Lunedì, 10 Agosto 2020

libreria acquista online

La ragnatela

Editoriale. Verso le comunali con pochi sussurri e senza grida

silvia romano2

Secondo alcuni nostri lettori, l’ultimo editoriale “Il re solo” non sarebbe dispiaciuto a Bacchetta, al quale, l'essere indicato come l’unico pilastro attorno a cui gira tutta la politica cittadina, gli avrebbe reso un servizio. Insomma non ci sarebbe altro dio al di fuori lui, e la sua è una recita a soggetto unico. In questo modo la politica è stata uccisa, ma non bisogna enfatizzare “l'abilità” con cui il mandante ha ordito il “delitto”. Come dire, il crimine c'è e deve essere accertato, ma guai affermare che sia stato fatto con destrezza, perché significherebbe rendere onore al ladro e dare torto alle guardie che non avrebbero vigilato abbastanza. A parte il fatto che Bacchetta non è un ladro, la destrezza a livello penale è un’aggravante, non un’attenuante. E in politica destrezza equivale a spregiudicatezza, che non può certo essere considerata una virtù.

Quindi l’affermazione che la politica a Castello viaggia su un binario morto, quello di Bacchetta, e che non ci sono altri terminal efficienti è tutt’altro che un complimento. Ciò non significa che non esistano anticorpi validi, ma il corpaccione della politica e della società civile è divenuto Bacchetta-dipendente, deversamente dagli antibiotici, e l'infezione non si può più fermare.

Riprendiamo allora il filo della ragnatela costruita in tanti anni, non di anti-politica ma di assenza della politica, per spiegare il misfatto. Ovvero il modo in cui sia stato messo a regime un complesso sistema di potere che spazia dal pubblico al privato.

Il Consiglio comunale è stato trasformato in una assemblea di notai chiamati a ratificare decisioni prese altrove. Ovviamente c’è chi non ci sta e denuncia. E fa bene. Ma ogni opposizione finisce sotto il compressore della maggioranza. Al di fuori del Palazzo non ci sono altri luoghi o tribune dove la discussiione abbia senso perché i partiti, parafrasando Craxi, sono vuoti ma i mandarini sono ricchi (di potere).

Questa esclusione programmata è iniziata molto prima di Bacchetta, ma con lui ha trovato il suo interprete migliore. Di chi la responsabilità? Del Pd, innanzi tutto, rivelatosi un partito inutile, allevato alle piccole greppie di potere, immerso nel fiero pasto degli interessi di bottega e incapace di generare classe dirigente. Ci sono assessori in sella da venti anni, come lo stesso Sindaco (chi altri come lui?). Segni evidenti di una situazione bloccata.

C’è la responsabilità di alcuni personaggi influenti per passate esperienze politiche mostratisi a dir poco arrendevoli nei confronti del Sindaco, e quando è finito il tempo delle mele ed è arrivato quello della Lega sono stati tagliati come rami secchi. E così Bacchetta è diventato “il cattivo”. Ma in politica i giudizi morali contano poco (Machiavelli). Il primo cittadino è stato semplicemente l'interprete di una politica più che clientelare amicale, fondata sul tornaconto di congrega, interessato a perpetuare il più possibile la durata al posto di comando, che è la legge fondamentale del potere. Quindi chi si lamenta oggi e ha condiviso, tacendo, fatti e misfatti di questo sistema, non può che leccarsi le ferite. È difficile credere che non si sapesse.

La stampa in questi anni è divenuta un tappetino di cui si vergogna anche la polvere che vi sta sotto, tanto è ostentata la sua sudditanza al Principe.

E poi c’è la ragnatela ordita da Bacchetta grazie a cui è riuscito a mettere insieme tutti i poteri che contano in città. A cominciare da Sogepu, ricca di consulenze, di contributi ad associazioni, attuatrice della politica culturale del Comune con gli introiti della nettezza urbana. Polisport, la gemella minore, pompa idrovora di tutte le attività sportive per piccoli e per anziani. Le Società rionali con il monopolio assoluto di presidenti a senso unico: il suo. L’ospedale di cui si narra la sua influenza di reparto in reparto, di lettiga in lettiga, di clistere in clistere. L’Edarco, ovvero i signori del mattone e dei parcheggi, eredità del passato. Le cooperative, la cui vita dipende dal Comune come i polmoni dall’ossigeno. I commercianti e la loro Associazione, lo zoccolo duro del suo bacino elettorale. La Fondazione Albizzini Collezione Burri che significa Piazza Burri, ex Fat, Palazzo Vitelli, ovvero mezzo impianto urbano della città. Senza dimenticare il ruolo della Massoneria con i suoi uomini dislocati in vari organismi cittadini, che hanno rapporti con la pubblica amministrazione. E dopo tanta fatica una ripassatina alle acque di Fontecchio, dove è di casa. Tutti i centri di potere cittadino hanno preso a parlare la sua lingua, e mentre sfornava questo arrosto, al Pd rimaneva solo il fumo. Il resto è stato un chiedere e ottenere, o promettere e rimandare in un rapporto diretto, capillare, quotidiano di scambi con cittadini, imprenditori, prenditori e ciabattini. Nessuno è stato trascurato. Tutti hanno avuto e chi non ha avuto o era comunista o cattivo per eredità genetica.

Le ultime vicende, Lascito Mariani e rinnovo del Consiglio di Amministrazione del Festival delle Nazioni, testimoniano ad abundantiam il nuovo corso, ovvero la sterzata a destra sui nuovi alpeggi del potere regionale, accompagnato per mano da Lignani Marchesani. La spregiudicatezza è stata la cifra di questa politica che ha portato vantaggi a sé e non alla comunità. E il risultato è una città in cui tutto è diventato ex, ovvero rudere, ovvero degrado: ex Fat, ex cinema Vittoria, ex piazza Garibaldi, ex scuola Garibaldi, ex asilo Cavour, ex mura urbiche, ex Ospedale, ex Cinema Eden, ex ferrovia, ex Molini…

Le domande decisive della politica sono rimaste fuori del Palazzo, sulla cui porta è scritto: “se ne riparlerà tra qualche generazione”. Il Pd è stato umiliato, non si capisce se per ignavia o incapacità o tutte e due le cose insieme: un partito di maggioranza inutile che è stato a guardare mentre tutto ciò accadeva. Sono riusciti a distinguersi solo Castello Cambia e Tiferno Insieme, due liste civiche. E proprio lì, probabilmente, bisognerà trovare convergenze politiche e nomi nuovi per non fare la fine della mosca: rimanere preda della ragnatela.

Di Antonio Guerrini


Editoriale l'altrapagina Soc. Coop.
Sede Legale: Via della Costituzione 2
06012 Città di Castello (PG)
Responsabile: Antonio Guerrini
Info Privacy & Cookie Law (GDPR)

Seguici anche su:

Dati legali

P.IVA 01418010540
Numero REA: pg 138533
E-mail: segreteria@altrapagina.it
Pec: altrapagine@pec.it

Redazione l'altrapagina

Telefono: +39 075 855.81.15
dal Lunedì al Venerdì dalle 09.00 alle 12.00