Venerdì, 29 Maggio 2020

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Come ci cambia la vita

Arezzo. Covid-19 e computer

image 060Era domenica 8 marzo quando sono uscito qualche ora in auto per raggiungere le Crete senesi e scattare qualche foto suggestiva. Dal giorno dopo siamo stati chiusi in casa io, mia moglie e nostra figlia studentessa universitaria in via di specializzazione.

È dalla clausura che i nostri comportamenti sono cambiati. Ed è dalla clausura che sono emerse le nostre vere necessità, quelle non indotte dal consumismo sfrenato dei nostri tempi. Nessuno di noi ha più pensato a abiti o accessori da indossare, ma tutti abbiamo preso atto che i nostri computer erano indispensabili. Indispensabili come il cibo, come le letture. Ormai è attraverso il computer che ci si informa, che si cazzeggia in cerca di ironia, che si “incontrano” gli altri. Ecco, è lì la nuova piazza, specialmente in tempi di arresti domiciliari.

Ce n’è una per gli adulti e una per i giovani (Facebook e Instagram); uno sfogatoio anche sguaiato per chi prova rabbia, un modo per scambiarsi idee tra più equilibrati. E poi c’è l’aspetto ludico. YouTube è il luogo in cui si possono trovare i video comici o riguardanti brani musicali di ogni età, di ogni epoca; ma anche le recensioni filmate dei prodotti più svariati. E che dire di Rai Play, Amazon Prime Video, Mediaset Play, Paramount Channel, o D Play? Tutti portali che ci permettono di vedere film e programmi TV di ogni genere, dai Tg all’intrattenimento, dai documentari alle serie TV più varie.

Al computer, portatile o fisso, ma anche sotto forma di tablet, si può raggiungere qualsiasi luogo del mondo visionando le immagini online o le guide turistiche più o meno convenzionali. Si possono consultare le recensioni di alberghi o ristoranti, prenotare vacanze o cene in trasferta quando non c’è il Corona Virus, e pasti consegnati a casa in epoca di arresti domiciliari. Fermi a casa si ingrassa, di certo per la voglia di cucinare, ma anche per i computer o i tablet accesi mentre ci si sdraia sul divano. Insomma, l’ottanta per cento di quel che facciamo in casa da reclusi riguarda i computer nelle loro varie forme, smartphone compresi. Eh sì, smartphone compresi, perché è con loro che operiamo fino a che lo schermo non è considerato troppo piccolo. Così ci affidiamo all’elettronica per ogni cosa, anche per conoscere i programmi TV e le video chiamate. Naturalmente così facendo i giorni passano e la pigrizia ci assale, e insieme al divieto di uscire ci porta in poltrona o sul divano, in compagnia di qualcosa di agile ed elettronico capace di connetterci col mondo.

Un apparecchio che ci permette tutto ciò che non sarà forse indispensabile, ma ormai si può considerare necessario per ognuno di noi, quelli che vogliono essere partecipi della vita là fuori. Per fortuna o purtroppo? Chissà, questo sarà la storia a dircelo, ma di certo è inutile opporsi a certe realtà che si impongono come se fossero il telefono e la TV delle origini. E guai a chi dice che così i cervelli vanno all’ammasso; non dipende certo dai computer. Casomai dalla scuola, il cui livello è in pauroso calo, insieme alla considerazione che hanno dei docenti le famiglie degli studenti, alunni compresi. Ma questo è un altro argomento. 

Di Gianni Brunacci


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