Venerdì, 03 Dicembre 2021

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Femminicidio

Rubrica con gli occhi di alice.

silvia romano2

Questa volta Barbara Palombelli ha “peccato”; cioè, secondo l’etimologia di questo verbo, “ha sbagliato il bersaglio”. Un eccesso di zelo... un’ambiguità di quelle stigmatizzate spesso in passato dalla bravissima Sabina Guzzanti quando ne faceva l’imitazione… l’hanno portata a un “errore”: un’uscita dal problema. La notizia e le risonanze sono note perché hanno avuto, per fortuna, grande eco nei media. «Questi uomini erano completamente fuori di testa oppure c’è stato un comportamento esasperante anche da parte delle donne?» – ha chiesto la conduttrice di Forum a proposito dei numerosi femminicidi di queste settimane. La giornalista, forse in affanno a voler esplorare le circostanze più recondite di questi delitti – anche al di fuori dei presupposti fondamentali del Diritto – potrebbe non essersi accorta di cadere nel vecchio, bieco e inaccettabile stereotipo del “se l’è cercata”? Invece di puntare il dito verso la rabbia omicida degli uomini, la signora di Rete 4 ha trovato ugualmente interessante focalizzare l’attenzione sulla rabbia delle donne, che però non uccidono…. E invece sono uccise! E che se anche assumessero comportamenti “provocatori” (tutti comunque da interpretare e contestualizzare) hanno comunque diritto di vivere con la loro rabbia, con le loro frustrazioni e perfino con i loro tradimenti verso i propri assassini. Una gragnola di proteste, accuse, reprimende (anche l’odio riprovevole e intollerabile degli odiatori del web!) hanno ottenuto più di qualche effetto. Il primo, sono state le scuse  dell’interessata che, neanche a dirlo, si è giustificata con un “esasperante”– questo sì – “Sono stata fraintesa”! E poi “Mi sono spiegata male”. Sicuramente!

Perciò vale la pena parlarne ancora, parlarne il più possibile: non solo perché la violenza di genere è un carico di terrore e di morte, che mentre conta 83 femminicidi dall’inizio dell’anno, non denuncia le innumerevoli violenze quotidiane, fisiche e psicologiche, subite dalle donne, ma ancor di più perché il maschilismo, come un cancro insidioso e spesso invisibile, è nelle cellule della nostra cultura. La domanda, incredibile ma vera,  di Barbara Palombelli dimostra come questo assunto della civiltà millenaria occidentale sia forte, radicato, al di là degli schieramenti politici e comunque anche fra gli intellettuali, che consapevolmente non potrebbero mai giustificare la violenza omicida.

Se vogliamo parlare della rabbia delle donne, vorrei che fosse per dire che la rabbia, comprensibile e del tutto naturale di fronte a ogni prevaricazione, tuttavia non è utile. Più efficace nelle sedi di dibattito pubblico potrebbe essere ancora una volta la consapevolezza, a partire dalle trappole del patriarcato, che in ultima istanza fanno soffrire e uccidono le donne certo, ma che a monte – negli archetipi del pensare e sentire collettivo – condizionano un po’ tutti, uomini e donne, spesso nella assoluta “buona fede”. ◘

Redazione Altrapagina


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