Lunedì, 21 Settembre 2020

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Acqua amara

Ambiente. Com'è lo stato delle acque del territorio?

silvia romano2

Il deterioramento dell’ambiente e della salute umana in Valtiberina è ormai visibile a tutti e i dati lo testimoniano da lungo tempo; è indispensabile sorvegliare l’evoluzione della situazione, mettere i cittadini in condizione di conoscerla e pretendere interventi concreti da parte delle istituzioni, in primis quelle territoriali.

Il modo più efficace per verificare il grado di salubrità dell’ambiente in cui viviamo è controllare lo stato delle acque. L’acqua è l’elemento fondamentale per la vita, per sua natura raccoglie e accumula le sostanze chimiche risultanti dalle attività antropiche e le restituisce all’uomo in modo diretto e indiretto, con conseguenze devastanti. Vista l’estrema importanza del fenomeno, qualche mese fa abbiamo richiesto ad Arpa Umbria i dati sulle acque della Valtiberina e dopo lunga attesa abbiamo avuto per le mani un documento che ha richiesto tempo per la comprensione e l’interpretazione del contenuto, tanto appariva criptico e disorganizzato. Questi i dati evinti: lo stato dei fiumi nel 2019 è stato giudicato buono dal punto di vista chimico, sufficiente dal punto di vista ecologico. Sono stati evidenziati dei picchi anomali di ammonio (probabile derivazione agricola) e un progressivo calo delle specie ittiche. Dal punto di vista chimico le ricerche sono state circoscritte ai parametri essenziali (temperatura, conducibilità, presenza di ossigeno ecc.).

 Fino a poco tempo fa, a Riosecco l'acqua dei Pozzi non si poteva bere né usare per gli orti. A Pistrino era la stessa cosa. Per l'Arpa è quasi tutto regolare. Ma non è così

ScreenHunter 02 Jul. 31 16.11Sul fronte delle acque sotterranee, quelle che, per intenderci, rivelano con maggior chiarezza l’entità e, spesso, l’origine dell’inquinamento, il rapporto indica che sono state monitorate due falde e 25 pozzi. 7 dei 25 pozzi hanno presentato anomalie evidenti. In generale sono due i parametri superati: quello dei nitrati (di derivazione agricola) e quello del tetracloroetilene (solvente impiegato in vari processi produttivi). Per quanto riguarda i residui di fitofarmaci e fertilizzanti agricoli le situazioni più critiche si trovano nella zona est e sud della valle. I limiti sono ampiamente superati, in particolare, nella zona tra San Giustino e Selci (Altomare) e nell’area di Riosecco e Graticole. In quest’ultimo punto di prelievo vi è anche una presenza significativa di Glifosate e suoi metaboliti. I dati relativi ai solventi industriali nelle zone critiche di Regnano-Riosecco e Trestina sono conferiti alle autorità competenti in quanto oggetto di procedimenti amministrativi, perciò non sono presenti nel rapporto che abbiamo esaminato. I 7 pozzi e le due falde monitorati nell’area della discarica di Belladanza hanno dato risultati rientranti nei limiti di legge, fermo restando che la conformità alle norme non coincide con la salubrità, come ha confermato a suo tempo, anche su queste pagine, la dottoressa Patrizia Gentilini, oncologa e medico Isde. I nitrati sono responsabili del tumore allo stomaco, il tetracloroetilene e affini sono neurotossici e collegati a tumori a reni, fegato e problemi al sistema riproduttivo maschile.

Il rapporto dell’Arpa risulta incompleto e poco chiaro soprattutto in considerazione delle criticità presenti nella valle, per le quali si annunciano monitoraggi continui, di cui non si trovano riscontri documentali.

La limitatezza dei dati di Arpa ci ha spinti a cercare altre informazioni sul sito di UmbraAcque che, fornendo il servizio di acquedotto “pubblico” (le virgolette sono d’obbligo dopo l’elusione del referendum 2011), non dovrebbe sottrarsi all’esecuzione di rilievi continui e mirati. E qui le sorprese sono state due: la prima positiva, la seconda molto meno. La positiva è che il servizio “L’acqua che bevo” permette al cittadino (mediamente dotato digitalmente) di accedere ai dati delle analisi effettuate in ogni singolo punto di attingimento; la negativa è che le ricerche effettuate non sono appropriate né per i tempi di prelievo, né per la tipologia di sostanze ricercate. Come già riferito, nella nostra zona esistono diversi punti critici, sia per quanto riguarda i residui di tipo agricolo che di tipo industriale; mentre i secondi sono rilevabili in qualsiasi periodo dell’anno per effetto dell’accumulo e della persistenza delle sostanze, quelli di derivazione agricola sono soggetti a fluttuazioni in base ai periodi d’impiego dei formulati. Ciò che salta all’occhio nelle analisi di UmbraAcque è che queste regole non sono rispettate; in altre parole non vengono ricercati i solventi nelle zone in cui si trovano in maggior quantità e non vengono esaminati i nitrati nel periodo estivo che è quello maggiormente rivelatore. Nel modus operandi di UmbraAcque si manifesta in modo icastico la distorsione creata da un sistema pubblico che ha ceduto potere al privato, allo stesso modo Arpa (agenzia pubblica) con la scarsa trasparenza del suo operato rivela una pericolosa compiacenza verso amministratori colpevoli di inazione, quando non di irresponsabilità. In entrambi i casi il cittadino paga, come direbbe Totò, e paga profumatamente, per servizi di qualità scadente. Ciò che in ultima analisi viene colpevolmente disatteso è il dettato costituzionale che mette al di sopra di ogni cosa la tutela della salute e dell’integrità del cittadino, con le gravissime conseguenze che osserviamo quotidianamente in una conta di malati e morti (per tumori e malattie cronico-degenerative) che supera di gran lunga quella del Covid19. ◘

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Di Romina Tarducci


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