Domenica, 15 Dicembre 2019

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L'anomalia umbra

Lo scorso marzo il Registro Tumori Umbria ha diffuso i dati sull’incidenza tumorale nella regione e relativi distretti, tracciando uno scenario decisamente apocalittico per l’Alto Tevere, dove il rapporto e più elevato della media regionale (838 casi ogni 100˙000 abitanti contro 752), persino in relazione alla disastrata situazione della conca ternana che si attesta sugli 800 casi.

Di fronte a dati cosi allarmanti ci saremmo aspettati una energica reazione tanto dalle amministrazioni locali che dai cittadini, ma ancora una volta le aspettative sono andate pressoché deluse. Il silenzio e stato rotto da Castello Cambia, la forza politica di opposizione che si batte, oramai in solitaria, per la legalità e la tutela dell’ambiente nel Consiglio Comunale di Città di Castello. Dopo aver puntualmente richiesto in sede consiliare l’istituzione di un’apposita commissione sul tema, ha organizzato un convegno dal titolo “Tumori e gestione del rischio in Alto Tevere”, svoltosi sabato 22 giugno nella cornice della ritrovata biblioteca comunale. Nell’introduzione, Emanuela Arcaleni (consigliera comunale di Castello Cambia) è andata subito al nocciolo della questione mettendo in luce le carenze delle amministrazioni locali e  regionali: assenza di ricerca delle cause e di monitoraggio, nessun progetto di prevenzione primaria.

Gli esperti intervenuti sono il Professor Aldo Ferrara, dell’Università di Siena; il dottor Carlo Romagnoli del Dipartimento di Prevenzione della Asl 1 nonché Presidente di Isde Umbria (medici per l’ambiente) e Alessandro Zangarelli, fotografo tifernate che si interessa da tempo della condizione ambientale della Valtiberina, con particolare riferimento alla elevata pressione tabacchicola sul territorio. Zangarelli ha portato la sintesi dell’interessante studio svolto nel 2017 dall’antropologo Lorenzo Alunni, Docente universitario a Milano e Ricercatore a Parigi, avente per titolo: “a soglia di tolleranza. Coltivazione del tabacco, tumori “ e gestione del rischio in Alta Valle del Tevere”. Lavoro che ha l’enorme pregio di aver affiancato i dati epidemiologici, il cui andamento ha assunto carattere preoccupante già dagli anni ‘80, e quelli agroambientali, corroborati dalle rilevazioni Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale) sullo stato delle acque di falda italiane. Umbria e Toscana nel 2014 (ultimi dati disponibili) detenevano un triste primato, risultando inquinate da molecole e metaboliti di fitosanitari il 63,9% delle acque superficiali e il 31,7% di quelle sotterranee.

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A fronte dei dati scientifici, Alunni ha esaminato il contesto socio-economico e politico che ha consentito il mantenimento di una coltivazione intensiva interessata da un impiego considerevole di trattamenti chimici, accertando una prassi consolidata di imposizione dell’interesse economico privato sull’interesse collettivo. Un sistema alimentato da “legioni” di amministratori locali, che hanno pervicacemente presentato la  tabacchicoltura come un’attività i cui i benefici economici e sociali superano ampiamente i rischi sanitari. Narrazione che ha perso da tempo fondamento, vista la contrazione della manodopera impiegata e la concentrazione della superficie coltivata in poche mani. Come ha sottolineato Zangarelli, l’assenza della politica sul fronte della tutela ambientale e sanitaria ha determinato un conflitto sociale strisciante tra cittadini e imprenditori agricoli. Sintomatica di questo stato di cose e stata la lunga gestazione di un “Regolamento comunale sull’uso sostenibile dei fitosanitari”, la cui applicazione e tutta da verificare.

Il dottor Romagnoli riconduce l’origine dei problemi ambientali e sanitari attuali al fenomeno di inquinamento e spossessamento delle matrici (aria, acqua, suolo e territorio) per l’incapacità delle normative di garantirne l’integrità e il mantenimento nella disponibilità pubblica. Le matrici sono beni comuni e le attività di produzione che ad esse attingono dovrebbero avere una funzione sociale, ma la disgiunzione tra legalità e giustizia ha determinato uno squilibrio tra il potere contrattuale degli Imprenditori e quello dei cittadini esposti ai rischi. L’arretramento della politica, secondo il dottor Romagnoli, va necessariamente contrastato per rafforzare la gestione pubblica dei beni comuni. Dopo aver rapidamente riferito le risultanze di alcuni studi condotti da Isde Italia (International Society of Doctors for the Environment), l’Associazione dei medici per l’ambiente, nei siti sensibili umbri (impressionanti i dati sulle analisi effettuate nel ternano) ha evidenziato che l’agricoltura intensiva, oltre a presentare le criticità focalizzate dallo studio di Alunni, mostra anomalie intrinseche dovute a pratiche colturali non integrabili nell’ecosistema. Invoca quindi un cambio di paradigma per un orientamento a tecniche più sostenibili. Della sua esperienza professionale ammette le difficolta incontrate nel relazionarsi ad Arpa (Agenzia regionale protezione ambientale) e nella richiesta di interventi di controllo incisivi. Si tratta di requisiti indispensabili per una attenta gestione delle matrici in cui il settore pubblico si faccia carico dell’interesse della collettività, subordinando l’uso privato allo stato effettivo delle risorse e impedendone il deterioramento. Il dottor Romagnoli collabora con l’Università di Perugia per la progettazione di eco-distretti, unità territoriali di controllo e intervento diretto, e per la promozione dell’economia circolare. Con questo termine si intende un sistema produttivo orientato all’eliminazione o riduzione drastica dei rifiuti, altro fattore rilevante di degrado ambientale e sanitario.

Il professor Aldo Ferrara, partendo da un excursus nel proprio filone di ricerca, ormai decennale, sull’inquinamento atmosferico, ha mostrato l’evoluzione e l’estensione delle fonti di inquinamento, delineando un quadro che e divenuto molto complesso e indagabile solo con un approccio multidisciplinare. Lo studio delle dinamiche di inquinamento dell’aria richiede l’apporto di chimici, meteorologi, medici ecc. Basti pensare che la morbilità derivante da inquinamento atmosferico non presenta più la divaricazione esistente decenni orsono tra aree urbane e rurali: oggi gli inquinanti hanno una mobilita piuttosto elevata. Riconosce, il professor Ferrara, come un’anomalia considerevole quella che vede l’Umbria colpita da un’incidenza così alta di tumori e ritiene urgente e necessario che gli organi preposti effettuino un’indagine accurata del fenomeno, pur non nascondendo la sua preoccupazione per una sanita che da servizio pubblico si e trasformata in un sistema economico-finanziariopolitico concepito per perpetuare se stesso. L’acme si è raggiunta con l’incapacità dimostrata dalla politica di coniugare la tutela della salute con la tutela dei posti di lavoro. Per agire sul fronte legislativo il professor Ferrara ha fondato il Comitato Popolare Beni Comuni e Sovrani che, su ispirazione del lavoro avviato da Stefano Rodota, si è fatto promotore di una legge di iniziativa popolare volta a integrare in Costituzione il concetto di beni comuni e sovrani. Legge per la quale e possibile firmare presso tutti i Comuni entro il 30 luglio prossimo. I relatori hanno avuto la capacita di accostare all’aspetto scientifico-divulgativo l’indicazione di azioni concrete. Per questa ragione e risultata fastidiosa l’assenza al convegno di tutti i rappresentanti politici e le autorità sanitarie, sebbene ufficialmente e pubblicamente invitati. I cittadini presenti, che si caratterizzavano per elevata partecipazione e impegno, ricorderanno le assenze più delle presenze. Inevitabilmente.


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