Mercoledì, 21 Ottobre 2020

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Partecipate. Che fine ha fatto la fusione Sogepu/Polisport?

MAMMA HO PERSO POLISPORT

silvia romano2

Quella tra Sogepu e Polisport doveva essere la fusione del secolo: due partecipate in una Spa. Riavvolgendo la pellicola del film, in principio fu solo Sogepu, nata proprio per la gestione degli impianti sportivi nel 1980. Poi le sue competenze si allargarono con le gestione del verde pubblico, della nettezza urbana e della discarica di Belladanza. L’abbinamento rifiuti e servizi sportivi si rivelò funzionale, perché gli uni guadagnavano e compensavano le perdite degli altri. La fama di questa formula procurò a Sogepu altre gestioni fuori dai confini comunali e regionali, sia per la raccolta dei rifiuti sia per la gestione di impianti sportivi. Fu chiamata a gestire gli impianti natatori a Cortona con discarica connessa, Bastia e Castiglion del Lago. Il bacino di raccolta dei rifiuti si estese a tutta la valtiberina umbra e toscana. Nel 1990 le cose cambiarono a seguito di riforme strutturali della pubblica amministrazione e si cominciò a parlare degli Ato (Ambiti territoriali ottimali) per la gestione integrata e razionale dei servizi. Nel 1998 fu deciso di scorporare la gestione dell’impiantistica sportiva da quella dei rifiuti, aumentando così le poltrone per politici che ne erano rimasti privi. Così nacque Polisport, una partecipata che non avendo più alle spalle il forziere pieno di Sogepu vide i suoi debiti annuali ripianati dal Comune con contributi a piè di lista. Nel 2009 su pressante richiesta di alcuni consiglieri di maggioranza, Goracci (oggi presidente Sogepu), Briganti (presidente Bufalini) e Reali (ex Fcu), un dipendente del Comune venne definitivamente distaccato presso la nuova partecipata, per svolgere le attività di super direttore (figura mai prevista in organigramma) della struttura sportiva. Questo spostamento si rivelò fonte di notevoli problematiche, perché furono intrapresi alcuni investimenti con i quali si pensava di rendere autonoma e sostenibile la gestione degli impianti. Ma le scelte operate oltre a non garantire il flusso promesso si rivelarono fonte di ulteriore indebitamento. Tanto che nel 2011 lo sbilancio aveva assunto la dimensione di 356mila euro, una cifra prossima al default. Per evitare il fallimento si intervenne in più direzioni: il funzionario direttore fu rimosso e trasferito in Sogepu alleggerendo di molto il carico di spesa del personale; il personale rimanente con un accordo sindacale si fece carico del risanamento aziendale, rinunciando agli aumenti contrattuali, dichiarando la disponibilità alla mobilità in Sogepu, oltre che garantire a rotazione periodi di aspettativa e relativi risparmi. Della quota residua del debito si fece carico il Comune deliberando come contropartita il rientro immediato di Polisport in Sogepu, la casa madre. Nel 2014 fu votato e approvato con un Ordine del giorno il progetto di fusione per incorporazione; nel 2016 divenne programma del nuovo esecutivo guidato da Luciano Bacchetta; nel 2018 la fusione veniva data per imminente, e lo giuravano tutti gli amministratori dell’epoca. Ma a fine dicembre 2019 accade l’imprevisto. A seguito dei cambiamenti normativi intervenuti in materia di gestione di rifiuti, Sogepu, assieme a una cordata di altre società, partecipa alla gara di appalto europea indetta per la gestione dei rifiuti nell’intero Ambito territoriale 1, un affare di oltre 300 milioni di euro per la durata di 15 anni. Sogepu risulta vincitrice, ma il Tar gela le speranze della partecipata annullando la gara per irregolarità. A seguito di tale bocciatura, il piano della fusione fu cassato e si intraprese la strada del project financing, finanziamento dei progetti, ovvero l’affidamento al privato, cosa rimasta nel limbo dei desideri. Nessuno si è presentato a farne richiesta. L’allora vicesindaco Bettarelli parlò di revisione progettuale non solo per gli esiti della gara, ma anche per non meglio definiti problemi di natura legale. I quali pare si debbano attribuire all’impossibilità di affiliazione di una partecipata dei rifiuti al Coni, l’organo nazionale che dà ufficialità agli impianti, al personale (istruttori) e alle gare, senza la quale tutto il sistema verrebbe declassato. Intanto Sogepu stoppata dalla sentenza del Tar fa ricorso contro tale provvedimento presso il Consiglio di Stato, il quale, nel mese di luglio (2020) avrebbe dovuto emettere una sentenza che invece pare arriverà a ottobre. E chissà che Sogepu, come Polisport, non torni alle sue origini, con una gestione di ambito in house? Tanto lavoro per nulla?

Nelle more di questa situazione, e senza aver trovato uno straccio di privato disposto ad assumersi la gestione di Polisport, Sogepu ha cominciato a incorporare alcune foglie della margherita della società sportiva, ma, pare per desiderio dell’attuale amministratore Cristian Goracci, eliminando quelle attività i cui centri di costo risultano in perdita e mantenendo solo quelli in attivo, scorporando, di fatto, la società in una bad company, utilizzata per assorbire attività in sofferenza, e una good company in grado di svolgere un’azione profittevole e di immagine, magari utilizzando parte dei lauti guadagni provenienti dalla gestione della discarica.

Dunque la bella addormentata Polisport riposa sulle braccia di un’amante in grado di non corrisponderla: si tratterebbe di un matrimonio rato e non consumato, quindi nullo. Un risultato straordinario a cui si aggiunge quello della discarica, il pozzo di San Patrizio da cui si ricavano gli utili per le attività sportive del Comune. Concepita per durare 20 anni, dopo cinque pare abbia raggiunto il limite della capienza: abusata e stuprata dai rifiuti ha reso più del possibile, ma ora c’è il rischio che la situazione precipiti mettendo a rischio sopravvivenza di Polisport, i contributi alla cultura e quelli discrezionali. In compenso il Sindaco ha concluso il suo mandato e l’attuale Amministratore unico pare involarsi per altri lidi a meno che non trovi qualcuno disposto a sostenerlo come Sindaco, in modo che le cose procedano in assoluta continuità. E tutto passerà alla futura generazione di amministratori per un altro giro di giostra.

Ma non è detto, che forse la pressione dei tanti dipendenti, istruttori precari, sindacati, tutti grandi elettori, in periodo pre-elettorale non riesca a imporre quello che la politica nonostante la decennale richiesta non è riuscita a realizzare: trovare a tutti i costi la strada per la definitiva fusione con Sogepu, rimandando il calendario indietro di 22 anni...

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