per la sua intenzione di restituire una persona viva, demitizzata, un adolescente che è parte di tutti noi: sì, tutti noi siamo un po’ Raffaello, o meglio, è lui che vive in noi. È stato allevato dallo stesso cielo, inebriato dagli stessi colori, formato dalla nostra stessa civiltà. Il nostro Raffaello può resistere all’oblio, alle ritualità e può ricordare con orgoglio che siamo eredi e custodi di un patrimonio immenso. Le giovani generazioni potranno, si spera anche attraverso di esso, sentirsi parte di una storia che le precede, educate a loro volta a sentirsi custodi gelose e, soprattutto, incoraggiate a esserne degne. Questo documentario può, durante questi prossimi 60 anni, aiutare a creare questa consapevolezza di appartenenza e di meraviglia e contribuire quindi fortemente alla costruzione di un tessuto sociale più coeso, buono e solidale. La Corale Alboni ne offre la visione a tutte le associazioni e alle persone che ne faranno richiesta, gratuitamente, come è suo costume: da 40 anni si sforza di regalare occasioni di bellezza. Anche in questa circostanza è stata all’altezza. ◘

di Marco Fiorucci


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