Lunedì, 18 Gennaio 2021

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L'assemblea degli animali

Con gli occhi di Alice

silvia romano2

A volte anche la pubblicazione di un libro può diventare un fatto di cronaca: quando il libro contiene un tesoro abbagliante. E non può non essere letto. È la magia del logos, delle parole, dei miti, dei sogni, dell’amore di chi scrive...

Si chiama L’assemblea degli animali, autore un misterioso Filelfo, edizioni Einaudi, stile libero. La storia è fiabesca nella sua ispirazione e le illustrazioni, di Riccardo Mannelli, sono per bambini di ogni età: tutti gli animali della Terra si riuniscono per decidere una solenne vendetta contro il genere umano, che ha violato la sovranità della Natura e merita una punizione esemplare. Nessuno stupore se il verdetto finale proclamato dal re dei topi è il bacillo di una nuova peste, che potrà causare la completa estinzione dei “nemici della vita”.

La scrittura è densa e potente e le suggestioni letterarie infinite: un piatto ghiotto per ogni buon lettore, e i buoni lettori – si sa – sono insaziabili! Dentro una cornice narrativa che presenta i caratteri tradizionali della favola – animali parlanti, personaggi mitologici, valori morali senza tempo – si assemblano citazioni e riferimenti dottissimi (la Bibbia, le tradizioni sapienziali orientali, autori greci e latini, filosofi moderni, un elenco interminabile!) e principi filosofici universali: primo fra tutti la coscienza che nuvole e deserti, uccelli e mari e foreste, animali e uomini… tutti siamo parte di un solo organismo vivente. Siamo Uno. Anima mundi.

Niente di nuovo, da Platone e dai suoi autorevoli discepoli, solo che ce ne siamo completamente dimenticati! Nell’apologo moderno è proprio la dimenticanza del linguaggio della natura e dell’essere animali fra gli altri animali e delle “meticolose connessioni” che attraversano l’universo il vero peccato originale della civiltà. Ma attraverso il dolore e la consapevolezza, di cui si fanno carico cane e gatto, compagni dell’uomo dall’inizio della storia, una salvezza è possibile.

Da mesi è partita la predicazione laica degli intellettuali illuminati (perché esistono nostro malgrado anche quelli oscurantisti) che ci dicono che questa pandemia è un campanello d’allarme per avvertirci che la Terra non ne vuole più sapere delle nostre usurpazioni, predazioni, abomini e scempi vari, e che i disastri prodotti non possono che generare altri disastri, anche contro noi stessi. Noi, i superbi detentori della “conoscenza senza limiti”, abbiamo varcato invece un limite rigoroso e stiamo perdendo palesemente i nobili attributi del doppio sapiens, conquistati faticosamente in qualche decina di migliaia di anni. E anche il nostro Francesco, un assist sicuro per tutti i veri ambientalisti, si è lanciato fin dalla Laudato si’ in ammonizioni e reprimende per farci capire che non c’è cristianesimo senza pietas e gravitas (sentimenti antichi, forse già estinti) per il male della Terra. Ma in pochi credono che gli avvertimenti del pontefice più evangelico che la contemporaneità ricordi saranno efficaci. Qualcuno invoca il ritorno di Greta, che però ora non può scendere in piazza insieme alle impetuose moltitudini di adolescenti arrabbiati, o il risveglio spirituale dei giovani, un nuovo profeta salvatore! Più facile allinearsi con il mainstream degli aiuti dall’Europa, riconosciuta inaspettatamente come la nuova Terra promessa, il recovery fund, il new green deal, la ripresa... Quale ripresa? Forse quella della accelerazione verso l’abisso spaventoso per chi “non ha imparato dalla sventura”, secondo il racconto di Filelfo?

A volte le fiabe, come le canzoni, come alcuni film meravigliosi, hanno il dono di risvegliare le coscienze addormentate di stuoli di innumerevoli, indolenti, inamovibili qualunquisti: la maggioranza degli appartenenti al popolo sovrano alla fine.

Quello che non può la ragione, tante volte può la bellezza. Forse siamo ancora umani. ◘

di Daniela Mariotti


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