Venerdì, 03 Dicembre 2021

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Fu da subito Buitoni

Sansepolcro. Fascismo, Buitoni... e nacque il campo di calcio di Sansepolcro.

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Negli anni Ottanta del XIX secolo, in Italia arrivò dall’Inghilterra il gioco del football. In quel periodo l’industria italiana stava trovando le condizioni favorevoli per muovere i primi passi e anche il progresso tecnologico, seppure assimilato “a pezzi e bocconi”, si stava sviluppando  molto lentamente un po’ ovunque. Si avviò così una trasformazione socio-economica che coinvolse anche lo sport.

Gli intensi traffici commerciali con il Paese di oltremanica transitavano per i porti marittimi e coinvolgevano quell’area geografica della penisola in cui si stava formando il primo ‘triangolo industriale’ italiano: Torino-Genova-Milano. Per questo all’inizio il gioco del calcio si diffuse nell’area nord occidentale d’Italia, spesso promosso dagli anglosassoni che parteciparono come soci nelle prime società di football.

A Sansepolcro il pastificio Buitoni agli inizi del Novecento stava allargando sempre di più le sue esportazioni verso l’estero e forse l’origine del calcio al Borgo potrebbe essere ricercata nello sviluppo economico della principale industria cittadina.

In ogni caso nel 1913 esisteva anche un’associazione, chiamata Società del Foot-Ball e Sfratto, che aveva il problema di dove allenarsi. Uno dei soci era il diciannovenne Fosco Buitoni, figlio minore di Arnaldo che dirigeva il pastificio di città alla cui presidenza sedeva il fratello Silvio. Fosco, che salirà alle cronache con l’avvento del fascismo, essendo un violento squadrista della prima ora, scrisse rispettosamente al sindaco per chiedere il permesso di allenarsi al Piazzone fuori Porta Fiorentina utilizzato per il mercato dei bovini. Il Piazzone non venne concesso, ma nel 1922 il problema si ripresentò e stavolta la domanda di giocare al calcio a Porta Fiorentina fu accolta. Non si può dire con certezza, ma è facile pensare che dietro a questo nuovo atteggiamento dell’Amministrazionee pubblica ci siano i Buitoni e in particolare Fosco. Di certo con l’avvento del fascismo, la Buitoni rappresentò fin dall’inizio un punto di riferimento per il fascio locale: delle  ventisette camicie nere di Sansepolcro, che parteciparono alla marcia su Roma guidate da Fosco Buitoni, un terzo lavorava al pastificio. Inoltre Silvio Buitoni, il presidente del pastificio di città, e il nipote Fosco non erano soltanto finanziatori del fascio locale, ma anche membri attivi dei suoi comitati esecutivi e coinvolti in azioni violente, fino ad attentare alla vita dell’onorevole Luigi Bosi, ex sindaco e leader dei socialisti locali.

La gestione del campo sportivo condivisa con gli allevatori non fu facile, ma comunque il Circolo Sportivo Biturgense ottenne la chiave del cancello per poter accedere “per l’esecuzione dei giuochi”.

In quegli anni l’area fuori Porta Fiorentina era quasi per niente edificata, ma la decisione dell’Amministrazionee comunale sollevò proteste da parte degli abitanti intorno al nuovo campo da calcio. Sostenevano che il gioco ostacolasse il transito, che arrecasse danno perché il pallone finiva nei campi coltivati e che non volevano fare i raccattapalle. Poi quando qualcuno di loro si rifiutava di restituire il pallone, allora la diatriba con i calciatori diventava violenta.

A essere scontenti non erano solo gli abitanti, ma anche gli stessi calciatori del Circolo Sportivo Biturgense, di cui era presidente Giovanni Ugolini. La gestione del campo sportivo condivisa con gli allevatori dei suini non era facile, se non altro perchè ogni martedì, per il tradizionale mercato, la presenza dei maiali rovinava il terreno da gioco. Le proteste in questo caso furono subito accolte, l’area per il mercato dei suini trasferita e il piazzale recintato da staccionata “esclusivamente adibito a Campo di Giuochi Sportivi” gestito con apposita convenzione dal Circolo Sportivo Biturgense.

Così per una decina di anni (con qualche parentesi per le tradizionali fiere di mezza Quaresima e i consueti tiri con la balestra di settembre) questo luogo venne utilizzato come campo per gli allenamenti e le partite di football e il più antico sodalizio di Sansepolcro il 2 agosto 1925 incontrò la squadra di calcio del Città di Castello, in uno dei primi derby, se non il primo, della vallata.

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In questi stessi anni lo sport si era trasformato in un fenomeno di larga partecipazione popolare e il fascismo lo utilizzò come aggregazione delle masse. Nel 1925 era nata l’Opera nazionale dopolavoro, con lo scopo di effettuare un controllo centrale e pianificato attraverso una rete di associazioni per la socialità e lo svago.

Negli anni venti era stata distrutta la rete associativa socialista e cattolica e inseriti gli uomini di fiducia del regime nelle altre organizzazioni apolitiche; ora con l’Opera nazionale dopolavoro si irregimentavano le classi popolari in un’organizzazione di massa colossale finalizzata al controllo di tutti gli spazi di aggregazione e illudendo che questa mobilitazione potesse essere il segno di una partecipazione attiva e democratica.

Nello stesso tempo il fascismo riconobbe un limite temporale alla durata della giornata di lavoro: nel 1934 fu introdotta la settimana di 40 ore e l’anno dopo fu istituito il sabato fascista per permettere un maggior coinvolgimento delle masse alle iniziative del regime. Vennero così promosse le prime iniziative di turismo di massa al mare e in montagna, i viaggi per partecipare alle iniziative del regime, l’accesso agli spettacoli teatrali, cinematografici, ecc. Anche lo sport si trasformò in un fenomeno di larga partecipazione popolare e il fascismo, come detto, lo utilizzò come aggregazione delle masse, promuovendo l’insegnamento dell’educazione fisica nelle scuole e l’attività sportiva come strumento delle giovani generazioni nel coinvolgimento degli obiettivi del regime. Nel fare questo il fascismo promosse, in contraddizione con la propria ideologia, anche l’emancipazione femminile invitando le giovani donne a praticare alcuni sport. Alla Buitoni, dove il fascismo a Sansepolcro era nato, erano state organizzate le squadre dei ginnasti, maschile e femminile, e la squadra di pallavolo femminile. E la Buitoni aveva una squadra di ginnasti fin dal 1924, quindi già precedentemente all’istituzione dell’Opera nazionale dopolavoro.

Nel 1929 gli effetti della grave crisi economica e finanziaria, che ebbe forti ripercussioni nel mondo intero per tutto il decennio successivo, peggiorarono il già povero tenore di vita della popolazione. Così per fronteggiare la disoccupazione, che a Sansepolcro ricadeva quasi esclusivamente sul bracciantato, furono iniziati molti lavori pubblici. Il Comune approntò prima i lavori di rinnovamento della conduttura esterna dell’acquedotto, poi mise mano all’ampliamento del mattatoio, alla costruzione di nuovi loculi al cimitero e fu decisa anche la realizzazione di un nuovo campo sportivo. Ci fu chi propose al podestà di utilizzare il campo fuori Porta Fiorentina, ma non era regolamentare per il gioco del calcio. La costruzione del nuovo campo sportivo fu avviata in aperta campagna: “in frazione Vannocchia, località Quercetina”. Il nuovo campo sportivo nacque quasi certamente come esigenza sentita dagli sportivi, ma si realizzò perché era un canale della strategia del regime per realizzare la nuova “civiltà fascista” attraverso la fascistizzazione dell’intera società e fu anche un’occasione per impiegare manodopera in un periodo di forte disoccupazione. Se le iniziative di coinvolgere le masse trovarono un terreno fertile, rafforzato dalla fede nel fascismo di tutta la famiglia Buitoni, in un periodo di massimo consenso sia per necessità di chi era costretto a soccombere sia per i molti che sostenevano il fascismo, il numero dei disoccupati non diminuì. Anzi nel 1933 si rilevò che dai Comuni limitrofi molti emigravano a Sansepolcro per cercare lavoro nelle industrie. Tuttavia in quell’anno fu inaugurato il nuovo campo sportivo. ◘

di Claudio Cherubini


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