Mercoledì, 17 Agosto 2022

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Finchè avrò voce

AFGHANISTAN. Intervista alla più famosa attivista afgana per i diritti umani e delle donne

silvia romano2

Dopo 20 anni di occupazione militare, di sofferenze e di morti, gli Stati Uniti negoziano con i talebani, consegnano loro il Paese senza condizione alcuna, consegnano l’Afghanistan all’estremismo jihadista dei talebani, dell’Isis e di al-Qaeda. Cosa è successo?

«L’ascesa e il ritorno dei talebani, degli estremisti dell’Isis, di al-Qaeda e delle decine di altre organizzazioni terroristiche afgane, è il risultato dei decenni di intervento straniero e di corruzione che ha trasformato la speranza di vita degli afgani e di un futuro relativamente felice in un incubo. Per venti anni ho dato voce alla lotta del mio popolo per la libertà, l’indipendenza e la giustizia sociale, e sono sempre stata a fianco delle lotte contro i jihadisti talebani. Per più di 4 decenni questi gruppi sono stati le creature e i mercenari di governi stranieri e dei loro servizi segreti. Della Cia statunitense, del Mossad israeliano, dell’M16 britannico, della Wawak/Savak iraniana, dell’Isi pachistano. Sono queste organizzazioni infernali che hanno creato i mostri che uccidono il nostro popolo e costringono le persone a fuggire».

Il tradimento del popolo afgano da parte degli Stati Uniti di oggi, in cosa è diverso da quello di 20 anni fa quando consegnarono il Paese ai signori della guerra, criminali non molto diversi per corruzione, violenza e jihadismo dai talebani?

«È un tradimento vergognoso da parte degli Stati Uniti quello della sottomissione dell’Afghanistan ai talebani attraverso un accordo al quale ha contribuito anche il regime fantoccio dell’ex presidente Ashraf Ghani. Con questo accordo, e concedendo l’amnistia e il riconoscimento internazionale ai terroristi talebani, che sono nella lista nera dell’Onu come criminali contro l’umanità, gli Usa hanno perpetrato lo stesso tradimento di 20 anni fa, sostituendo i talebani non con un governo democratico ma con signori della guerra altrettanto criminali e oscurantisti. Gli eserciti degli Stati Uniti e della Nato hanno commesso in questi anni crimini di guerra, opprimendo le popolazioni e uccidendo più civili che terroristi. E tutto questo ha rafforzato i talebani e le organizzazioni jihadiste».

La fuga è stata presentata dagli Stati Uniti addirittura con la motivazione dei talebani che sarebbero cambiati rispetto al passato. Ma le prime settimane di potere non sembrano proprio confermare questa tesi.

finche avro voce mese novembre 2021 4«A qualche mese dall’inizio del nuovo regime talebano, possiamo già vedere la brutalità che ha scatenato e che scatenerà contro il nostro popolo. Esempi evidenti sono il bombardamento e la distruzione di vaste aree del Panjshir, le uccisioni mirate, le esecuzioni sommarie, il trasferimento forzato dei residenti, la repressione violenta delle manifestazioni, l’uso sistematico della tortura, il sequestro e la scomparsa di giornalisti, attivisti sociali, giovani manifestanti. No, i talebani non sono diventati moderati. Non sono affatto cambiati. E a pagare di più sono sempre le donne. Qualsiasi diritto è totalmente cancellato, tornano la tortura, le frustate, i matrimoni forzati, la lapidazione, il divieto della musica, la negazione dell’istruzione e del lavoro. E molto altro che disvela la loro natura misogina e disumana. Per fortuna le dimostrazioni e le proteste coraggiose delle donne contro l’assurda e violenta ideologia dei talebani tengono aperta la speranza».

Quali altre potenze entrano in gioco in questa fase?

«Oltre agli Stati Uniti molte potenze regionali sono interessate al controllo dell’Afghanistan, a partire dalla Cina, dalla Russia, dall’Iran e dal Pakistan. Ma anche Paesi come il Regno Unito, la Germania, la Turchia, il Qatar, l’Arabia Saudita e la Francia hanno interessi e responsabilità. Hanno contribuito all’instabilità dell’Afghanistan e a far ripiombare il Paese nella tragedia per i loro interessi politici, economici e militari».

Quale è la condizione sociale ed economica dell’Afghanistan di oggi?

«La catastrofe ha determinato la disoccupazione di un numero altissimo di uomini e di donne. L’inflazione è aumentata e questo accentuerà il già dilagante livello della povertà. Nelle strade di Kabul e delle principali città del Paese oramai si vedono solo lunghe code di venditori dei propri elettrodomestici o di propri beni a causa della miseria. È una situazione straziante. C’è persino chi è arrivato a vendere i propri figli o i loro organi. Molti che non riuscivano a nutrire i propri figli si sono suicidati. Dopo l’arrivo dei talebani le banche sono state chiuse e le persone hanno un accesso molto limitato, al limite dell’inesistente, al proprio denaro. Tantissimi si avventurano in una emigrazione clandestina. La maggior parte degli operatori sanitari ha lasciato il lavoro. Il valore della moneta afgana è crollato e i 9 miliardi di capitale congelato dagli americani, che ancora una volta dimostrano un’attitudine tra l’arrogante e il criminale, hanno aggravato la catastrofe ed è il popolo a pagarne le conseguenze».

Nonostante le condizioni più difficili, tu trovi sempre uno spiraglio per sperare e le motivazioni per lottare.

«Sì, perché al di là di quello che impropriamente si pensa fuori, in Afghanistan ci sono molti che lavorano per il bene del Paese. E molti di più hanno preso consapevolezza in questi anni che ci vuole la giustizia per conquistare la pace, che non c’è futuro se si scende a compromessi con chi non ha scrupoli e che massacra donne e persone innocenti. Ho sempre detto e continuo a sostenere che l’unico modo per salvare l’Afghanistan è uscire da questa situazione catastrofica. È la solidarietà delle persone, delle società e dei movimenti democratici, progressisti e laici del mondo quello di cui abbiamo bisogno. Per aiutare l’Afghanistan a liberarsi. Per avere un Paese democratico, indipendente, prospero, nel quale donne e uomini abbiano eguali diritti, fondati su un sistema democratico. Da venti anni continuo a dire che “nessuna nazione può liberare un’altra nazione”. Solo il popolo afgano può liberare se stesso». ◘

Nelle strade di Kabul e delle principali città del Paese oramai si vedono solo lunghe code di venditori dei propri elettrodomestici o di propri beni a causa della miseria. È una situazione straziante. C’è persino chi è arrivato a vendere i propri figli o i loro organi. Molti che non riuscivano a nutrire i propri figli si sono suicidati

 

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di Luciano Neri


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