Mercoledì, 08 Aprile 2020

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lo spartiacque di Verghereto

Dopo elezioni. Mario Tosti risponde a Roberto Segatori

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È del tutto condivisibile la analisi, la diagnosi e la terapia esposta su queste pagine da Roberto Segatori, in merito alla drammatica crisi che sta sconvolgendo la sinistra. “E allora cosa fare?”, si è chiesto a conclusione del suo pensiero.

Mi sono dato una risposta: “Occorre far bene”. I politici devono far bene.

Il bene nella politica è fare l’interesse della società, secondo uno dei possibili ideali alternativi: ridurre le diversità fra gli uomini o metterli in competizione. In democrazia, la scelta fra le due strade spetta al popolo. Per evitare che la democrazia degradi nella demagogia, il popolo dovrebbe scegliere i propri rappresentanti non per quello che promettono, ma per quello che hanno combinato nella vita.

La ricetta potrebbe apparire semplicistica.

Eppure, ha funzionato in Emilia Romagna, dove gli amministratori uscenti sono riusciti a fermare lo tsunami grazie alla qualità sociale che hanno coltivato, in continuità con la tradizione della sinistra, adeguandola alle naturali dinamiche dell’umanità: appena oltre il Verghereto si respira aria d’Europa ed eccellenza della politica.

Come controprova vale il risultato dell’Umbria, dove è stata espulsa una classe politica responsabile dello scempio perpetrato per vent’anni nella gestione della cosa pubblica, caratterizzata da incapacità, arroganza, opacità e mancanza di senso dello Stato. Sono stato testimone non marginale dei retroscena all’interno dei trasporti, della sanità, dell’ambiente; persino del volontariato. Non li denuncio oggi, né per infierire su chi è sceso dal palazzo né per salire sul carro del vincitore: li ho raccontati puntualmente, con la severità dovuta all’appartenenza alla parte progressista che si è trovata tradita ed umiliata. Oggi non serve più ricordare i misfatti, perché i responsabili sono usciti di scena e non sono più in grado di nuocere. Mi preoccupa solo che le mie denunce siano state ospitate solo su queste pagine e che le opposizioni non abbiano mosso ciglio, a dimostrazione dell’esistenza di “un sistema spartitorio e consociativo a cui l’opposizione stessa, che ha vinto le ultime elezioni, ha partecipato largamente” (Pierluigi Bruschi, su l’altrapagina di gennaio).

Oggi rischiamo la stessa scena a parti invertite. Occorre sperare che i nuovi al potere riescano ad amministrare bene e che i progressisti facciano emergere nuove generazioni in grado di riprendere la strada giusta.

Se nelle Regioni sono stati scelti politici per quello che hanno combinato nella vita e non per quello che hanno promesso in campagna elettorale, a livello nazionale la soluzione è più complessa a causa dell’enormità del debito pubblico che impone soluzioni impopolari, incompatibili con il consenso elettorale. Finora tutti i governi succedutisi al potere, escluso quello di Prodi, hanno eluso il proprio dovere, senza preoccuparsi di compromettere il futuro dei giovani. Per evitare il baratro, sempre più vicino, occorre il miracolo che entrino in Parlamento degli statisti disponibili a perseguire l’equità nella distribuzione delle poche risorse disponibili, anche a scapito delle loro carriere immediate; questo presuppone che gli elettori riescano a capire la realtà e abbiano il coraggio di scegliere il minore dei mali. 

di Mario Tosti


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