Venerdì, 29 Maggio 2020

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Una ideologia che uccide

Sanità. La "Lombardia" paradigma delle privatizzazioni del servizio pubblico

conte lombardia1Non son bastati gli oltre 20mila morti, la marea di contagiati, la diffusione dell’epidemia per mettere a tacere le bocche di fuoco della Lega. A dare l’assalto alla Croce Rossa governativa ha cominciato il Presidente Fontana con la richiesta di respiratori, mascherine, la nomina di Bertolaso a “Commissario straordinario”, col “se il governo non ci ascolta, ci muoveremo da soli”, “costruiamo l’ospedale da noi”. E Salvini che appena un mese prima diceva “che non bisognava chiudere le attività, ma lasciare tutto aperto”, e di nuovo Fontana “macché epidemia, è una semplice influenza”. E poi, cambiando narrazione, “se il Covid-19 verrà sconfitto il merito è della Lombardia”. Senza chiarire «… perché nella… regione ci fossero così pochi respiratori prima della crisi (ultimo dato del 2017: uno ogni 4.130 abitanti in Lombardia; uno ogni 2.550 abitanti in Toscana e Veneto)…».

Poi sono arrivate le accuse sulle case di riposo. Secondo un articolo apparso su Repubblica intitolato “Coronavirus, focolai nelle case di riposo il picco in Lombardia” sarebbe rimasto ucciso un ospite su dieci. Sulla vicenda la magistratura ha aperto una indagine, ma sta di fatto, afferma Codacons, che «… la decisione intrapresa dalla giunta regionale lombarda,... di individuare strutture Rsa per accogliere pazienti positivi al Covid-19 “a bassa intensità assistenziale”, ovvero che non necessitano di cure particolari», per recuperare spazi negli ospedali sommersi dai pazienti è stata una decisione “Folle”, «…come accendere un fiammifero in un pagliaio», ha affermato Luca Degani (Presidente dell’associazione della case di riposo Uneba Lombardia). È pur vero che l’emergenza che ha colpito la Lombardia è senza eguali e gli errori sono inevitabili in condizioni emergenziali, ma l'ipotesi che la politica abbia avuto un ruolo rilevante nella diffusione del viru si fa strada.

In casa della Lega lo stato di allerta è ai massimi livelli. Il campanello di allarme è arrivato dai sondaggi. La Lega viene data al 25/26%, Fratelli d’Italia in rapida ascesa, il Pd in crescita così come in crescita sono i 5Stelle e Forza Italia. Un arretramento che per Salvini sarebbe più letale del virus.

Per correre ai ripari il Capo indiscusso ha mandato il governatore della Regione, Fontana, alla carica contro il Governo per distogliere l’attenzione dal bubbone lombardo. Un depistaggio inutile, perché Lega e Centro destra governano la Regione da oltre 20 anni, ed è difficile imputare le disfunzioni del sistema sanitario agli altri. Sono loro che hanno equiparato sanità pubblica e sanità privata (Formigoni), che hanno fondato la sanità sulla centralità dell’ospedale, sulla cura ad alta intensità di costi pubblici e ad alta intensità di guadagni privati; sono loro ad aver smantellato la sanità di base, la medicina di territorio, l’assistenza a domicilio, la cura delle malattie infettive perché poco redditizia; è stato Formigoni a intrattenere i rapporti interessati con la clinica Maugeri, con gli ospedali semipubblici che hanno per azionisti multinazionali (Tenaris Dalmine finanzia Humanitas), a percepire mazzette in cambio di favori.

E questo modello di sanità turboaziendalista si è trovato impreparato all'urto di una epidemia imprevista, aggressiva, veloce, favorendo una mortalità aggiuntiva di cui non c'era certo bisogno.

A bocce ferme molti leghisti della prima e della seconda ora dovranno spiegare perché a Bergamo e nella Valseriana non sono state fatte le zone rosse ancorché richieste dai sindaci (Nembro, Alzano Lombardo, Bergamo ecc..), perché la Confindustria lombarda ha fatto pressioni sui politici per non fermare la produzione (Yes we work, Bergamo non si ferma), perché 7000 aziende hanno continuato a lavorare anche dopo il lockdown della regione, perché le case protete per anziani sono state tuttaltro che protette, perché il personale medico e pazienti sono stati abbandonati a se stessi, perché sono morti tanti medici e infermieri contagiati, perché la politica ha taciuto su tutto questo.

L’anomalia lombarda si spiega più che con l’epidemiologia medica, con la politica della Lega e del Centro destra. Al netto dell’emergenza, lo spostamento della politica sanitaria a favore dei privati ha provocato la dilapidazione di risorse ingenti, che hanno finito per lasciare senza protezione le fasce più deboli della popolazione.

Ma se la Lombardia a guida Lega ci ha messo del proprio, la pandemia di Conovirus ha dimostrato ovunque che «lo smantellamento del sistema sanitario pubblico ha trasformato questo virus in una catastrofe senza precedenti nella storia dell’umanità e in una minaccia per l’insieme dei nostri sistemi economici» (Civiltà cattolica). «E abbiamo ridotto la nostra capacità ospedaliera in nome dell’ideologia dello smantellamento del servizio pubblico, che ora si mostra per quella che è: un’ideologia che uccide» (Civiltà Catotlica).Se il sistema ha retto è per merito dei suoi opeatori.

Di fronte a questo sfacelo bisognerebbe essere più che preoccupati e fare ammenda degli errori altrui per non replicarli in casa. Invece l’Umbria vuol mettersi sulla stessa strada del Veneto e della Lombardia, ossia creare anch’essa una sanità che faccia sempre più spazio al privato, mettendolo in concorrenza al pubblico. E per realizzare questo progetto la Giunta Tesei ha chiamato un geometra veneto, scudiero di quello Zaia che, se nei modi mostra di essere più oculato e “a modo” di Salvini, nei fatti persegue lo stesso obiettivo. A suo sostegno è sceso in campo il “Corriere dell’Umbria”, proprietà della famiglia Angelucci, a cui è riconducibile un grande giro di cliniche private su cui ha creato un impero. L’ubriacatura del privato non ha retto né in Lombardia né negli Stati Uniti, per questo il ritorno al pubblico è una via obbligata da cui non si potrà prescindere. 

Redazione l'Altrapagina


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