Lunedì, 16 Maggio 2022

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Le piante allelopatiche: un’alternativa al diserbo

VIAGGI IN BICICLETTA: sport - cultura - ambiente. Di Benedetta Rossi

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Le piante allelopatiche: un’alternativa al diserbo.

La natura non finisce mai di stupire. Osservandola, conoscendola e imitandola possiamo arrivare a soluzioni interessanti per interpretare il giardinaggio dei prossimi anni, che tenderà a essere sempre più in armonia con l’ambiente, con il territorio e con la sostenibilità.

 La sensibilità e la formazione attente di privati, di giardinieri e istituzioni comunali sulla gestione del verde aprono la strada a valide alternative al diserbo chimico sistemico, proibito per legge. Al centro dell’interesse l’acido acetico, l’acido pelargonico e il piro, diserbo per l’essiccazione immediata ma non sistemica, oppure, in caso di interventi più onerosi, il riporto di terreno “vergine” per la realizzazione e l’allestimento di aiuole, bordure e rotatorie. Questo comporta naturalmente il controllo attento sullo sviluppo delle infestanti, ricorrendo anche a una buona pacciamatura o a tessuti geotessili per ridurre gli interventi e la manodopera successiva.

Ma se ricorressimo a piante con proprietà diserbanti? La gariga mediterranea costituisce un’alternativa molto efficace grazie alle proprietà allelopatiche (dal greco allelon, reciproco, e pathos, sofferenza). L’allelopatia, in natura e nel giardinaggio, consiste in interazioni chimiche tra le piante che possono avere sia effetti negativi sia effetti positivi nella compatibilità. La componente chimica dei composti allelopatici agisce attraverso la decomposizione delle foglie, che si accumulano ai piedi della chioma, limitando la germinabilità delle infestanti, attraverso il deposito della rugiada allelopatica derivata dagli oli essenziali e attraverso gli essudati dell’apparato radicale, che scoraggiano l’attecchimento dei semi pionieri (cit. Olivier Filippi, Il Mediterraneo nel vostro giardino).

L’allelopatia si manifesta dopo almeno tre o quattro anni dalla nascita o messa a dimora di un arbusto o di un’erbacea perenne, perché la struttura arborea deve essere sufficientemente matura per limitare la concorrenza della vegetazione limitrofa.

Possiamo immaginare aiuole, bordure o giardini pubblici e privati, costituiti da phlomis, salvie, rosmarini, lavande, santoregge, artemisie e cisti con il loro portamento sinuoso, strisciante o a cuscino. Possiamo ammirare campionature di gariga mediterranea dalle spettacolari infiorescenze a spiga o dai petali setosi, mentre i fogliami, che virano dal verde al glauco e all’argento, illuminano gli spazi anche senza le fioriture. Gli stessi alberi dei viali, spesso oggetto di scorrette decespugliazioni, molto dannose per i vasi linfatici sotto corteccia, potrebbero essere contornati da tappeti di achillea crithmifolia o timo vulgaris: ciò ridurrebbe notevolmente la manutenzione e regalerebbe un intenso profumo. ◘

di Aurelio Borgacci


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