Venerdì, 24 Settembre 2021

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Africa ed Europa: INTERCONNESSE

silvia romano2

«Se vogliamo parlare di terrorismo in Africa la prima cosa che mi sento di dire è che per noi il terrorismo ha tante facce: e quello delle armi del jihadismo non è la più terribile. Anche chi decide la politica economica dell’Africa, sulla pelle delle persone che soffrono e che muoiono per quelle politiche, fa terrorismo. Chi provoca la fame, l’insonnia, la paura per il colore della pelle, per il domani che non c’è… è un terrorista».

A parlare è Filomeno Lopes, giornalista, scrittore, intellettuale che da tanti anni affronta con lucidità e passione i problemi dell’Africa.

Perché il fondamentalismo islamico ha trovato terreno in Africa?

«In effetti in Africa c’era e c’è un terreno favorevole al terrorismo. Almeno dalla fine degli anni ’80, conclusa la fase storica della decolonizzazione (anni '60), c’è stato un grande cambiamento. Si è esaurita la generazione dei grandi leader (l’ultimo è stato Nelson Mandela) che hanno traghettato l’Africa verso l’indipendenza e le democrazie. Questi uomini avevano una visione del mondo, degli ideali di solidarietà di pace, pensavano come i loro Paesi potessero dialogare fra loro e poi con gli altri continenti e con il mondo. Hanno lottato per distruggere l’oppressione, per far esistere e coesistere i popoli africani, per farli diventare protagonisti della loro storia. Con la seconda generazione, i leader sono diventati capi di governo, burocrati e uomini di potere. Dopo che l’Africa è entrata nel mercato della globalizzazione – attraverso quello che è stato chiamato il Washington consensus – tutto è cambiato: i leader degli Stati sono diventati dei meri esecutori delle linee politiche che “altri” decidevano e decidono e che potremmo riassumere così: contenere le spese dello Stato, privatizzare l’economia, pagare i debiti. In altre parole ci hanno detto che non potevamo più sognare, non potevamo più pensare, ma solo agire, solo mettere in atto “il programma”».

africa ed europa interconnesse altrapagina mese febbraio 2021 1Come si è arrivati a questo punto?

«In molti casi l’indipendenza fu concessa dai paesi europei – in Libia, Tunisia e Marocco per esempio – e quindi mai ottenuta veramente. Nel mio Paese (la Guinea Bissau), ma anche in Angola e in Mozambico, abbiamo preso le armi per conquistare l’indipendenza nel 1974. A quel tempo la popolazione era analfabeta al 99%. Con l’aiuto dei paesi dell’Europa del nord c’è stato un grande sforzo di investimento nell’educazione e nella sanità. Io ho potuto studiare fino al massimo grado gratuitamente. Ma, a partire dagli anni '90, con “aggiustamenti strutturali” lo Stato non ha potuto più garantire i servizi essenziali per i cittadini.

Oggi l’economia è in mano alle aziende americane e cinesi: i leader politici sono soltanto manager. Abbiamo il fenomeno del multipartitismo senza ideali, i partiti si formano per brama di potere, di ricchezza, e non per compiere il bene della gente. Nel mio Paese ci sono 57 partiti. Se qualcuno prova a proporre una politica diversa, viene subito allontanato, come è accaduto a Aminata Dramane Traoré, autrice del volume L’immaginario violato, ex-ministra della cultura in Mali, costretta a dimettersi. Ogni elezione politica è una dichiarazione di guerra. I rappresentanti dei partiti per avere voti vanno a pescare nel malumore della gente, nella stanchezza, nel senso di insicurezza, fanno appello al tribalismo e alla religione, ai valori più forti. Ne risultano guerre fratricide, paura e povertà. Da qui la grande migrazione…».

E di queste fragilità approfittano i terroristi?

«Se i gruppi dell’Islam fondamentalista sono arrivati a occupare interi territori dell’Africa è proprio per il fatto che gli Stati non sono in grado di garantire la sicurezza. Ora in piena pandemia, per esempio, nemmeno il Sudafrica è riuscito a gestire il confinamento. Per rispettare le leggi bisogna avere un codice morale molto elevato: se le persone non hanno da mangiare non possono rimanere in casa; fra morire di fame e morire per il Covid preferiscono rischiare la malattia.

Rispetto all’occupazione dei territori da parte dei fondamentalisti vale lo stesso principio. Chi è analfabeta, chi non ha di che sopravvivere né per se stesso né per i propri figli non può resistere alla tentazione di offrire il fianco alla propaganda dei terroristi, che è la stessa dei politici: Dio e la tribù. Un riparo in terra e uno in cielo…».

E quali sono i Paesi maggiormente a rischio?

africa ed europa interconnesse altrapagina mese febbraio 2021 3«La Nigeria, la zona del Sahara, l’Africa dell’ovest, il Mali, il Burkina Faso, il Niger, senza contare la Tunisia, ove periodicamente assistiamo ad attacchi sanguinosi. Poi tutto il Corno d’Africa, la Somalia. E oggi il Mozambico. In Algeria negli anni '90 ci furono le elezioni che videro vincitore un gruppo fondamentalista, ma i Paesi occidentali non lo accettarono e portarono al potere Abdelaziz Bouteflika (che rimase in carica fino al 2019). In Egitto si ripeté lo stesso schema con i Fratelli musulmani, che l'Occidente considera pericolosi: dopo di che l’Egitto non ha trovato più pace. Bisogna capire che il popolo vota questi gruppi che fanno leva sulle difficoltà più gravi delle persone».

Quali sono gli interessi in gioco?

«Tutti i nostri Paesi sono ricchi di risorse economiche: le miniere di gas, l’oro, i diamanti, l’uranio. L’Africa è un continente ricchissimo, ma non ha una storia che possa sostenerlo. Più di dieci anni fa ho scritto un libro E se l’Africa scomparisse dal mappamondo? Era una provocazione naturalmente. L’Africa è l’unico continente che può garantire questo modello economico mondiale. Invece l’idea filosofica antropologica del continente è la sua a-storicità. L’Africa è un continente senza storia. La sua flora e la sua fauna sono storiche, ma come popolo abbiamo bisogno di padrini per esistere e il nostro padrino è l’Europa. Perciò gli illuministi hanno giustificato la schiavitù e la colonizzazione. Abbiamo l’indipendenza ma non abbiamo la sovranità politica ed economica. Il mondo non è l’Occidente, ma l’Occidente è diventato il mondo per noi. Sono questi gli interessi in gioco per cui oggi ci troviamo anche il fondamentalismo islamico».

L'Africa ha avuto molti intellettuali che hanno cercato di gettare le basi culturali di una possibile indipendenza. E oggi?

«In Africa, anche nelle università, c’è una classe di intellettuali che discute questi problemi, ma viene boicottata dalla classe politica. Gli intellettuali devono uscire dal continente per poter parlare. Noi oggi siamo più impegnati a parlare con gli europei che con i nostri giovani. E invece è con i giovani che dobbiamo parlare; a loro dobbiamo dare la possibilità di studiare per sfuggire al terrorismo. Le uniche scuole che hanno, spesso sono quelle coraniche».

Chi sostiene i gruppi fondamentalisti?

africa ed europa interconnesse altrapagina mese febbraio 2021 4«Nell’Africa settentrionale c’è una parte di Medio Oriente, da dove arrivano le risorse del terrorismo. Ma i terroristi hanno le loro finanze: maltrattano, sequestrano persone, uccidono, si comportano come organizzazioni criminali vere e proprie. La religione è solo un pretesto. Quando il mercato diventa vangelo, saltano gli anticorpi che una democrazia dovrebbe avere. Il Mozambico, per esempio, è uno Stato immenso, senza la capacità di controllare l’intero territorio. Sono luoghi dove gli eserciti non sono mai arrivati. Le popolazioni accettano l’occupazione, perché non hanno mai visto lo Stato. La gente non ha un’idea di nazione, ognuno vive alla giornata individualmente, perciò finisce per diventare alleata dei terroristi».

Cosa stanno facendo i Paesi europei rispetto a questa situazione?

«Sanno che cosa hanno dato loro (armi ed equipaggiamenti) e sanno come distruggerli, o almeno come tenerli “sotto controllo”. E quindi devono trattare, per gestire i loro interessi. Nel caso dei terroristi islamici, questi hanno un vantaggio: conoscono il territorio e la popolazione. I Paesi europei non potrebbero intervenire senza compiere disastri, compresa la morte dei civili. In questa situazione ognuno persegue il proprio tornaconto. In tutto il Sahara, nel Niger, nel Burkina Faso c’è un corposo contingente francese e… anche i francesi muoiono. Del resto la Francia ha chiaro che deve pagare il suo prezzo per tenere il terrorismo in quel territorio e lontano dalla sua nazione. La Francia ha armato sia lo Stato che i terroristi: questo è il paradosso. I Paesi africani non sono in grado di affrontare i terroristi da soli, perché sono meglio equipaggiati degli eserciti nazionali. Perciò dialogano con gli europei».

Quale risposta si potrebbe mettere in atto?

africa ed europa interconnesse altrapagina mese febbraio 2021 5«La soluzione? Africa ed Europa insieme contro il terrorismo. Ormai non possiamo più pensarci disuniti, la nostra storia è la vostra storia. Quando Giovanni Paolo II parlava di remissione del debito per i Paesi africani, molti europeisti erano ostili, poi quando il debito ha toccato la Grecia e poi la Spagna, le cose sono cambiate. Si è capito che quel sistema economico non guarda in faccia a nessuno e provoca molta sofferenza. Ogni volta che sei indifferente a chi è vicino a te, poi dovrai ascoltarne i lamenti. Tutto si condivide. Le identità nazionali non hanno più senso. In ognuno di noi c’è il sangue di altri popoli. In noi africani c’è profondissima la cultura europea. Abbiamo studiato la vostra cultura. Io ho studiato la filosofia e la storia dell’Europa e dell’Africa e non è un caso. Napoleone si chiese come accettare che tutto fosse eredità della civiltà egizio-faraonica, la prima civiltà della Storia.

La pandemia ha messo in evidenza che nessuno può difendere il cortile di casa. Abbiamo riscontrato le possibilità della scienza che in pochi mesi ha prodotto un vaccino. Abbiamo dimostrato che quando c’è la volontà politica le cose succedono. Ho fiducia che dopo questo momento qualcosa cambierà. Niente torna mai come prima. Abbiamo molte sfide davanti a noi. Quella del dialogo interreligioso e interculturale è fortissima. Nessuna cultura può schiacciare le altre senza conseguenze. L’Europa ha fatto i propri interessi ignorando l’Africa, ma a un certo punto dovrà occuparsene, perché in Africa sono arrivati i cinesi, i quali non si sono nascosti dietro la retorica dei diritti umani, e perché dall’Africa arrivano le ondate migratorie. Siamo interconnessi. Questa è la vera buona notizia». ◘

Di Daniela Mariotti


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