Venerdì, 09 Dicembre 2022

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La grande sostituzione

Politica. In Regione comincia a emergere la nuova forma di potere della Destra.

silvia romano2

La cosa più urgente dell’agenda politica umbra dovrebbe essere il cambiamento della classe dirigente alla guida della Regione, che si era illusa di restare “rossa per sempre”.

La straordinarietà pandemica ha reso difficile valutare, come invece sarebbe stato necessario, se nel passaggio di potere dalla Sinistra alla Destra vi siano stati effettivi cambiamenti.

Certo è che i cittadini umbri sono stati determinati nel mandare a casa la vecchia classe dirigente, percepita come inadeguata a gestire le nuove sfide della globalizzazione, dell’innovazione tecnologica, della crisi climatica, ormai logora e incapace di rispondere ai problemi quotidiani e di elaborare un progetto adeguato alla nuova situazione. I temi sul tappeto sono stati drammaticamente sottovalutati dal Centro-sinistra locale, dall’arroganza dei dirigenti e dall’enorme superficialità con cui si affrontavano problemi ed emergenze crescenti.

L’Umbria, ormai economicamente sopravanzata dall’Abruzzo, si colloca stabilmente tra le Regioni del sud, fatto di una gravità enorme, che segna con evidenza la necessità di un’attenzione, di un intervento, di un cambio di passo che purtroppo non si vedono. Il cambiamento, dal carattere tumultuoso e veloce, ha spiazzato un ceto politico ormai vecchio e incapace di sapersi adeguare alle novità e di riscattare una situazione rapidamente compromessa.

Il cambio al potere cosa ha prodotto? Quali novità si possono segnalare in positivo o in negativo dopo due anni di governo? Come valutare ciò che è lo stato dell’arte? Il periodo straordinario mette al riparo questa Giunta da un giudizio complessivo, rinviando ogni valutazione dopo la pandemia, nonostante ci troviamo con un Pil a meno 26%, che è la performance peggiore su scala nazionale.

la grande sostituzione mese febbraio 2022 1Ma molteplici segnali indicano che le cose non stanno ferme. Sta avvenendo sotto traccia la “sostituzione” del vecchio sistema – che abbiamo chiamato “socialismo appenninico” – con un altro modello dal carattere più conservatore e identitario, sia nella scelta dei dirigenti che nel tentativo di revisione storica, fino a vere e proprie battaglie di retroguardia dal sapore razzista ed egemonico. I tanti municipi finiti in mano al Centro-destra si distinguono quotidianamente per azioni, delibere, atti e finanziamenti dal carattere reazionario: dalle case popolari, agli eventi storici, dal recupero di simboli fascisti, alle campagne contro associazioni culturali progressiste, dalla negazione di attività e spettacoli dal sapore critico, fino alla chiusura dell’Istituto umbro per la Storia contemporanea (Isuc), che è solo l’ultimo capitolo di una lunga strategia ormai evidente.

Dopo due anni, “la grande sostituzione” è ben consolidata: quadri, dirigenti e figure apicali, sono stati quasi tutti sostituiti e la pubblica amministrazione e le sue partecipate hanno cambiato forma e contenuti. Anche in campo amministrativo ed economico si sta rafforzando una presenza e una penetrazione di aziende, cooperative e management provenienti dal “nord leghista”.

Se volessimo essere precisi, potremmo dire che c’è un enorme problema, una mandria nel corridoio, e dovremmo definirla per quello che è: una questione di “egemonia culturale”. Concetto che indica la capacità di orientare la mentalità dei cittadini, attraverso la elaborazione simbolica di nuovi stili di vita, delle mode, dei linguaggi della massa e dei dirigenti e determina le condizioni di un lento consolidarsi di una “superiorità”, di un modo diverso di rappresentare e porsi in relazione alla realtà. L’egemonia culturale è la precondizione dell’instaurarsi della egemonia politica, ne è un fattore imprescindibile, un pilastro portante, soprattutto nell’era della comunicazione e della svolta digitale.

Il ruolo della cultura e degli intellettuali in relazione al potere è stato a lungo analizzato e ripreso da importanti figure della storia e della cultura del nostro Paese, da Gramsci, a Don Milani, a Pasolini, per ricordarne alcune.

L’incapacità dell’opposizione e il conformismo dominanti nella nostra Regione non lasciano grandi speranze rispetto a una battaglia sul piano culturale. Gli intellettuali locali non riescono a svolgere un ruolo critico nei confronti del potere.

Il consenso così forte registrato dalla Giunta Tesei nei media locali non ha precedenti. I giornalisti elevati a ruolo di intellettuali, data la situazione proprietaria delle testate, sembrano non poter essere molto d’aiuto nel rappresentare una realtà più rispondente ai fatti. In mancanza di capacità critica, di strumenti adeguati, di intellettuali “organici”, di giornali liberi, di una politica capace di riconnettersi e rappresentare le istanze popolari e del lavoro, e aprire un confronto determinato sulle diseguaglianze e la rimozione delle cause che le determinano, la popolazione umbra non avrà alcuna speranza di uscire da questa trappola conformista e conservatrice che a tutti i livelli e in ogni ambito non fa che difendere rendite e privilegi.

Tra una Sinistra sbandata, che non può che riproporre vecchi schemi con qualche nuovo attore, e una Destra improvvisata e dai caratteri conservatori, identitari ed egemonici, ci sarebbe un terreno enorme da percorrere per ridare rappresentanza a una larga parte di elettori delusi, per la elaborazione di un progetto che dia qualche certezza per il lavoro, per i figli, per un futuro decente, uno spazio più ampio di quello a suo tempo occupato dai 5 Stelle e oggi conteso dalle formazioni populiste o in libera uscita.

La proposta politica alternativa purtroppo non va oltre un civismo confuso, rancoroso e opportunista, che potrà anche creare un po’ di massa critica, ma che non ha la forza di elaborare un progetto veramente alternativo per la nostra Regione, intrappolata nello sviluppo intermedio e segnata dai caratteri del sottosviluppo e della recessione.

Victor Hugo ricordava “che c’è gente che pagherebbe per vendersi”, e quest’amara considerazione potrebbe ben rappresentare la situazione umbra. ◘

di Ulderico Sbarra


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