Lunedì, 01 Marzo 2021

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Una solidarietà universale

malato terminale

Ci sono dei gesti che valgono molto più dei discorsi. L’aver firmato la nuova enciclica del Papa Fratelli tutti sulla tomba di Francesco d’Assisi non indica soltanto la continuità della memoria, ma il significato dei poveri e degli esclusi all’interno della comunità cristiana. Una società che ha volto lo sguardo dal dolore degli ultimi sta perdendo il senso di umanità e sta scivolando verso il baratro. Per questo Francesco invita a un nuovo Esodo, a uscire da spazi chiusi abitati dalla pigrizia e dalla paura; è colpito dal disordine sociale, dalla disuguaglianza economica e cerca di essere la voce di coloro che non hanno voce. Parla di un amore politico che s’impegna a cambiare le strutture ingiuste che creano tanta disuguaglianza e che spingono verso l’esclusione.

Il Papa invita i cristiani a cambiare rotta, a chinarsi su coloro che sono caduti per terra ai bordi della strada e chiede un cambiamento di cultura. Il mutamento epocale auspicato da Francesco non risparmia nemmeno le tradizioni religiose che hanno permesso al capitalismo di crescere e prosperare e hanno dimenticato la loro dimensione profetica. Hanno perso troppo tempo prima di condannare con vigore la schiavitù e malato terminaletutte le forme di violenza. La memoria delle vittime è caduta nell’oblio, mentre sono proprio gli ultimi della società a essere offesi e da loro bisogna ricominciare.

La fraternità di cui parla Francesco è tutta da realizzare: invoca un fondo mondiale contro la fame, la fine delle guerre, l’abolizione della pena di morte, il superamento dell’individualismo e la trasformazione delle tensioni distruttive in azioni trasformatrici. L’enciclica Fratelli tutti è un messaggio di speranza offerto a tutti, ma dovremmo chiederci se la Chiesa è in grado di accoglierlo. Viene il sospetto che il Vangelo non sia stato mai ascoltato e che Francesco cominci a diffonderne il profumo.

 

di Achille Rossi


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