Lunedì, 10 Agosto 2020

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L'impresa come sistema vivente

Libri. Una visione sulla natura e sulla ecologia umana

silvia romano2

Un’altra visione sulla natura e Il libro di Massimo Mercati L’impresa come sistema vivente, Aboca edizioni merita di essere letto, pubblicizzato, dibattuto. Anche nelle scuole.

I romani dicevano che “la parola convince, ma è l’esempio che trascina”. Una massima che si addice a una impresa innovativa, coerente ed etica come Aboca, creata dal padre di Massimo, Valentino Mercati, un realista visionario che è partito dalle potenzialità del territorio senza restare prigioniero del localismo, un imprenditore vero e coraggioso che non ha però mai smesso di essere un uomo nel senso pieno del termine, come essere capace di pensiero e azione mai disgiunte dalle responsabilità. Non è mai diventato un “bulimico del profitto”, come tanti altri imprenditori hanno fatto. Ha costruito senso e valori su una attività imprenditoriale di successo. E quei valori, quelle ricerche, quelle domande e risposte di senso, sono diventate non solo retroterra di una impresa di qualità, ma anche coscienza e cultura condivisa con le comunità e con l’opinione pubblica nazionale. E questo si sente nelle parole e nei concetti che Massimo utilizza nel libro. Non solo si legge, “si sente”.

Massimo Mercati parte dall’approccio innovativo di Aboca, quello di ricercare nella natura le risposte ai bisogni legati alla salute dell’uomo, sviluppando modelli agricoli sostenibili e investendo nella ricerca scientifica. Ma anche dell’interdipendenza dei diversi piani, del “pensiero sistemico” che è alla base della comprensione e dell’azione umana. E di come i diversi piani, scienza, filosofia, economia ed ecologia si fondono continuamente nell’organizzazione aziendale promossa da Aboca. Nel libro c’è molto di Fritjof Capra, il fisico austriaco teorico dei sistemi, e di Edgar Morin, il grande pensatore transdisciplinare francese. Tre elementi trattati da Massimo Mercati, tra molti altri.

Il primo: la relazione tra persone-natura-complessità come base della cultura e della conoscenza.

Il secondo: la insostenibilità del sistema neoliberista capitalista fondato sul principio del profitto come unico valore.

Il terzo: il legame inscindibile tra fini d’impresa, dignità del lavoro e missione esistenziale delle persone.

Massimo Mercati evidenzia non solo la necessità di cambiamento, ma anche una quasi “inevitabilità” del cambiamento determinata dal collasso dell’attuale sistema di produzione e di consumo, e da segnali provenienti dalle società civili, come i movimenti animati da Greta Thumberg. I cambiamenti enunciati da Mercati sono necessari come l’aria. Ma non appaiono essere quelli prevalenti nel mondo imprenditoriale, istituzionale o degli organismi che regolano il commercio e l’economia. Una impresa etica e innovativa come Aboca dovrebbe ispirare e trascinare il cambiamento. Essere la regola, non la rara e preziosa eccezione. Invece alla guida di Confindustria è stato eletto Carlo Bonomi, esponente della vecchia imprenditoria assistita e di destra. Uno che parla con l’arroganza di quei vecchi baroni decaduti che, col petto in fuori, il bastone in mano e le pezze al culo, attraversano la piazza assolata del paese con la stessa arroganza maturata in un mondo arcaicamente padronale e fortunatamente estinto da decenni. Un personaggio cresciuto nell’opaco mondo delle multinazionali della farmaceutica, al cui confronto il Vittorio Valletta della Fiat anni ’50 sembra Carlo Marx.

Massimo parla della insostenibilità del sistema neoliberista, assolutamente condivisibile. Ma oggi il vecchio equilibrio tra sistema economico produttivo, sistema finanziario e politica è completamente saltato, con il neoliberismo finanziario transazionale che si è ipertrofizzato e si mangia l’economia e la politica, creando una nuova dittatura finalizzata al massimo profitto possibile, nel minor tempo possibile, con ogni mezzo possibile. Contro tutto e contro tutti, esseri umani o natura. È vero anche, come evidenzia Mercati, che di fronte alla catastrofe, crescono pure reazioni positive, nuovi pensieri, reti globali. Per questo va accolta la chomskyana esortazione “ottimisti, nonostante tutto”. Dentro la quale ognuno è chiamato a fare la sua parte. Nel libro, ovviamente, c’è molto altro e molto di più, che non è raccontabile in poche note di recensione.

Una lettura interessante, preziosa, piacevole, di alto profilo scientifico e culturale. Fornisce conoscenza e fa riflettere. ◘

di L.N.


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