Mercoledì, 22 Settembre 2021

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L'empasse del candidato

Città di Castello elezioni. Tanti nomi per la poltrona di Sindaco, nessun programma

silvia romano2

Siamo all’inizio di luglio e ancora non si sa chi si affronterà a ottobre per la poltrona di Sindaco di Città di Castello. Una poltrona che scotta, e sulla quale quindi nessuno vorrebbe sedersi? Macché: una poltrona ambita da molti, in entrambi gli schieramenti; però nessuno dei pretendenti riesce a mettere d’accordo un fronte sufficientemente ampio per poter davvero vincere.

Si accavallano nomi, uno dietro l’altro; ma ognuno di essi fa storcere la bocca a una fetta importante di quanti poi dovrebbero sostenere quella coalizione. Il dramma – politico, s’intende – è che si parla solo di nomi. E i programmi, i progetti per la Città di Castello che dovranno governare? Buio pesto! Come rigenerare l’economia della valle e aprire prospettive per imprese innovative e per i giovani? Boh… Come recuperare una decente vivibilità nel centro storico e nelle periferie? Chi lo sa… Come uscire dall’isolamento della valle e risolvere le questioni della ferrovia e della E78? Vedremo… E la questione della Sogepu? Meglio non parlarne adesso… E le prospettive culturali e turistiche, magari con un orizzonte di vallata? Questioni troppo complicate… E la fantomatica Piazza Burri, il recupero del vecchio ospedale? Meglio non sbilanciarsi…

In questo c’è una desolante specularità tra Centro-sinistra e Centro-destra. Un vuoto programmatico che non promette niente di buono a noi cittadini elettori. Poi qualche intellettuale si domanda come mai la gente perde il gusto della politica e della partecipazione. Venga a Città di Castello, così capisce subito! Si finisce quindi con il parlare solo di candidati. Ma senza la minima passione, quasi per pettegolezzo. Le ultime che sappiamo (e che possiamo dire, perché in realtà ne sappiamo di più…) sono che nel Pd si è conclusa l’opera di esplorazione e di mediazione di Ciliberti e Bettarelli. Risultati? Portano a casa l’intenzione generica dei gruppi di Centro-sinistra di arrivare a una candidatura unitaria; ma nessun accordo su tale candidatura. Anzi, l’ammissione che nessuno dei candidati proposti dal Pd raccoglie il necessario consenso costringerà a ripartire da capo. In realtà, non proprio da zero, perché chi è stato sonoramente bocciato (Luca Secondi, Rosario Salvato, Luciana Bassini) non è affatto detto che si ritiri disciplinatamente. Soprattutto l’attuale vice-sindaco Secondi, che si è mosso molto per tempo per farsi candidare, ha il sostanziale sostegno di Bacchetta e non ha visto accolta la sua richiesta di primarie del Centro-sinistra. Che farà Secondi? E che faranno Salvato e Bassini, i quali sanno di avere dietro chi ancora li sponsorizza?

Intanto si continuano a sfogliare i petali del fiore. Circolano i nomi più vari. Evitiamo di citarli, perché alcuni si scioglieranno come neve al sole. Sono tutte persone rispettabili, mi raccomando; ma quale progettualità dovrebbero incarnare? Non è dato sapere.

Pure nel Centro-destra procede lo screening dei possibili candidati. Ogni tanto ne viene fuori uno nuovo, subito “impallinato” da altri all’interno della coalizione. Da questo punto di vista, non sembra esserci tanta differenza tra Centro-destra e Centro-sinistra. Tanti nomi, nessun progetto. La qual cosa è molto grave. Mentre il Centro-sinistra può vantare – buona o cattiva che sia – una pratica concreta del governo della cosa pubblica, il Centro-destra dovrebbe essere giudicato sulla base dell’opposizione che ha fatto all’amministrazione Bacchetta. In realtà o non c’è stata, o si è rivelata debole e tentennante, o… lasciamo perdere! Quindi siamo allo zero assoluto, o quasi. Dovranno quindi darsi una smossa, quelli del Centro-destra. Non basterà loro trovare un candidato (o una candidata) piacente, professionalmente stimato, espressione – come si suol dire – della società civile. Gli elettori vorranno sapere che idea di città ha in mente, da che parte sta sulle questioni più urgenti e controverse. Se ciò non avviene, il Centro-destra rischia di perdere il vantaggio elettorale che al momento sembra avere. ◘

di Valentino Rocchiana


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