Domenica, 13 Giugno 2021

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Storie di donne tra '500 e '600

Arte

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In questa breve storia di artiste italiane tra XVI e XVII secolo (di cui alcune opere sono esposte fino al 25 luglio a Palazzo Reale in Milano) trovano anche posto fioriste ricercatissime (come Margherita Caffi, Francesca e Giovanna Vincenzina, Anna Stanchi) nonché raffinate ricamatrici lombarde quali Caterina Cantoni e Antonia Pellegrini.

Tra le pittrici di grande talento va citata Barbara Longhi (Ravenna, 1552 – 1638) che svolse la sua attività, così come il fratello maggiore Francesco, nella bottega del padre Luca, dove le era affidato il compito di realizzare pale d’altare e tele a tema religioso di formato più piccolo destinate alla devozione privata. Della sua produzione di stimata ritrattista ci è pervenuto il Ritratto di un monaco camaldolese, uno dei pochi a includere la data e unico lavoro raffigurante un soggetto maschile adulto. Vestito del saio bianco, il monaco è rappresentato nel suo studio tra libri aperti e scritti a mano. Non si conoscono autoritratti certi della Longhi ma, tradizionalmente, la sua effigie viene riconosciuta nella donna in primo piano rivolta verso lo spettatore nelle Nozze di Cana nel refettorio del convento di Classe in Ravenna, eseguito dal padre e dal fratello di Barbara. La morte di Luca, avvenuta nel 1580 (mentre quest’olio su muro non era ancora terminato), segnò l’avvicendamento di Francesco quale titolare della bottega. Una tendenza verso i modi del fratello si avverte nella S. Agnese della canonica della cattedrale di Ravenna, di datazione incerta. Fra i dipinti eseguiti dalla Longhi in giovane età si ricordano alcune tele conservate nella Pinacoteca comunale di Ravenna, tra cui una Madonna con il Bambino e s. Giovannino, siglata in basso “B(arbara) L(onghi) F(ecit)”. Particolarmente raffinata è un’altra Madonna con il Bambino e s. Giovannino - di proprietà della Gemäldegalerie di Dresda - il cui impianto compositivo ricorda un quadro a tema analogo eseguito dal Correggio (ora al Museo del Prado di Madrid). Della Longhi il museo parigino del Louvre possiede una Madonna col Bambino che incorona una monaca, dove Gesù non osserva la religiosa, ma il suo sguardo punta direttamente lo spettatore. In quest’opera l’artista, abbandonati gli scenari all’aperto di matrice umbro-toscana, colloca le figure (siamo nel periodo della Controriforma) in un interno non meglio identificato: la parete di fondo è scura, ma si apre su un paesaggio con colline in lontananza. Tra le opere tarde della Longhi segnaliamo una Immacolata Concezione nel seminario vescovile di Ravenna.

Fra le artiste venete in mostra, una di grande fama anche se nota per rare opere è Marietta Robusti (primogenita di Tintoretto), detta la Tintoretta (Venezia, 1560 c. – 1590), che fin dall’età di sette anni accompagnava il padre nello studio, pare vestita da maschietto per aggirare i divieti che impedivano alle bambine di stare a bottega. Jacopo, che la portava con sé ovunque, le insegnò l’arte di dipingere e disegnare, facendone il suo maggiore aiuto. Oltre che pittrice Marietta fu musicista, sia strumentale che vocale. Valente ritrattista, fu richiesta a corte sia da Filippo II, re di Spagna (il quale aveva accolto Sofonisba Anguissola), che da Massimiliano II d’Austria, ma Jacopo non la lasciò partire, facendola invece sposare, molto giovane, a un orafo tedesco. Marietta, il cui Autoritratto (1580) è conservato agli Uffizi, è inumata nella chiesa della Madonna dell’Orto, nel sestiere di Cannaregio, nei pressi della bottega del padre. Pare si ammalò a Mantova mentre con Jacopo era ospite del Duca.

Di Mantova era Diana Scultori Ghisi (Mantova, 1547 – Roma, 1612), una delle tre figlie di Giovan Battista Mantovano (incisore alla corte dei Gonzaga), che le diede lezioni di pittura e incisione, tant’è che Diana fu molto apprezzata per le sue stampe. Nel 1575 sposò Francesco da Volterra (anche noto come Francesco Capriani), aspirante architetto, e con lui si trasferì a Roma. L’anno successivo mostrò alla corte papale alcune sue tavole incise, ottenendo il permesso (prima donna nella storia) di vendere il suo lavoro con il proprio nome (Diana Mantuana o Diana Mantovana).

Il resto della mostra, con altre egregie artiste, ve lo raccontiamo nella prossima (e ultima) puntata. ◘

di Maria Sensi


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