Martedì, 11 Agosto 2020

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Delitto d'autore

Festival delle Nazioni. La cacciata di Venanzio Nocchi

silvia romano2

Ce l’hanno fatta a far fuori Venanzio Nocchi dal consiglio di amministrazione del Festival delle Nazioni. Nella quasi irreale atmosfera da ultimi giorni di regime che si respira a Città di Castello, è saltata una “testa” importante in nome di un molto presunto rinnovamento che non si sa ancora bene da chi e da che cosa sia rappresentato. A tagliarla, questa “testa”, è stato lo stesso sindaco Luciano Bacchetta. Dopo aver ancora indicato Nocchi tra i rappresentanti del Comune nell’assemblea dei soci, al momento di scegliere i nomi per il consiglio di amministrazione, lo ha fatto fuori.

Nocchi, in politica dal 1970 come sindaco, assessore regionale e quindi senatore, per poi dedicarsi soprattutto al Festival e ai suoi studi di filosofia, c’è rimasto male. Soprattutto per il modo in cui la sua estromissione è avvenuta. In una lunga lettera aperta all’“una volta stimato Luciano Bacchetta”, ha stigmatizzato un atto da cui si sente “ferito moralmente” e che ha definito “canagliesco” e attuato “vergognosamente”. Ha tenuto a difendere la propria immagine e il proprio operato, qualificandosi come “un galantuomo” da tutti apprezzato «per il suo profilo civile e per il suo antico impegno pubblico, svolto con onore in un tempo in cui l’uomo politico si distingueva per l’esempio di vita specchiata che conduceva». Ha quindi ricordato la sua «dedizione totale al Festival, fatta di una presenza giornaliera dedicata fattivamente al coordinamento delle attività amministrative». Un attaccamento – afferma Nocchi – con forti motivazioni etiche: «Io ho ricevuto tanto dalla mia città a partire dal 1970; per questo ho ritenuto che, cessato il mio impegno pubblico, fosse giusto restituirle qualcosa che dipendesse dalle mie competenze». Proprio per questo – asserisce – la sua lunga collaborazione meritava una conclusione “più decorosa”, senza subire la “sgradevole esperienza” di un accantonamento così traumatico, mettendolo alla berlina come un “vecchio parruccone” di cui liberarsi per rinnovare il Festival.

Il giudizio su Bacchetta sul piano personale è severo: «Sei l’unico ex allievo che mi ha mancato di rispetto»; «hai offeso incomprensibilmente una persona per bene che ora trepida per una istituzione culturale cittadina che solo un miracolo salverà»; «hai ordito con freddezza diabolica, assieme ad altri, ormai arcinoti alla piazza, la mia ‘uscita di scena’». Nocchi additando il sindaco come stratega delle manovre politiche che hanno portato alle nuove nomine nel consiglio di amministrazione: «Hai preferito farti interpretare come capo di una fazione che agiva in un campo nemico per far passare una linea politica – non culturale – attraverso cui battere l’avversario per instaurare una nuova strategia programmatica del Festival». Sul banco degli accusati, oltre al Sindaco, Nocchi pone Andrea Lignani Marchesani (“ottimo nelle vesti di mazziere”) e il nuovo consigliere Roberto Cuccolini (ora leghista), per aver portato per la prima volta all’interno del Festival «la politica con il suo volto protervo e volgare».

Nocchi critica aspramente anche l’ingresso nel Consiglio di amministrazione di due musicisti tifernati – Fabio Battistelli e Marcello Marini – a suo dire «colpiti da una, incomprensibile perché infondata, sindrome di grandezza che ha fatto loro perdere il senso delle proporzioni». Secondo Nocchi, non c’è bisogno nel Consiglio di amministrazione di competenze artistiche e musicali professionali, che «sono largamente assicurate dalla Direzione artistica, la cui autonomia deve essere considerata legge sacra».

Negli ultimi anni si era talmente abituati a identificare il Festival con Nocchi che sembra finire un’era. Forse l’ex senatore si considerava culturalmente e politicamente così autorevole da essere inamovibile. Inoltre lo faceva sentire inattaccabile anche il sostegno politico da lui dato finora ai sindaci, incluso Bacchetta. Anche per questo, lo “sgarro” subito dovrebbe ferirlo molto. Ora si ritorce anche contro di lui quella pochezza della politica tifernate che agli osservatori più attenti è evidente da tempo.

Verso quali orizzonti? Ci pare evidente che lo “scalpo” di Nocchi sia esibito da Bacchetta per consolidare un asse con Lignani Marchesani e il centro-destra, utile sia per la convivenza con la nuova amministrazione regionale, sia in vista delle elezioni comunali dell’anno prossimo. A tal proposito pare altrettanto chiaro che il ricambio all’interno del Festival serva a Bacchetta per accontentare gli “arcinoti strateghi da caffè” (stiamo parafrasando Nocchi…), che vorrebbero mettere le mani sulla città nel 2021. ◘

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