Mercoledì, 21 Ottobre 2020

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Avventura sul Gran Sasso

Sport - cultura - ambiente. Cicloturismo: i viaggi di Benedetta

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Una passeggiata sugli Appennini non può che partire dal massiccio del Gran Sasso, la punta più alta della spina dorsale della penisola. Tre giorni nella montagna dove la distruzione del terremoto del 2009 ha lasciato una tristezza che solo queste bellezze naturali possono placare.

Lasciamo la macchina a Castel del Monte, piccolo paesino abruzzese a 1500m s.l.m., anch’esso colpito dagli effetti del sisma. Da qui partiamo con le bici ben attrezzate per la prima giornata esclusivamente sui pedali. Dopo 20km facciamo la prima fermata presso la bellissima e famosa Rocca Calascio. Una delle mete più gettonate della zona che domina l’omonimo paesino e parte della vallata conosciuta come Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Ripartiamo e dopo pochi km arriviamo a Santo Stefano di Sessanio, altro tipico paesino quasi completamente ristrutturato dopo il terremoto, colorato da vicoletti e negozietti tipici.

gransasso2Da qui ci dirigiamo verso L’Aquila attraversando diversi piccoli paesi. Dobbiamo lasciare le strade poco trafficate, tipiche della campagna abruzzese, per entrare nella zona industriale, sicuramente meno bella, ma per arrivare in città ne vale la pena. L’Aquila: connubio di bellezza e distruzione. Siamo a giugno 2019: a 10 anni da quella terribile notte la città sembra ancora in ginocchio. Un vero peccato perché ancora non abbiamo imparato bene a preservare ciò che rende prezioso il nostro Paese.

La piazza, il duomo e le 99 cannelle e poi la pioggia: e ora che si fa? Rischiamo e proseguiamo verso Assergi, cittadina a pochi km dal nostro campeggio, almeno cosi dice la mappa. Ritorniamo tra salite e discese in mezzo alla natura e la fatica non si sente più. Attraversiamo paesini nascosti e sfuggiamo alla vista dei cani pastore, che per proteggere il gregge sono poco amichevoli. Dopo tanto pedalare arriviamo ad Assergi convinti di aver finito, ma ci sono 7 km di salita estenuante, e solo alle 20 siamo davanti al cancello del camping di Fonte Cerreto, immerso nel verde, essenziale e ai piedi della funivia per Campo Imperatore. Perfetto!

Il giorno dopo lasciamo la bici per la funivia che ci porta a Campo Imperatore: vastissimo altopiano da cui partono le varie escursioni, tra cui la più importante: la vetta del Corno Grande.

Ovviamente è lì che andremo. In tante ore di trekking i nostri occhi sono stati deliziati dalle bellezze di una montagna pura e incontaminata. Partiamo da circa 1800m per arrivare ai 3000m s.l.m. della vetta: bellissimo!

Escursione di media difficoltà, con tratti un po’ scivolosi, ma adatti a tutti coloro che possiedono una minima base di allenamento. La discesa per noi è stata un po’ più complicata soprattutto nel tratto iniziale, ma dire che ci siamo divertiti è poco. Concludiamo la nostra escursione con una bella mangiata al rifugio Duca degli Abruzzi.

gransasso3Terzo e ultimo giorno. Risaliamo in funivia con le bici piene di bagagli (era possibile fare da Fonte Cerreto a Campo Imperatore in bici nella bellissima strada percorsa anche dal Giro d’Italia, ma per questione di tempo scegliamo la funivia). Lasciate le nostre compagne di viaggio al rifugio dell’altopiano, oggi attraverseremo tutta la vallata fino alla parte opposta: i Prati di Tivo. Più di due ore di camminata in mezzo ai monti, tra le vecchie capanne dei pastori e la sorgente del fiume Rio Arno. Arriviamo per pranzo, ma constatiamo subito che la zona da dove siamo partiti è più bella. Altre due ore abbondanti per ritornare nell’altro versante e saliamo anche il Monte Portella (2300m s.l.m.) sulla via percorsa dalla Sky Race, corsa competitiva tipica dei luoghi di montagna. Di nuovo sosta al rifugio e riprendiamo le bici per ritornare alla macchina. Non rifaremo la strada dell’andata, ma ci godiamo i bellissimi tornanti in discesa lasciandoci alle spalle il Corno Grande che si fa sempre più lontano. Percorriamo la Via della Transumanza che divide i prati pieni di animali al pascolo, dove il campanello delle mucche fa da colonna sonora al nostro viaggio di ritorno. Svalichiamo al valico Capo la Serra e ci troviamo proprio sopra a Castel del Monte, dove ci mangiamo una pizza prima di ripartire.

Niente da aggiungere, un posto che sia a me che a Michele è rimasto nel cuore, quell’insieme di vette che ci ha tenuti tra le sue braccia per tre giorni, regalandoci esperienze stupende. Torneremo: i percorsi da fare sono ancora molti.

Di Benedetta Rossi


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