Lunedì, 10 Agosto 2020

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Il risveglio della coscienza

A partire dagli anni ‘60, in particolare dopo il ’68, i cattolici italiani hanno assunto comportamenti sempre più “liberal”, in aperta antitesi con la tradizione secolare della Chiesa e come conseguenza dei cambiamenti del costume e delle leggi. Oggi in Italia i praticanti cattolici sono circa il 18% della popolazione (Ipsos 2017). Pochissimi i fedeli delle altre religioni: i musulmani secondo l’Ismu sono il 2,4% per la maggioranza provenienti da paesi extraeuropei di prima  o di seconda generazione, meno dell’1% gli appartenenti a tutte le altre religioni.
Siamo una società senza Dio e senza orizzonti di trascendenza, figli devoti del consumismo e dell’edonismo che, per il momento, non ha visto la fine del- la sua parabola ascendente. E fino a ora nemmeno il fantasma dell’apocalisse climatica sembra poter porre un freno al trionfo di un Potere – il Capitalismo – che continua  a  crescere e a espandersi, a rinnovarsi, a essere sempre e comunque vincente.

bruna bonifazi1 1Ma come in tutte le situazioni di crisi di valori storici profondi, che questa volta toccano il limi- te della sopravvivenza dell’uomo sul pianeta Terra, il bisogno di alzare lo sguardo al cielo, di tenere viva una qualche fiamma di speranza per un riscatto escatologico non si spegne mai. Qualcuno parla di “nuova coscienza emergente”: uno stato  di coscienza più elevato che un numero sempre  crescente  di esseri umani potrebbe raggiungere per dare vita a una nuova età, una sorta di nuovo “Rinascimento”.

Al di là di questa utopia prossima ventura resta il fenomeno molto concreto di un proliferare attivissimo di movimenti spirituali costituiti per lo più in associazioni culturali, che con una forte impronta filosofica – al di fuori oppure a volte a latere delle religioni confessionali – sono presenti in tutto il territorio del nostro paese; pensiamo solo alla miriade di scuole di yoga variamente ispirate al buddismo, al taoismo, al cristianesimo esoterico, allo yoga appunto.

Un dato comune è una certa dif- fidenza nei confronti della religione storica dell’Occidente, a parte alcuni movimenti che si richiamano invece al cristiane- simo tradizionale, sia pure nella declinazione più evangelica o comunque meno legata alle gerarchie: un esempio sono i gruppi “Darsi pace” fondati da Marco Guzzi. Ne segue un certo rifiuto della nozione di peccato connesso con la colpa. Claudio Naranjo (1932 - 2019), medico psichiatra e filosofo autore di numerosi libri, fondatore di una scuola di autoconoscenza - il SAT (in san- scrito “verità ed essere”) - che ha sedi e attività in dodici paesi del mondo - sostiene che il peccato è piuttosto una malattia, la conseguenza di una ferita affettiva primordiale, che può essere superata con un generale cambiamento di coscienza che, mentre risana l’individuo, risolverà i problemi del mondo.
Tappa di partenza di ogni tipo di cammino di questo genere è la pratica della meditazione.

Che cos’è la meditazione, abbiamo chiesto a Leonello Di Risio, “un maestro di meditazione sul confine dell’essere”?
«Oggi va di moda parlare di meditazione, ma la meditazione è una pratica molto rigorosa che ha come obiettivo la pace della mente, una condizione indispensabile per aprire la porta della coscienza del sé, la parte divina del nostro essere, in un percorso progressivo per accedere allo stato indifferenziato della coscienza stessa, il noumeno greco, l’Uno di Plotino». «Attraverso la ricerca interiore per scoprire la natura profonda del proprio essere un frammento della Coscienza Universale, il logos che sovraintende l’ordine dell’Universo, si entra in contatto con una realtà inesauribile, che permette una crescita psicologica e spirituale personale straordinaria» spiega invece Bruna Bonifazi, allieva del maestro rev. Fausto Taiten Guareschi, abate del monastero zen Fudenji di Bargone, Fidenza e insegnante operatore Schiatsu Apos (Associazione professionale operatori e insegnanti Shiatsu). «In altre parole si diventa sempre più se stessi, si scopre la propria autenticità e ci si realizza come persone nella propria storia. Questo è il risveglio della coscienza di cui parlano tutti i maestri. È un livello superiore di consapevolezza del nostro essere qui su questa terra, per operare nella via del Bene personale e collettivo, è la scelta della non violenza e dell’amore incondizionato verso tutti gli esseri viventi».

Ma che cosa spinge le persone a superare quello che lo psicanalista Massimo Recalcati chiamerebbe il “paradigma libertino” di questa civiltà, che trova il suo significato nella ricerca  costante   e  continua una vera compulsione – da parte degli individui a rinnovare gli oggetti del godimento, per dedicarsi invece alle pratiche dello spirito?
«La sofferenza. La sofferenza è il motore di ricerca… Tutti gli esseri umani prima o dopo incontrano la sofferenza. C’è chi reagisce a questo shock con la rabbia, con l’aggressività, c’è chi si chiude in se stesso, nella paura di essere di nuovo ferito, c’è chi assume le “pillole della felicità”, chi cerca ancora di più i piaceri materiali… per consolarsi, per stordirsi… E c’è chi decide di interrogarsi… di guardarsi dentro, di guardare il proprio dolore per comprenderne l’origine e per liberarsene».

il bisogno di alzare lo sguardo al cielo, di tenere viva una qualche fiamma di speranza

per un riscatto escatologico non si spegne mai.

Qualcuno parla di “nuova coscienza emergente”

Non basta per questo la psico- logia?
«Penso di no. Gli psicologi e gli psicanalisti possono favorire la cura della mente e solo in parte quella dell’anima, ma gli esseri umani sono corpo mente e anima, in unione con il Tutto che ci trascende. Per guarire dalla sofferenza bisogna prendersi cura di tutte queste parti interamente. Ecco perché spesso le religioni tradizionali falliscono nella cura della sofferenza; mentre le dottrine orientali prevedono ancor prima dello studio dei testi sacri la pratica della meditazione e la disciplina del corpo».

bruna bonifazi2Qual è il contributo che i militanti di questi movimenti possono portare alla società?
«Sembra che queste persone che meditano, che praticano le arti marziali, che frequentano seminari di formazione in cui si parla di reincarnazione, di corpi sottili, di ottava superiore, siano separati dal mondo, ma in realtà vi mettono le radici per un impegno sociale vero:  smantellando il proprio “ego”  destrutturano  le corazze identitarie (i ruoli famigliari e sociali, il carattere, la personalità) che tutti abbiamo costruito, che ci rassicurano  e ci mettono a riparo dalle nostre paure, ma nello stesso tempo ci condizionano e ci limitano nelle nostre infinite possibilità. Quando cadono le barriere delle convenzioni, delle ipocrisie, delle false credenze e false identità, quando si comprende che la felicità non consiste nella realizzazione dei propri desideri (la ricchezza, il successo, l’essere amati) allora ci si misura con la verità più profonda dell’essere uomini. Il lavoro spirituale è tutto nell’accettazione e nel perdono di se stessi per come siamo; nell’arrendersi alla Vita; è dentro la carne dell’ incontro con l’altro nell’armonia e nella pace, oppure non è nulla».

“Cambia te stesso e cambierai ilmondo”: il messaggio che, dopo oltre duemila anni, Mahatma Ghandi ha accolto e reso vivo nella sua vicenda personale e storica è una bellissima sfida anche per l’uomo di oggi.

 


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