Venerdì, 03 Dicembre 2021

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Sciosciammocca

Arte di Maria Sensi.

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Felice Sciosciammocca è un personaggio inventato e reso celebre da Eduardo Scarpetta, colui che può essere considerato l’inventore del teatro napoletano moderno.  “Sciosciammocca” nel dialetto napoletano sta a significare “colui che rimane a bocca aperta”. “Scioscia”, in particolare, indica quello che  respira a bocca aperta, l’equivalente dell’italiano “boccalone”, un  credulone talmente ingenuo da rasentare la stupidità.

La maschera di Sciosciammocca è creata dunque da Eduardo Scarpetta, che la introduce nel suo teatro, che subisce l’influenza di Antonio Petito, detto “Totonno 'o pazzo” per la sua eccezionale vitalità e che dà il volto  a Pulcinella. Scarpetta confessa che in tenera età Pulcinella gli incuteva una certa paura in teatro a causa del suo volto nero, e così una volta diventato capocomico sostituisce Pulcinella con Sciosciammocca. Tale personaggio, che indossa  un abito a quadretti, il papillon, le scarpe lucide, il cilindro in testa, porta il bastone da passeggio e parla il caratteristico linguaggio imborghesito da “cocco di mammà”, diviene infinitamente noto alla fine dell’Ottocento. Le  due maschere  sono molto differenti: il primo rappresenta la classe medio-borghese di Napoli, mentre il secondo il popolo. Inoltre Pulcinella, figlio della Commedia dell’Arte, si esprime con gesti esagerati mentre Sciosciammocca, dal temperamento più moderato, usa modi più controllati.

Totò, che dà vita  più volte al personaggio di Sciosciammocca, gli impone le sue caratteristiche rendendosi popolare al grande pubblico grazie a tre film: Un turco napoletano (1953), Miseria e nobiltà (1954) e Il medico dei pazzi (1954).

Ne Un turco napoletano Felice Sciosciammocca è un uomo dalla forza straordinaria.  Un giorno viene incarcerato al posto di un altro per un crimine non commesso. In galera incontra un piccolo delinquente di nome Faina, che fa rimanere a bocca aperta per lo stupore esibendo la sua forza eccezionale. Mostra in un primo tempo di trovarsi a suo perfetto agio in carcere (esilarante la scena dove Totò è condannato a morte senza saperlo e scambia il becchino per un sarto che gli deve fare un vestito su misura).  Quando viene a sapere però della sorte riservatagli decide di evadere con Faina.  Piega le sbarre della cella e così è fuori del carcere. Poi, in seguito a una serie di circostanze, si trova a prendere il posto di un eunuco turco che ha l’incarico di vigilare sulla moglie di un uomo gelosissimo. Felice ignora la peculiare qualifica del turco, del quale prende appunto fortuitamente il posto, e si meraviglia quando un uomo tanto geloso gli lascia libero accesso alla camera della moglie.

In Miseria e nobiltà Felice Sciosciammocca è un popolano squattrinato che di mestiere fa lo scrivano ed è amico di Pasquale, fotografo ambulante. Entrambi sono poveri in canna, ed entrambi lavorano vicino al Teatro San Carlo. I loro guadagni consentono appena di sopravvivere. I due convivono insieme alle rispettive famiglie in un appartamento in affitto (che non riescono a pagare da lungo tempo). La loro vita già difficile è aggravata dal fatto che entrambe le mogli sono molto litigiose. La sorte sembra cambiare quando alla loro porta bussa un marchesino innamorato di una bella ragazza di nome Gemma, il quale  chiede loro un grande favore in cambio di un mucchio di quattrini. Il giovane deve far fronte alla propria famiglia  poiché la sua bella non è una nobile, ma è figlia di un ex cuoco divenuto ricco grazie a un lascito ereditario del suo datore di lavoro. Così il marchesino propone a Felice e Pasquale di fingersi suoi parenti e di accompagnarlo, travestiti da nobili, per chiedere la mano di Gemma. Nel giorno concordato, i finti nobili si presentano a casa del cuoco. Tutto sembra procedere come previsto, finché alla porta bussa  l’unica persona che era stata esclusa... Anche il presente film è costellato di momenti davvero esilaranti.

Infine Il medico dei pazzi. Il sindaco di Roccasecca, ancora naturalmente Felice Sciosciammocca, è ripetutamente ingannato dal nipote che gli fa credere di essere uno studente modello in medicina e dunque si fa dare del denaro per gli studi, mentre in verità il giovanotto è solo dedito alla bella vita fra gioco d’azzardo e donne. Quando lo zio decide di far visita al nipote, questi lo porta in una pensione facendogli credere che si tratta di una clinica. Gli equivoci sono numerosi ovviamente, ma alla fine tutto si risolve felicemente. Inutile dire  che ci sono momenti di una comicità irresistibile. 

Recentemente Mario Martone ricostruisce nel film Qui rido io la storia di Eduardo Scarpetta, cioè di quel grande che è appunto riuscito a soppiantare  la figura di Pulcinella con quella più moderna di Felice Sciosciammocca. ◘

di Pietro Mencarelli


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