Giovedì, 12 Dicembre 2019

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Le tre metamorfosi di Conte

Chi è il benpensante scandalizzato dalla terza metamorfosi di Giuseppe Conte, da docente universitario, signor Nessuno (I) in politica, a premier-ombra (II) del governo Salvini-Di Maio (vice dei suoi vice), fino a presiedere (III) il nuovo governo giallo-rosso? Il suo motto potrebbe essere quello di Rimbaud: «Je est un autre». Perché? Ma perché la vecchia idea identitarista e tautologica dell’«io=io», «individua substantia», è oggi difficilmente sostenibile. Nelle scienze umane avanza sempre più l’idea dell’«io=noi» («una repubblica», diceva Hume, e «città o campagna» Pascal): costrutto storico-culturale, plurale e mutevole, un «intreccio o groviglio di somiglianze e differenze», «simile e dissimile» da se stesso, sempre in parziale e precaria strutturazione.

La biografia accademica di Conte qui non ci interessa. Ma la sua biografia politica sì, spezzata in due dal suo discorso in Parlamento del 20 agosto: un Conte simile e dissimile da se stesso, un po’ il professore che dà lezione di costituzionalismo a un allievo analfabeta, e un po’ un politico a sor- presa «diverso», che preannuncia una nuova stagione. Ma quanto in futuro la dissomiglianza tra i due Conte prevarrà sulla somiglianza nessuno lo sa. Sappiamo invece che l’«anno bellissimo» di Conte si è rivelato un annus horribilis, sotto le insegne razziste e xenofobe del Ministro della Propaganda e della Paura.

Conte ha detto di aver mediato e meditato. Di essersi distanziato in privato dal Salvini dei «porti chiusi» e dell’«armatevi e sparate». Alla storia restano la sua auto-denuncia sulla Diciotti, le sue firme sulle leggi salviniane, la sua foto col suo ministro a fianco, e con in mano l’ineffabile cartello: «Decreto Salvini. Sicurezza e Immigrazione». Ma sicurezza da chi, da pochi profughi disperati, a rischio annegamento? O dagli immigrati buttati in strada e trasformati in potenziali fattori di insicurezza proprio dai Decreti Sicurezza?

Altro sembra il Conte del nuovo governo Pd-5S, di cui dichiara di voler essere guida sicura e sintesi efficace. A che cosa oggi egli ci ha messi di fronte? Non più a un contratto privato (peraltro incostituzionale), come quello tra i due patetici promessi sposi di Lega e 5S, ma a un faticoso e difficile programma di coalizione (allestito purtroppo frettolosamente, senza una profonda condivisione strategica!). Non più a un inverecondo mercato di vacche, di do ut des, ma a una dichiarata unità di intenti (seppure approssimativa e con troppe riserve mentali delle due forze!). Molte, ovviamente, anche le trappole e gli infortuni dinanzi al neo-governo (a partire dalle contraddizioni interne ai due alleati!).

Ma i 29 punti, orientati verso la difesa dei diritti, del lavoro, dei beni pubblici (scuola, sanità, green economy, ecc.), per quanto astratti e generici, 76 2sembrano di buon auspicio. Anche se, per rigenerarsi radicalmente, Pd e 5S hanno bisogno di tempo.  Ma è augurabile e non impossibile. La «coerenza dello scarafaggio» (come ha scritto nel suo blog il 10 agosto il Grillo della svolta contro «i nuovi barbari»), ossia la politica identitaria e mortifera dell’«io sono io», con l’implicita conqui- sta o distruzione dell’«altro», non serve né ai 5S né al Pd. E nemmeno agli italiani. Come l’«Io», l’«Unico» di Stirner, memorabile oggetto degli sberleffi critici di Marx ed Engels, che vantava le stesse «proprietà» di Dio (perfezione, onnipotenza, incondizionatezza, ecc.), chiudeva con l’autonientificazione la sua assurda pretesa di auto-deificazione («Ho fondato la  mia  causa su nulla»), così l’ingordo onnivoro Salvini, reclamante, contro il dettato costituzionale, lo scettro dei «pieni poteri» («lo Stato sono io», anzi: «Io sono lo Stato»), ora è fuori dal Viminale e dal go- verno, sull’orlo di un «nulla» che ricorda metaforicamente la fine dell’«Unico» stirneriano.

Ma la «Bestia», seppure emarginata e ridimensionata, ringhia ancora, pronta a (ri)balzare sulla scena. Starà al nuovo governo, e al nostro attivismo democratico, impedire che ciò avvenga


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