Andrea Chioini – Sono 57.136 le firme (54.751 digitali e 2.385 cartacee) depositate al Senato dalla Rete italiana Pace e Disarmo, per la proposta di legge popolare denominata “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta”: l’articolato è leggibile qui insieme alla relazione illustrativa.
L’Umbria ha contribuito con 821 firme, pari all’1,5% del totale; dalla provincia di Perugia ne sono arrivate 679: 83% dell’insieme regionale.
Una cifra che non rassicura se la prendiamo come indicatore della capacità di mobilitazione pacifista spinta da un progetto e non reattiva davanti a qualche accadimento eclatante…
Uno scenario emerso anche durante la raccolta vera e propria: iniziata il 18 marzo scorso, il 1° agosto era a quota 19.736 firme; trascorsi 40 giorni (11 settembre) toccava 39.771 per fare un salto “miracoloso” negli ultimi 4 giorni.
Un ritmo che la dice lunga sulla capacità progettuale di tutto il pacifismo italiano e della capacità di fare “massa critica” in un passaggio complicato come l’istituzione di un Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio che segua il sistema del Servizio civile e dei corpi civili di pace da coordinare con la Protezione civile. Ulteriore strumento ipotizzato: l’attivazione di un istituto di ricerca su pace e disarmo.
L’Umbria non ha brillato in questa campagna, denominata “Un’altra difesa è possibile”: del resto nella terra di Capitini e della marcia Perugia – Assisi c’è capacità di mobilitazione quando si protesta (contro il militarismo dilagante e le guerre), ma il potenziale si rivela molto inferiore quando si tratta di progetti culturali: quelli che ci sono vivono soprattutto nella didattica scolastica con un ruolo interessante svolto da una diffusa rete di docenti che percepiscono la forte valenza educativa del tema “Pace”.
In compenso si registrano forti movimenti nel settore industriale in senso tutt’altro che pacifista: la creazione di un consorzio che mette insieme 49 aziende presenti nella regione per trattare con Leonardo (azienda di stato produttrice di armamenti) sta alimentando un dibattito pubblico sulla riconversione produttiva in senso militare di significative porzioni dell’industria.
Il discorso pubblico ha preso vigore nella primavera 2026 dopo il rilascio di una proposta di ricerca pubblicata da Alessio Lanfaloni, La riconversione” dell’Umbria al servizio dell’industria bellica.
La ricerca di Lanfaloni è stata ripresa e rilanciata dal quotidiano lindipendente.online con un’inchiesta a firma di Linda Maggiori e Giuditta Pellegrini pubblicata il 10 giugno 2026 (qui sotto la versione testuale).

L’articolo è integralmente tradotto in inglese su Italian Times

Sul tema ulteriori materiali sono emersi per iniziativa de l’altrapagina che ha pubblicato vari articoli e l’elenco delle 49 aziende aderenti al consorzio Umbria aerospace cluster.


Su questo tema il gruppo “Osa” molto attivo in ambito sociale, soprattutto a Perugia, ha diffuso un dossier che sta alimentando il confronto tra le varie posizioni.
Lo pubblichiamo qui.


“Finché c’è guerra c’è profitto” è il titolo dell’incontro, promosso dalla Fondazione Capitini, alla biblioteca comunale di San Matteo degli Armeni, a Perugia.
La registrazione è disponibile grazie ad Andrea Maori che l’ha inserita nella “library” di Radio Radicale.
Per accedere: https://www.radioradicale.it/scheda/800430/finche-ce-guerra-ce-profitto-umbria-tra-san-francesco-e-riarmo

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