Lunedì, 19 Aprile 2021

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Lo sfascista di Rignano

Politica nazionale

silvia romano2

«Questo è tempo di costruttori», non di «inseguire illusori vantaggi di parte» (Presidente Mattarella, Messaggio di fine anno). Dunque, chi insegue illusori vantaggi di parte non è un costruttore, ma un distruttore. Il riferimento allusivo è a Matteo Renzi, non c’è dubbio: una foto-ricordo di fine anno al vetriolo, consegnata al «rottamatore» sfasciacarrozze di Rignano sull’Arno. Che cosa, almeno finora, la storia ricorderà dello statista rignanese?

Un ragazzotto di provincia, catapultato in poco tempo e per poco al governo del Paese, che ha tentato di sfasciare o ha sfasciato tutto quel che poteva: dalla Costituzione repubblicana (una tra le più avanzate al mondo, sottoposta a un orribile referendum) allo Statuto dei lavoratori (la più grande conquista operaia dal 1948, abolita in quattro e quattr’otto), dalla scuola pubblica (tendenzialmente ridotta ad azienda personale) alla sanità pubblica (depauperata a favore di quella privata) e ai Sindacati dei lavoratori (delegittimati a favore di Marchionne e Confindustria).

E il Pd, di cui era segretario? Ridotto a «rottami», un pezzetto schizzato fuori (Articolo 1), gli altri incollati col vinavil. Poteva fare il Partito della Nazione, lo sfascista di Rignano, quando aveva potere. Il grande sogno ha partorito un topolino, l’Iv, l’ineffabile partitino antigovernativo di governo, in agonia sin dalla nascita e con un solo potere: il ricatto, ora forse giunto alla resa dei conti, contro maggioranza e governo. Il vero nome del grande parto renziano non è Italia viva, ma Italia vaffa.

L’astuto politicante pseudo-machiavellico ha detto che, per lui, «la politica è solo tattica». Se avesse letto il filosofo e militare cinese Sun Tzu (VI-V sec. a.C.?), saprebbe che è vero che «la strategia senza tattica è la strada più lenta per la vittoria, ma la tattica senza strategia è la confusione prima della sconfitta». Perché infatti Renzi farebbe cadere il governo? Le sue manovre tatticistiche antigovernative sono in oggettiva sintonia con le ambizioni di Confindustria di spartirsi i miliardi del Recovery Plan a svantaggio delle classi più bisognose. Ne è cosciente il lillipuziano di Rignano? Chi lo sa! Quel che è certo è che da mesi le sue inattese e immotivate richieste a Conte si sono sovrapposte in modo confuso e contraddittorio. A conferma dell’aforisma cinese.

Si vocifera che il Rignanese sia tra i candidati alla carica di segretario della Nato, nel 2023. Dunque vuole un rimpasto o un nuovo governo, forse per fare il Ministro degli Esteri, che gli propizierebbe quella tanto ambita carica? Ecco perché gli sfugge «noi» quando parla del successo Dem e chiama Conte col nome trumpista di «Giuseppi»: è una scelta di campo? I suoi legami con la Silicon Valley, sede di alcuni grandi elettori di Biden, del resto sono noti. Ma allora Iv che cos’è? Un robotino programmato dai poteri forti neoliberisti americani pro-Dem? Forse.

L’inafferrabile personaggio è abituato a tramare nell’ombra: da sindaco fiorentino, ad Arcore con Berlusconi; da segretario e primo ministro, incontri segreti al Nazareno sempre con B. (che era all’opposizione); da manuale il suo famoso «Enrico, stai sereno!». Come all’epoca di Richelieu, ma tradotta in farsa. Questa volta i suoi giochetti irresponsabili, se si va a elezioni anticipate, potrebbero decretare il trionfo di Salvini-Meloni. E il suo proprio suicidio politico. Un capolavoro di tattica alla Sun Tzu, per un ducetto kamikaze ex-piddino. ◘

di Michele Martelli


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