Mercoledì, 21 Ottobre 2020

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Ex-Fat: un giudizio divergente

silvia romano2

In ogni redazione che si rispetti, ci sono diversità di vedute sui problemi trattati. In questo caso non siamo del tutto d’accordo col giudizio espresso da Alvaro Tacchini sulla ex-Fat nella sua interessante inchiesta sul degrado del Centro storico, che appare in questo numero, prendendo in esame i rioni Prato e Mattonata. L'altrapagina ha sempre espresso un parere negativo sull'intervento che è stato realizzato in quell'area. In particolare non concordiamo sull'affermazione che sia stata concessa una cospicua riduzione della cubatura preesistente da parte della proprietà, cosa vera ma dettata dalla impossibilità di convertire quei volumi in abitazioni e servizi. Come peraltro non condividiamo l’espressione “guardare al bicchiere mezzo pieno”,  che sottintende una parte positiva del costrutto. Qualsiasi intervento di bonifica  rispetto al degrado precedente sarebbe stato accolto benevolmente. Casomai bisognerebbe guardare in avanti, che è cosa ben diversa. Se dopo l’intervento indicato come Manicalunga, che ha consentito di oscurare col cemento una parte di mura urbiche e l’antico Pomerio si fosse guardato in avanti e non al bicchiere mezzo pieno, probabilmente non sarebbe stato concepibile un intervento come quello effettuato alla ex-Fat, che ha praticamente sigillato con una enorme lastra di cemento la parte antica della città, ha favorito una operazione speculativa, ha portato un attrattore di traffico all’interno di una città storica, ecc. Peraltro l'intitolazione della piazza alle tabacchine è del tutto impropria, perché non c'è nessun elemento che la richiami, mentre poteva benissimo essere intestata ai "cementieri" di cui invece reca la firma ineludibile. Con questo modo di procedere e di concedere al privato pezzi di città, senza un progetto di compatibilità guidato dal pubblico, si sta smontando pezzo dopo pezzo architettura, storia, memoria del passato. È accaduto all’inizio del '900 per ignoranza; è accaduto dopo la guerra del ‘45 per necessità; accade ora per favorire interessi speculativi, accadrà ancora. Motivi diversi, ma tutti buoni per stendere un velo sul passato. Non ovunque  accade la stessa cosa.

Errata corrige

Nel Dossier dei mesi Luglio/Agosto, il cui titolo era “La colonizzazione digitale”, abbiamo pubblicato l’articolo “La rana bollita”  a firma di Maurizio Martucci. Trattasi di un errore di attribuzione. In realtà l’articolo è stato scritto da Giorgio Matteucci. Probabilmente l’assonanza dei due cognomi ha indotto all’involontario errore. Ce ne scusiamo col dottor Giorgio Matteucci, col dottor Maurizio Martucci e con i lettori, porgendo a tutti le nostre scuse.


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