Mercoledì, 21 Ottobre 2020

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Città di Castello. Intervista. Il Sindaco Bacchetta replica a "l'altrapagina"

EGEMONIA GRAMSCIANA, ALTRO CHE SOTTOPOTERE!

silvia romano2

Nel numero di luglio e agosto de “l’altrapagina” avevamo fatto una analisi della situazione politica locale, sostenendo che  il dopo Bacchetta sarà Bacchetta. Venti anni di permanenza nelle stanze del potere cittadino, prima come Vicesindaco e poi come Sindaco, gli hanno consentito di diventare il dominus assoluto della politica locale e di quella istituzionale. Il Sindaco ci ha fatto sapere che le cose non stavano come noi le abbiamo descritte e così ha accettato una intervista per replicare alle nostre affermazioni.

Che cosa non le è piaciuto delle affermazioni contenute in quell’articolo?
Direi che avete sopravvalutato le mie capacità.

Ci stupisce questa sua professione di umiltà!
No, no, non mi sottovaluto, sono realista. La vostra è un’analisi caricaturale, perché mi dà delle capacità di incidere sulla realtà ben superiori a quelle che ho. In secondo luogo siamo agli inizi di una campagna elettorale difficile e complessa, per cui bisogna contestualizzare le cose. Chiaramente un’epoca finisce, com’è giusto che sia, e se ne apre un’altra con tutte le incognite del caso, anche potenzialmente positive. Voi, invece, avete dato una rappresentazione della “cosa pubblica” come mera gestione di potere. Ma non è così.

Ci spieghi come sono andate le cose dal suo punto di vista.
Le due elezioni che ho vinto al primo turno, caso unico nella storia di Città di Castello, sono frutto di un lavoro politico serio, e questo obiettivo è stato possibile perché abbiamo esercitato quella che una volta veniva chiamata in termini gramsciani “egemonia politica e culturale”, che è cosa ben diversa da ciò che si indica con sottogoverno e sottopotere.

Non le sembra un po’ troppo affermare che il suo partito abbia esercitato una “egemonia culturale” di cui nessuno pare essersi accorto?
Diciamo che questa di cui stiano parlando è stata un'egemonia politica con un impianto riformista che ha cercato di dare continuità alla politica delle giunte di sinistra, da sempre al governo in questa città. Abbiamo mantenuto una linea sul welfare che non è scontata. Città di Castello è l’unica città dell’Umbria che ha due centri Alzheimer, uno dei quali, tra l’altro, dovrà essere rinnovato. Abbiamo garantito servizi sociali importanti e molto onerosi per le casse comunali. Abbiamo avuto un approccio positivo col Centro culturale islamico. È questa la continuità buona che non era scontata. Se da una parte le città umbre sono governate dal Centro-destra: Perugia, Terni, Foligno, Spoleto, Todi, significa che negli ultimi anni il modello tifernate è stato un po’ diverso. Mentre a Perugia crollava il Centro-sinistra, io, qui, vincevo al primo turno.

Mi pare che affermi una continuità su un unico punto: il welfare.
Sì, ma c’è una continuità di carattere culturale ampia.

Eppure si teme che il Centro-destra conquisti anche Città di Castello alle prossime amministrative.
Se a Castello passa il Centro-destra è per una serie di fatti, di cambiamenti di clima, di umori che hanno connotati nazionali. D’altra parte è venuta meno una consistente parte di elettorato dell’ex Pci, e bisognerà capire se questo smottamento continuerà e quanto sarà consistente. In compenso c’è una forte presenza storico-riformista, socialista, laica, che è una garanzia per tutto il Centro-sinistra.

Quindi il Psi è il perno del  sistema politico locale: esattamente come noi avevamo affermato. Ci sta dando ragione?
Storicamente i socialisti sono sempre stati al centro del sistema politico e sono stati scippati da questo ruolo guida della Sinistra dalle note vicende di Tangentopoli.  Ma anche in Europa i socialisti sono la Sinistra. Chiaramente con il clima elettorale che c’è bisognerà fare delle alleanze, perché la Destra sicuramente si coalizzerà. Anche noi quindi dovremo cercare accordi  all’interno del nostro perimetro di riferimento che è la Sinistra.

Circolano voci su possibili candidati. Nel Pd si fa con insistenza il nome di Luca Secondi, l’attuale Vicesindaco. È un candidato sostenibile per lei?
Di voci ne ho sentite molte e qualcuna decisamente fantasiosa. Io non ho fatto nessun nome. Ritengo che sia prematuro farne. Qualunque candidatura proposta adesso è destinata a essere cestinata.

Pare che ultimamente in Consiglio comunale le relazioni tra lei e alcune componenti del Centro-destra, Lignani Marchesani di F.lli d’Italia, siano sotto una buona stella. Lo testimonierebbero le convergenze su Lascito Mariani, Festival delle Nazioni, ecc.
Se qualche consigliere di opposizione converge sulle indicazioni da me espresse, ne sono ben lieto. Noto con grande stupore che c’è una parte, molto residuale di quella che teoricamente chiamiamo Sinistra, che si avvita in un odio feroce e con la quale è impossibile dialogare e mediare.

I rapporti con il Pd sono stati sempre collaborativi nel corso del secondo mandato?
Il Pd è stato molto leale e lo ringrazio. Ciò non di meno è un partito che ha attraversato e sta attraversando una fase di transizione a livello nazionale, con riverberi in sede locale. Sono state registrate, per esempio, alcune fuoriuscite anche in Consiglio comunale: alcuni consiglieri hanno abbandonato il Pd, ma continuano a sostenere la maggioranza. Ho avuto una sola polemica col segretario del Partito democratico, Mariangeli, il quale mi imputava una certa lentezza nella nomina per la sostituzione del Vicesindaco Bettarelli, eletto in Regione. Noi abbiamo dato delle indicazioni e ci siamo attenuti a queste. Sono sempre rispettoso delle indicazioni al punto che ho messo in Giunta delle persone di cui non ero convinto, sul piano politico non personale ovviamente, ma sempre in uno spirito di collaborazione e di giusta rappresentanza.

Come va il Festival delle Nazioni?
Mi pare che sia un’edizione del tutto particolare a causa del Covid, tuttavia è partito abbastanza bene.

Eppure la mancata nomina del professor Nocchi nel CDA, indicato e poi escluso da parte del Comune, ha destato più di una polemica. Come sono andate realmente le cose?
Il professor Nocchi è stato indicato nell’Assemblea come uno dei quattro rappresentanti del Comune in seno al CDA.  Non è stato nominato  nel Consiglio di amministrazione tra i rappresentanti degli enti pubblici semplicemente perché la Regione ha rivendicato due nomine e  ha assorbito anche quella della Comunità Montana. Al Comune di fatto è rimasta una sola nomina della rosa dei quattro, e per l’Ufficio di Presidenza è stato indicato Leonardo Salcerini, che è stato eletto dai privati.

Ma il motivo ostativo da lei indicato sono i tre mandati previsti dallo Statuto, rivelatosi poi infondato, non la Regione e le altre nomine.
Non è così; dovete studiare.

Siamo qui per questo.
Nocchi era indicato dal Comune, non dalla Regione. Se il Comune avesse avuto due rappresentanti in seno al Consiglio, sicuramente avrei tentato, con una forzatura comunque, di rinominarlo. Ma siccome il Comune è stato costretto a dare una sola indicazione…

Usciamo dall’equivoco. La sua dichiarazione “… che il potere non è eterno, ma finisce”, richiamando proprio una frase di Nocchi, non lascia dubbi circa le Sue intenzioni. Quindi è stata fatta una scelta: e chi l’ha fatta?
Io. Alla fine ho dovuto scegliere il Regolamento, a fronte del fatto che il professore aveva cumulato ben sei mandati in seno al Festival delle Nazioni.

Per sette anni si è raccontato che il Comune avrebbe impiegato il Lascito Mariani per il recupero dell’ex ospedale e per la realizzazione della Casa della Salute, poi si è deciso di passare tutto alla Asl 1.
Il Lascito è vincolato a una destinazione socio-sanitaria (alleviare le sofferenze di chi si trova nel dolore…) per volontà testamentaria, cosa che non rientra tra le finalità del Comune. Per questo il Lascito è stato trasferito alla Asl come destinatario naturale. Ma l’Amministrazione comunale non ha rinunciato agli obiettivi a suo tempo indicati: realizzazione del nuovo Centro Alzheimer, potenziamento del reparto di oncologia, realizzazione della Città della Salute. Che altro non è se non l'accorpamento e centralizzazione di tutti i servizi sanitari del territorio, che oggi sono suddivisi in tre o quattro sedi e per i quali l’Asl paga l’affitto. Riteniamo giusto e virtuoso seguire l’esempio di altre Regioni per arrivare a questo obiettivo. Se la Città della Salute venisse realizzata all’interno dell’ex ospedale, di proprietà della Regione, si realizzerebbe un recupero importante in un’area già oggi al centro di interventi di restauro complessivo: Pinacoteca, Chiostro di San Domenico, Piazza dell’Archeologia. Se poi la Regione, nella sua autonomia, riterrà di farla altrove, dovrà spiegare la ragione di tale scelta e cosa intende fare del vecchio ospedale.

Il Lascito è stato oggetto di un parere legale espresso dal professor Palermo. L’Avvocato Emilio Mattei ha smentito l’interpretazione che lei ha dato di quel parere, inclusa la possibilità di un suo impiego per il recupero dell'ex ospedale.
Onestamente non posso rispondere all’Avvocato Mattei che è stato difensore del Comune: è un problema deontologico.

Però ai cittadini bisognerà spiegare come stanno le cose!
Ho detto semplicemente che una cospicua parte  delle risorse del Lascito deve essere indirizzata per realizzare la Città della Salute, preferibilmente all’interno del vecchio ospedale, poi come vengano utilizzate concretamente rientra nelle competenze di Asl e Regione, che dovranno mettere le risorse aggiuntive. Non ho mai detto che dovranno essere utilizzate materialmente nella struttura.

Cito le sue parole a proposito del parere: “Questi principi del foro che sostenevano che il Lascito non potesse essere utilizzato nel recupero dell’ex ospedale”. Sono stati smentiti dal professor Palermo?
Sono stati smentiti, perché il professor Palermo in una dichiarazione ha detto che quelle risorse possono essere utilizzate…

Secondo il professor Palermo quelle risorse non possono essere utilizzate in un recupero strutturale in quanto produrrebbero un incremento patrimoniale a favore di un altro ente proprietario.
Esatto. Siamo d’accordo. Tuttavia l’Asl è della Regione, e quindi si tratta di un altro ente molto relativamente. Le forme giuridiche per il suo utilizzo [del Lascito], assolutamente tranquillizzanti, ci sono e si troveranno da questo punto di vista. Non a caso la stessa Regione ha dichiarato che interverrà in questo senso.

Il protocollo d’intesa da voi firmato in precedenza prevedeva un costo di recupero dell'ex ospedale di 11 milioni: 3 milioni la Regione; 3 milioni la Asl; 3 milioni dal Lascito Mariani; 2 milioni pubblico/privato. Semplifico. Ma se i 3 milioni del Lascito andati alla Asl verranno utilizzati per l’acquisto di servizi e macchinari, escludendo i privati rimangono 6 milioni. Che cosa si recupera con tale cifra?
Non facciamo confusione come capita spesso a voi.

Siamo qui per chiarirci le idee.
Non sono mai entrato in dettagli tecnici perché non mi competono. Noi abbiamo sostenuto che una parte ingente del Lascito debba essere utilizzata per la realizzazione della Città della Salute; come avverrà tecnicamente è competenza dell’ente proprietario, la Regione. Se poi quelle risorse verranno utilizzate nell’acquisto di macchinari o per fare altro finalizzato a questo obiettivo, non è che io voglia o possa intervenire.

Ma il vincolo della non utilizzabilità in opere strutturali, non vale anche per la Asl?
Penso che le risorse del Lascito possano essere utilizzate in questo senso, assolutamente – questo è il parere del professor Palermo –,  per realizzare la Città della Salute.

Questa è una non risposta.
Si tratta di una polemica artificiosa. Perché, ad esempio, nessuno mette in discussione il fatto che una parte del Lascito possa essere utilizzato per realizzare il nuovo Centro Alzheimer? Anche quella è un’opera strutturale.

È esattamente la stessa cosa.
Si può fare, si può fare.

Ogni tanto rientra in gioco Piazza Burri: è dal 2016 che se ne annuncia la realizzazione per l’anno successivo: stesso progetto, stessi Emirati, stesse polemiche.
Il rapporto del Comune è esclusivamente con la Fondazione Burri. Come poi reperisca le risorse per realizzare la Piazza è una sua libera scelta: se con risorse proprie o esterne, ovviamente è cosa pienamente legittima. Sulla tabella di marcia per la sua realizzazione non ci sono rallentamenti. Piuttosto la situazione è complessa non tanto per Piazza Burri, quanto per le aree immediatamente adiacenti (Molini Brighigna e Consorzio agrario) che vanno sistemate nel modo migliore. Per questo occorre un progetto complessivo che credo sia a buon punto.

Perché si è rinunciato a un concorso internazionale di idee e progetti richiesto da molti professionisti  e che avrebbe arricchito tecnicamente e dato lustro alla città?
In un certo senso sono d'accordo. Ma essendo Piazza Burri legata alla Fondazione  per il reperimento delle risorse, pare ovvio che intervenga anche nella progettazione. Peraltro il disegno della Piazza era già stato fatto dallo stesso Maestro e si tratta solo di rispettare  le sue volontà, cosa che per la Fondazione è un obbligo morale.

Ma se la Fondazione mette le risorse non significa anche che debba progettarla. Peraltro intervenendo su un’area pubblica per realizzare un’opera che poi verrà donata al Comune e in parte retrocessa (il Grande Nero) alla Fondazione per la sua gestione. Un po’ artificioso.
Niente di artificioso. La proprietà dell’opera rimarrà al Comune. Non è che la Fondazione fa un progetto specifico sulla piazza. Il disegno l’ha già fatto Burri e non può essere diverso. Non c’è nulla da inventare.

Di Antonio Guerrini


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