Mercoledì, 21 Ottobre 2020

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Semi di speranza

Editoriale

silvia romano2

Ci voleva il rapporto annuale del Dipartimento degli Stati Uniti sul traffico di persone nel mondo per ricordarci che il governo di Tripoli non solo non persegue e non condanna 205 persone coinvolte in questo indegno traffico, ma le ha integrate nelle istituzioni statali.

Gruppi armati, miliziani e una rete di criminali hanno abusato della loro posizione per impegnarsi in attività illecite. Alcune unità della Guardia Costiera libica sono composte da ex trafficanti di esseri umani e contrabbandieri. Nel centro di detenzione di Zawiyad gli aguzzini hanno abusato fisicamente dei migranti detenuti e alcune donne sono state vendute per schiavitù sessuale. Sono episodi raccapriccianti che raccontano la tragedia dei più deboli, che stanno perdendo la vita e la dignità per arrivare in Europa. Nel mondo che conta gli scartati non hanno alcun peso e di loro si perdono persino le tracce.

Eppure c’è un’altra Europa, ancora minoritaria, che si china sugli ultimi in nome della comune umanità, al di là delle frontiere e del filo spinato. La Comunità di Sant’Egidio ha invitato 150 giovani e adulti a trascorrere una o più settimane, a proprie spese, nell’isola di Lesbo per assistere i migranti e ridare speranza e aiuto. Ai volontari si richiedono attenzione al Covid 19, con test prima e dopo la partenza, mascherine e distanziamento fisico, ma il vero problema dei migranti è la depressione collettiva. Credono di essere arrivati in Europa e si ritrovano in un limbo da cui non si esce più, per questo crescono i suicidi, anche tra i minori non accompagnati.

La risposta dei volontari è la costruzione di un “ristorante solidale”, con 350 coperti, la scuola d’inglese per 100 persone al mattino e la scuola di pace per i bambini, felici di ritrovarsi tra banchi, quaderni e pennarelli.

La vera soluzione sarebbe quella di attivare dei corridoi umanitari che possano svuotare Lesbo e ridare speranza a persone che fuggono dalla disperazione. La presenza dei volontari è l’espressione più autentica che il bene è diffusivo.

Redazione Altra Pagina


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