Mercoledì, 25 Novembre 2020

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Il maschilismo è l'unico virus resistente al Covid

Con gli occhiali di Alice

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La reprimenda della vicepreside del liceo Socrate di Roma a una ragazza che indossava una gonna troppo succinta, perché ai professori potrebbe “cadere l’occhio”, mi ha fatto sobbalzare. Questa volta il tema del dress code delle studentesse, un leitmotiv della cronaca scolastica di inizio anno, è anche più fastidioso. Come se non bastassero tutti i problemi di gestione della sicurezza anti-Covid!

È un fatto: soprattutto nei mesi più caldi si notano spesso nei corridoi dei vari istituti adolescenti disinvolte nelle loro canotte scollatissime o minigonne o shorts più da discoteca che da aule scolastiche. Un padre mi ha detto: «Sconsiglio mia figlia di vestirsi così per andare a scuola; le spiego che ogni ambiente sociale ha un codice di abbigliamento più o meno implicito. Vestirsi in modo più sobrio a scuola rispetto al lungomare dove si passeggia con le amiche per esempio, significa dare un valore aggiunto a ciò che si va a fare, significa dimostrare la consapevolezza di trovarsi in un luogo di impegno intellettuale e morale (cioè di comportamento), un luogo che per fortuna è anche piacevole, dove si scambiano rapporti sociali e di amicizia, ma che non è di divertimento come il luna park o la discoteca appunto».

Pillole dorate di buon senso: merce rara tuttavia in questa palude di sottocultura che è diventata la scuola, in cui si naviga a vista e nella quale anche la vicepreside del liceo romano si è arenata, suscitando l’indignazione delle studentesse, che hanno protestato con cartelli e striscioni sulla libertà di espressione individuale e contro la violenza di genere. Come si può imporre alle ragazze un limite nell’abbigliamento adducendo come possibili conseguenze gli sguardi sensuali dei professori maschi?

Ogni volta non sembra vero: ogni volta che la colpa dei desideri impuri degli uomini ricade sulle donne che li provocano perché non sono abbastanza morigerate! Che poi i maschi potenzialmente indotti in tentazione siano educatori preposti alla formazione pubblica dei giovanissimi cittadini è un dato ancora più inquietante.

Subito sono partite dichiarazioni correttive da parte di presidi e dirigenti a salvataggio dei professori… che non sono certamente tutti licenziosi!

Ma la cronaca è giustamente impietosa: mentre la scuola boccheggia e rischia ogni giorno dolorose interruzioni del diritto all’educazione dei nostri studenti, il maschilismo… no: lui è vivo e lotta insieme a noi. ◘

Di Daniela Mariotti


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