Mercoledì, 20 Ottobre 2021

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La salute non è una merce

Dosssier: il monopolio dei vaccini

2 profitto contro diritto alla vita

Ci sono delle rivolte silenziose o degli scivolamenti impercettibili di cui ci accorgiamo solo con ritardo, quando i loro effetti diventano macroscopici o incontrollabili. È quel che sta accadendo con la salute umana all’interno del sistema economico dominante: non è più un diritto legato all’esistenza stessa degli esseri umani, ma un bisogno vincolato al mercato e alle leggi dello scambio. Il linguaggio stesso è rivelatore: parlare di Azienda Sanitaria Locale è molto diverso dal qualificarla come “ospedale”, che deriva dal latino hospitale, casa ospitale.

Inesorabilmente, la salute diventa una merce che, come tutte le altre, viene prodotta e scambiata tra privati, con la conseguenza ovvia che chi vende le prestazioni ha il diritto di arricchirsi. Secondo le stime degli esperti il mercato della salute mobilita nel mondo 3500 miliardi di dollari e sarebbe una pacchia per le multinazionali se questo enorme settore fosse completamente privatizzato. Ogni farmaco, infatti, veicola una componente di immaginario che va molto al di là delle proprietà terapeutiche. L’industria farmaceutica lo sa bene e se ne serve senza scrupoli. Ma se la cura degli esseri umani è delegata al mercato, prevale il principio della selezione e non c’è posto per tutti. Le merci infatti possono essere acquistate solo da chi ha il denaro.

image 126Ci rendiamo conto, con una evidenza schiacciante, che in un momento di pandemia occorre mettere al centro l’importanza della salute come diritto fondamentale. Dopo due milioni e mezzo di morti, alcuni governi mantengono il monopolio dei brevetti e l’accesso al vaccino che permetterebbe di contenere e sconfiggere il virus. Fino a oggi sono state somministrate 234,1 milioni di dosi in tutto il mondo. La prima fase della campagna vaccinale ha escluso la maggior parte dei Paesi a medio e basso reddito: il 75 per cento dei vaccini è stato somministrato in dieci Paesi del mondo, mentre molti altri non hanno ricevuto neanche una sola dose. Con la diffusione di nuove e più contagiose varianti, l’accesso universale ai vaccini e alle tecnologie è l’unica soluzione per fermare la pandemia.

La proposta di India e Sudafrica della sospensione dei brevetti e degli altri diritti di proprietà intellettuale rappresenterebbe una soluzione agibile e globale. I governi possono semplificare alcuni passaggi nella produzione dei vaccini e consentire a più aziende di produrre, senza dipendere dalle imprese farmaceutiche. Il vero ostacolo è costituito dai Paesi ricchi che bloccano la sospensione dei brevetti, come UE, Usa, Australia, Brasile, Giappone, Norvegia, Svizzera e Regno Unito, che si sono assicurati la maggior parte dei vaccini disponibili, prenotando un numero di dosi superiore alla loro popolazione.

La proposta di sospensione è sostenuta da centinaia di organizzazioni della società civile in tutto il mondo, compresi l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Programma delle Nazioni Unite per l’Hiv e l’Aids. Anche 115 membri del Parlamento Europeo hanno sollecitato la Commissione a non opporsi alla sospensione dei brevetti. Di fronte a una situazione straordinaria come la pandemia è necessaria una risposta altrettanto globale; molti Paesi del mondo hanno competenze e capacità tecnologiche per produrre localmente i vaccini contro il Covid, aumentando la produzione e la più rapida somministrazione. È sorprendente che gli Stati abbiano speso un’infinità di soldi pubblici per favorire la ricerca dei vaccini e siano finiti nelle mani dell’industria farmaceutica, naturalmente privata.

Il diritto universale alla salute è ancora di là da venire, a meno che un’opinione pubblica più avvertita faccia saltare il grimaldello dei brevetti e rimetta l’Organizzazione Mondiale del Commercio al suo posto. ◘

DI Achille Rossi


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