Domenica, 24 Ottobre 2021

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Aretino dell'anno

Sansepolcro. Intervista ad Andrea Franceschetti

silvia romano2

I cittadini della Provincia di Arezzo hanno scelto come aretino dell’anno 2020 il Prof. Andrea Franceschetti, docente presso il Liceo “Città di Piero” di Sansepolcro. In occasione degli esami di Stato 2020, insieme allo studente Michele Braganti, ha realizzato la messa in onda nei social del video della canzone “Ma tu Maturità?”, che ha riscontrato un grande successo nel web e ha ricevuto l’elogio del Presidente della Repubblica.

Come è nata l’idea di salutare con una canzone – dopo un lungo periodo di lezioni da remoto – l’arrivo degli esami di maturità in presenza?

Mi ritrovavo a gestire felicemente (almeno fino al febbraio 2020) la trasvolata alla volta della Maturità di 3 classi quinte che il destino aveva voluto potessi seguire fin da quando erano “bambini” di prima superiore. La DaD non ci aveva colti di sorpresa, perché potevamo da subito, come scuola, contare sugli strumenti giusti per affrontarla, anche in virtù della cruciale collaborazione delle ragazze, dei ragazzi e delle loro famiglie. Ma questo entusiasmo “alla distanza” tecnologica, alla distanza temporale cominciava a smorzarsi, ad avvelenare i nostri umori e a spegnerci in termini di motivazione. E allora, per motivare le ragazze e i ragazzi di tutte le quinte in vista degli esami di Stato, ho pensato di preparare loro una sorpresa: ho scritto la canzone dal titolo “Ma tu Maturità?” e ne ho affidato, di nascosto, l’arrangiamento musicale a un mio studente di quarta, Michele Braganti, un artista straordinario di Selci Lama, atteso, ne sono certo, da un futuro luminoso nel mondo della musica. Ne è venuta fuori una sorta di “Maturità in Musica”, composta a 4 mani da un docente e uno studente, dove c’è tutto, davvero tutto, dagli argomenti d’esame, alle emozioni, a quelle che sarebbero dovute essere le modalità di svolgimento. (vedi scheda)

Lei insegna nel Liceo dove ha studiato e, nel giugno 2020, ha inviato, insieme ai suoi ragazzi, un messaggio di libertà che contiene un’idea di scuola che il lockdown ha certamente oscurato.

Cicerone, al “suo” Marco Porcio Catone, fa dire che nulla c’è al mondo e nella vita di più gioioso di una vecchiaia stipata, piena zeppa delle passioni della gioventù; questa convinzione del Censore forse nasce proprio dal presupposto che la gioventù sembra farsi la portavoce più attendibile di un messaggio di autentica libertà. Queste ragazze e questi ragazzi, imprigionati nel corpo, dietro le sbarre di una griglia di nome Google Meet, seppur bloccati nei corpi mi hanno insegnato, giorno dopo giorno, passo dopo passo fino al “riabbracciarsi” all’esame, un’attitudine alla libertà umana e intellettuale. Avere avuto e poter ancora contare su frotte di alunne e alunni, su truppe di classi che ti scorrono nei ricordi come i baci tagliati e reincollati del finale di Nuovo Cinema Paradiso, ti fa sentire il co-protagonista felice di tanti fotogrammi di altrettante vite. Questo vuol dire insegnare, questo intendo quando ammetto candidamente di non sapere cosa voglia dire lavorare poiché vivo il sogno di insegnare… anzi, di insOgnare…

Quali sono secondo lei gli aspetti positivi e quelli negativi della cosiddetta DaD (didattica a distanza) imposta dalla chiusura delle scuole?

La DaD è una medicina. Come tutte le medicine è amara. Ma come tutte le medicine va presa. Si tratta dell’unica possibilità su cui abbiamo potuto contare per continuare a tenerci per mano. Questa pratica è stata possibile non perché la Scuola con la S maiuscola o lo Stato con la S maiuscola lo hanno preteso, imposto, ma perché la Scuola e lo Stato hanno potuto contare sulla disponibilità delle studentesse, degli studenti e delle loro famiglie. Ci siamo un po’ svecchiati? Forse sì, almeno per quanto riguarda i mezzi e la confidenza con gli stessi; ma siamo, secondo me, rimasti indietro nelle strategie di adeguamento della pratica didattica: non si può pensare di far lezione a distanza mettendo in atto e in pratica le stesse modalità didattiche di quando si è in presenza. E occhio a tener conto, ad esempio, nelle future prime classi della scuola superiore, del fatto che arriveranno ragazze e ragazzi che hanno avuto in sorte l’aver vissuto metà della seconda media e metà della terza falcidiate da un’emergenza senza precedenti nella Storia e anche nella Storia della scuola. Si adottino, quindi, programmi di accoglienza incentrati sul recupero e il consolidamento prima di affrontare i cammini di programmazione didattica a cui eravamo abituati.

La chiusura delle scuole, imposta per un tempo molto lungo, ha già prodotto conseguenze negative sia nella vita delle famiglie, sia, soprattutto, nella giornata degli alunni costretti a stare a casa. Lei, cosa pensa in merito?

Penso, con fermezza, che la risposta dei giovani ci lascerà di stucco. La compostezza, l’equilibrio, il rispetto delle regole di cui ci hanno dato dimostrazione in questi mesi, si tradurranno in una loro crescita, che, partendo dall’umano, si tradurrà in evoluzione culturale e civile. Ti insegnerò a volare cantano insieme Roberto Vecchioni e Francesco Guccini, e la nostra missione, la missione costante, la sacra missione dell’insegnamento non dovrà ridursi a raccontare chi l’Italiano e chi la Matematica, ma dovrà sempre più essere quella di appiccicare addosso ai nostri ragazzi ali di parole, di numeri, di domande e di idee affinché possano volare da soli. Una volta volati via, ci mancheranno da morire, ma sapremo che saranno dove abbiamo sempre sognato che fossero: lassù, in alto. Se penso a quel volo in lontananza, allora no, non c’è più “distanza”. ◘

Ma tu Maturità?

In che stato (in che stato, in che stato,…) / ti presenti all’Esame di Stato? / No, non cambi espressione, no felicità / se la chiamano Maturità […] Troppo spesso ho incontrato il mio male / (lo sapevo anche senza Montale): / fosco è Foscolo, di Saba-sabato, / co’ ‘sto Tasso, poi, d’umidità! […] Sono al limite (e non di funzione), / a deriva con la derivata, / flessi e massimi, sono ai minimi, / mo’ m’attacco alla canna del Gauss! […] Sogno un cielo notturno d’agosto / anche il 10 che a Pascoli accosto / Lascio il nido, dài sbatti le ali anche tu, / che planiamo sui mari del sud”.

 

di M.M. 


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