Mercoledì, 21 Ottobre 2020

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Demografia. L'Umbria si sta lentamente spopolando

DEMOGRAFIA: IL FATTORE CHE NON INTERESSA LA POLITICA

silvia romano2

Demografia quale aspetto dello sviluppo – sottosviluppo.

Da qualche tempo la questione demografica viene trattata con più attenzione in Umbria. Proviamo quindi ad andare un po’ oltre i numeri forniti da qualche agenzia istituzionale e i commenti sempre superficiali di burocrati o solerti giornalisti.

Il fenomeno, è bene ricordare, fu sollevato con una certa forza almeno dal 2011, e solo oggi alcuni istituti di ricerca quali l’Aur cercano di metterlo al centro della discussione con una nuova attenzione.

La discussione finora portata avanti su questo tema non coglie l’esatta portata del fenomeno, fermandosi sempre allo stupore determinato dai numeri e alle conseguenti considerazioni, caratterizzato da un tasso d’invecchiamento crescente e dalla perdita di popolazione della regione.

I dati sull’andamento demografico della nostra regione sono molto negativi e producono conseguenze di cui bisogna tener conto: il rapido invecchiamento della popolazione, ormai oltre il 210%, la diminuzione della popolazione residente, oggi 880.285 a fronte dei novecentomila abitualmente invocati dai politici e dagli amministratori, e la fuga dei residenti per lo più giovani a contingenti di circa duemila l’anno negli ultimi anni. Solo soffermandoci su questi pochi dati è facile intuire la tendenza demografica di una regione in cui aumenta la popolazione anziana (oltre il 12%) e diminuisce quella attiva 0-14 (25,8%) e 15-64 (61,9% è nel 2020, al 64% nel 2011), con l’età media che passa dai 44,7 anni del 2011 ai 46,7 del 2020.

L’andamento demografico sembra essere drammaticamente sottovalutato, questo almeno per quanto riguarda gli Istituti di ricerca che conoscono bene le conseguenze di tale fenomeno e soprattutto le ricadute sul futuro della regione.

Purtroppo la stessa attenzione non è percepita né dalla politica né dagli amministratori, i quali non riescono a coglierne l’aspetto predittivo e il pericolo costituito da un trend la cui perpetuazione è destinata a produrre non solo spopolamento ma soprattutto più povertà diffusa.

L’andamento e le caratteristiche della questione demografica infatti coincidono con lo stato di benessere dei territori, e spopolamento e invecchiamento sono parametri inequivocabili di declino.

tabella

Spesso diciamo che l’Umbria è sempre più simile a un territorio meridionale, e il dato demografico conferma questo scivolamento a sud della penisola. L’Umbria ha un eccesso di popolazione ultra sessantacinquenne e una crescente presenza di ultra ottantenni e di non autosufficienti, con sempre meno giovani e un limitato apporto di stranieri incapace di riequilibrare l’andamento demografico.

La politica purtroppo si limita nel migliore dei casi a prendere atto della situazione, senza considerare che la demografia è uno dei parametri più utili per leggere il percorso dei territori e se si tratti di sviluppo o di regressione.

La crescita della popolazione in economia è quasi sempre un parametro di sviluppo, come lo è la presenza di giovani e di migranti. Se confrontassimo gli stessi parametri con le città più avanzate del mondo, tutto ciò sarebbe evidente.

Residenza, attivismo, dinamismo, innovazione riassumono i caratteri di una popolazione giovane, scolarizzata e multietnica. Il meglio del mondo che insegue benessere e opportunità, e lo cerca dove pensa che sia possibile, ha queste caratteristiche, e la presenza di queste componenti demografiche determina la crescita di quelle città, di quei territori e di quelle comunità. Città come New York, Londra, Berlino, Toronto, Sidney ne sono la testimonianza.

La demografia chiama in causa almeno altri due fattori: l’andamento dell’immigrazione e quello dell’emigrazione, chi arriva e chi parte.

I due fenomeni segnalano al di là di ogni ragionevole dubbio le capacità attrattive e di sviluppo di un territorio, poiché chi parte e chi arriva cerca lavoro e opportunità. I due fenomeni andrebbero approfonditi e analizzati meglio, ma per necessità cercheremo di semplificarne l’utilizzo e soffermarci a una macro-lettura.

graficoAppare evidente che se un territorio s’invecchia e si spopola vuol dire che non è attrattivo e che non è appetibile né per chi arriva né per chi dovrebbe restare e costruirci un’esistenza dignitosa e magari una famiglia. Queste due brevi indicazioni aprono almeno altri due capitoli: quello del lavoro, che è una delle cause prevalenti di spostamenti, migrazioni, insediamenti, e quello della istruzione. Lavoro e competenze, istruzione, formazione e aggiornamento, pur semplificando, sono le specificità che caratterizzano le città e i territori più sviluppati, in quanto sempre di più lo sviluppo, la crescita e le opportunità sono segnate dall’innovazione.

Possiamo quindi considerare che un territorio è attrattivo se ha queste caratteristiche e, al contrario, non lo è se non le ha. Questa in sintesi è la situazione che, se da una parte riguarda tutto il Paese, in maniera più aggravata lo è dell’Umbria, dove innovazione, opportunità e dinamismo sono ridotti ai minimi termini.

Quello che servirebbe per invertire la rotta e provare a cambiare il destino di questa Regione e delle sue comunità sarebbe una visione di futuro lungimirante e all’altezza della situazione.

Il deterioramento della politica, l’incapacità di agire, l’ossessione del consenso e l’opportunismo demagogico che hanno nutrito le classi dirigenti negli ultimi decenni, non permettono di cogliere appieno la tragicità della situazione e la reale portata del problema.

La dinamica demografica apre dunque una prospettiva sul futuro, sulle  tendenze e sulle prospettive, sulle opportunità da cogliere o sulle situazioni da correggere. L’Umbria, stretta tra invecchiamento e spopolamento, fuga dei giovani e scarsa attrattività per gli stranieri, caduta del Pil, dei consumi, della produttività e dell’occupazione dignitosa e di qualità versa, per l’insieme di questi fattori, in una situazione molto grave. Essi indicano in particolare quanto sia profondo il vuoto politico che si è determinato tra le forze riformiste per la loro incapacità di cogliere gli eventi, saperli interpretare ed avere la forza di modificarli.

Il destino non è cinico e baro, è inscritto nella volontà, nella capacità e nella lungimiranza delle persone di saperlo interpretare e guidare e, se occorre, modificare. Non dovremmo rassegnarci a un declino che appare segnato e irreversibile, a una politica inetta e preoccupata più di sé che del bene comune, non dovremmo consegnare i destini dei nostri figli, delle future generazioni e della comunità umbra a una deriva incontrollata, senza provare a modificare e orientare i processi con strumenti culturali e operativi che siano all’altezza della situazione.

Di Ulderico Sbarra


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