Lunedì, 01 Marzo 2021

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Il virus dell'individualismo

malato terminale

Marcelo Barros, biblista e teologo, è stato il segretario particolare di Helder Camara, il cardinale dei poveri, e ne ha raccolto il messaggio essenziale. Gli chiediamo cosa pensi dell’enciclica di papa Francesco sulla fraternità universale.

Quali sono, a suo parere, i nodi essenziali del suo discorso?

«Penso che il Papa abbia assunto una posizione chiara, in un momento del mondo molto particolare. Quando si parla della possibilità di un vaccino contro il virus, mi viene da dire che il Papa ha offerto un vaccino contro il virus mortale dell’individualismo della società crudele nella quale viviamo. L’elemento fondamentale di questa società è stato espresso da Margaret Thatcher negli anni ’80 quando affermava che la società non esiste, esistono solo gli individui. Il Papa compie l’azione contraria, riprende l’umanità come fraternità, come famiglia umana e questo è assolutamente urgente. Ha offerto un messaggio che mancava, il suo appello è fondamentale di fronte alle sfide che ci attendono. È una chiamata alla solidarietà universale».

Il Brasile vive una situazione molto preoccupante, sia per il coronavirus che per lo scivolamento progressivo verso una nuova dittatura. Quali sono le forze che potrebbero evitare il declino di questo immenso Paese?

frei betto«Il Brasile è il secondo Paese del mondo per numero di morti per coronavirus, non soltanto per colpa del virus, ma perché è in atto una specie di politica eugenetica che ricorda quella di Hitler nei confronti degli ebrei, dei comunisti, degli omosessuali ecc. Il governo Bolsonaro persegue una politica decisiva per sterminare gli indios e fermare i movimenti sociali. Il Covid è stato un buon alleato, contiamo già oltre 160.000 morti, siamo dietro solo agli Stati Uniti che ne hanno avuti oltrte 230.000. Bolsonaro è un discepolo fedele di Trump e segue lo stesso cammino. È incredibile pensare che la Cina con un miliardo e 400 milioni di  abitanti abbia avuto 5.000 morti, il Vietnam con 90 milioni di abitanti, 35 morti, Cuba, con 10 milioni di abitanti, 135 morti. Cosa significa tutto questo? Che ciò che uccide di più non è il virus, ma il capitalismo».

Il Papa ha scritto una cosa interessante: la società globalizzata ci rende vicini ma non ci rende fratelli. Questa sua espressione sottolinea l’esistenza di regioni più deboli e più povere. Quali sono i poteri economici che costringono le persone alla marginalità?

«Quando c’è un terremoto le persone si domandano dove si trovi l’epicentro. L’epicentro della crisi socio-ecologica, economica, politica che viviamo è culturale. Serve un cambiamento culturale altrimenti non si riesce a superare questa mancanza di fratellanza, come dice il Papa. Le religioni hanno una grande responsabilità perché, se il capitalismo è cresciuto, è accaduto perché esse lo hanno permesso. Non hanno rappresentato una profezia, non hanno provocato un cambiamento. Alcuni dei più importanti vescovi degli Stati Uniti partecipano alla campagna elettorale di Trump.

individualismoIl problema di questa enciclica è che il Papa offre un messaggio che è ascoltato dal mondo, ma non dalla Chiesa, dal clero, dai vescovi e dai cardinali».

Papa Francesco pensa a un mondo aperto al di là delle frontiere. Sarebbe il motto di libertà, uguaglianza e fraternità proclamato dall’Illuminismo, eppure l’Occidente la solidarietà non la realizza affatto?

«La fraternità non è mai stata vissuta. In un mondo dove si perpetua la schiavitù e aumentano le disuguaglianze, non esiste fraternità. È una rivoluzione. Il Papa propone nella lettera un fondo mondiale contro la fame, invoca la fine delle guerre, l’abolizione della pena di morte e della prigione permanente. Propone un cammino di dialogo interculturale, religioso, intergenerazionale: le Chiese però non sono educate al dialogo, è ancora un linguaggio non conosciuto da quelle cristiane, neppure da quella cattolica».

L’enciclica insiste anche sul rapporto tra il locale e l’universale. Si preoccupa della diversità delle culture umane?

«Ho partecipato al processo dei forum sociali mondiali e lì questa discussione è stata sempre molto forte. Lo slogan era “pensare globalmente, agire localmente”. Oggi si pensa di dover agire localmente e allo stesso tempo globalmente. Non si può fare una cosa o l’altra, l'azione è locale-globale. Nella Chiesa si parla della sinodalità locale-globale. Gesù di Nazareth è il salvatore del mondo. Non si può alzare un muro tra una cosa e l’altra. Sono gli sfruttati della storia a indicare i cammini. L’universale è più che la somma dei locali, però si costruisce a partire dal locale, non il contrario.»

Come teologo della liberazione lei si è impegnato a sostenere la popolazione brasiliana, soprattutto i popoli dell’Amazzonia. Può descrivere la situazione attuale, in tempo di Coronavirus?

«Il coronavirus ha infettato fino a oggi 135 dei 305 popoli indios, essi piangono malati e morti. La foresta è stata bruciata volutamente per creare allevamenti per l’agrobusiness e dietro di loro ci sono le imprese multinazionali che sfruttano le miniere e inquinano i fiumi. È una situazione molto difficile, però c’è una resistenza forte e prosegue il processo avviato dal Sinodo per l’Amazzonia, che unisce gli 8 Paesi che formano la grande Amazzonia. Il 60% dell’Amazzonia è brasiliana, ma anche altri Paesi sono coinvolti. Quello che è importante oggi è la resistenza contro questo sistema assassino».

C’è una sintonia tra il lavoro del Papa e quello che aveva fatto Panikkar come artefice di pace?

«Certamente. Quando ascolto le parole di papa Francesco con questo sogno di un’umanità unita, ricordo anche il nostro arcivescovo Camara che si diceva sempre cittadino del mondo. L’enciclica Fratelli tutti ha un rapporto molto profondo con la Laudato sì'. Le due hanno una relazione con il documento dei vescovi latinoamericani della seconda conferenza del 1968 a Medellin, in Colombia, ma la Chiesa latinoamericana non ha più proseguito questo cammino.

Mi aspettavo che nell’enciclica Fratelli tutti fosse esplicitata la relazione umana con gli altri esseri. Il Papa tocca molto il sociale, il politico, la fraternità umana, ma non ripete quello che affermava nella Laudato sì': che formiamo una comunità della vita con tutti gli esseri viventi.

Un altro punto che il Papa deve ancora affrontare è la dimensione dei generi, a proposito dell’oppressione sofferta dalle donne. Afferma che le donne sono sfruttate, perseguitate, ma non approfondisce il tema. Anche nello stesso titolo, mi aspettavo che aggiungesse “sorelle”». ◘

di Achille Rossi


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