A Umbertide, Paciano e Perugia incontri d’agosto nel nome del disarmo

Andrea Chioini – L’aria di guerra che avvolge il pianeta di questi tempi relega nell’ombra della disattenzione il doppio anniversario delle bombe atomiche sganciate dagli Usa su Hiroshima e Nagasaki.
Eppure nella settimana che concentra la memoria di quel doppio olocausto di 81 anni fa spuntano, qua e là in tutta Italia, anche nei piccoli centri, iniziative ispirate dalla delicatezza di un ricordo che più tragico non poteva essere e alla determinazione di mantenerne viva la memoria.
La delicatezza è rappresentata dagli origami che richiamano la sagoma di una gru, uccello della speranza per l’esaudimento di un desiderio.
Secondo la tradizione giapponese la ricompensa per chi riesce a piegare mille gru di carta vedrà avverarsi un desiderio come ricompensa per la concentrazione e l’impegno.

E’ accaduto anche alla “Piattaforma” di Umbertide dove la libreria Alibù ha ospitato un laboratorio dove piccoli e grandi hanno accolto la sfida realizzando decine di piccole gru rappresentate con il metodo dell’origami, pratica di pura delicatezza.
La determinazione (di cui si accennava poco sopra) è rappresentata dall’impegno del “Coordinamento della pace Alta Valle del Tevere”, che in piena estate ha ripreso la traccia di un percorso avviato nel 2021 con il progetto “Mille gru per la pace nel mondo”, nato per coinvolgere cittadini, associazioni, scuole e centri estivi nella costruzione collettiva di migliaia di origami.
Racconta Giuseppina Gianfranceschi, portavoce del Coordinamento: “In quell’occasione le gru furono realizzate da bambini e adulti e divennero installazioni diffuse nel territorio, toccando Umbertide, Montone, Lisciano Niccone, Città di Castello, Marsciano e in diversi istituti scolastici. L’obiettivo era, ed è ancora oggi, costruire una coscienza comune capace di riconoscere che la pace non è soltanto assenza di guerra ma richiede consapevolezza, impegno e partecipazione saldi e forti”.

Per Sadako Sasaki: “Scriverò pace sulle tue ali e tu volerai in tutto il mondo”

Una celebrazione della memoria, quella per Hiroshima (e Nagasaki), che l’altrapagina non smette di riproporre ostinatamente, anniversario dopo anniversario. Al riguardo, il numero di ottobre 2025 ha ospitato il racconto in prima persona delle emozioni e riflessioni suscitate dalla visita al Parco della memoria di Hiroshima nell’80° anniversario (le pagine riportate in basso): autore e autrice, Roberto Fucsina (già medico di famiglia a Pierantonio) con Simona Tondini sua consorte. Il 6 agosto scorso erano alla ”Piattaforma” per spiegare alle giovanissime generazioni presenti che la guerra è ciò che di più orribile può accadere all’umanità.

Simona Tondini, a destra, autrice dell’acquerello con Paola Zoppi

Nel giardino che circonda la “Piattaforma”, Giuseppina Gianfranceschi (foto sotto) mostra alle bambine e ai bambini l’ acquerello di Simona Tondini che ritrae Sadako Sasaki, la bambina giapponese che sopravvisse al bombardamento atomico di Hiroshima, ma venne colpita dalle conseguenze delle radiazioni.
Secondo un’antica leggenda giapponese, chi riesce a piegare mille gru di carta, come ricompensa per la concentrazione e l’impegno, vedrà esaudito il proprio desiderio.
Sadako cominciò così a piegare ogni frammento di carta che riusciva a trovare, nella speranza di guarire, ma anche con il desiderio di porre fine alle sofferenze, sue e del mondo e portare quindi la pace.
Da allora la gru origami è diventata, in molti paesi, un simbolo di speranza e di pace.

Paciano – “Espressioni di pace” nel nome di Franco Rasetti e David McTaggart

Erano arrivate nel 2015, per il 70° anniversario, le “gru della pace” che hanno volato nei tre giorni di programma organizzati con il patrocinio dell’Amministrazione comunale con il titolo  “Espressioni di pace”:
– martedì 4, Luciano Neri (Cenri), Claudio Grassi (associazione “Disarma”), hanno dialogato con Vasco Cajarelli per riflettere sulle conseguenze della corsa al riarmo europeo e sulla necessità di salvare i trattati di non proliferazione nucleare;
– giovedì 5 è stato il giorno delle “Testimonianze dalla Palestina” con le voci di Hassan Selmi, giornalista e scrittore di Gaza, Marcella Brancaforte, illustratrice e interprete, Moreno Caporalini, direttore di progetti Felcos di cooperazione internazionale in Palestina;
– giovedì 6 è riecheggiato anche il pensiero di Franco Rasetti (1901 – 2001), il fisico che, una volta capita la tendenza innescata dalle ricerche sull’atomo, ebbe il “Coraggio di dire No!”: questo il titolo di una toccante ricostruzione da parte di Claudio Monellini, presidente della Fondazione che porta il nome dell’illustre professore nativo di Pozzuolo (Castiglione del Lago). A ricordare la figura di David McTaggart, nei giardini di palazzo Baldeschi, c’era anche Leslie Busby (nella foto con Rowan Holloway) animatrice del “Centro Terzo Millennio”, frutto del lascito culturale del gruppo di ambientalisti (insediatisi proprio a Paciano) che fecero nascere Greenpeace.
Nel pomeriggio pacianese il video messaggio da Hiroshima di Massimiliano Marianelli, rettore dell’Università di Perugia.
Il programma, animato anche dalle associazioni “Il futuro e la memoria”, Comitato di gemellaggio, Centro sociale Boldrini ha avuto un epilogo serale con il recital per voce e chitarra di Selene Capitanucci e Nicolò Neri.

Perugia – San Matteo degli Armeni e il ginko biloba sopravvissuto all’atomica

San Matteo degli Armeni: l’antico convento ospita una delle biblioteche comunali perugine: custodisce, tra l’altro, l’archivio di Aldo Capitini e le raccolte dei periodici che Goffredo Fofi editò e diresse.
Nel giardino della memoria ricavato dall’orto circostante c’è anche un ginko biloba, collocato lì nel 2020: è il punto di riferimento delle letture ad alta voce organizzate il 7 agosto, cerniera temporale tra le due esplosioni atomiche del 1945.
Un cenno all’articolazione degli interventi offre un’idea dello spessore che sostiene queste occasioni:
Gabriele De Veris ha introdotto la giornata e ha letto alcuni brani da Il pilota di Hiroshima, il carteggio tra lo scrittore tedesco Gunther Anders e Claude Eatherly, uno dei piloti che sganciarono la bomba atomica su Hiroshima; e ha ricordato When the wind blows, film sulla guerra nucleare del 1986 di cui David Bowie ha scritto una canzona per la colonna sonora
Rachele Spingola, che ha eseguito all’arpa vari brani fra cui “Piccolo Gingko”, appositamente composta per la piantina di San Matteo degli Armeni.
Giuseppe Moscati, presidente della Fondazione Centro Studi Aldo Capitini, ha presentato al cune letture e ha ricordato l’invito di Capitini a “farsi centro”, senza attendere che qualcuno organizzi o agisca.
Antonio Brunori, segretario PEFC, ha raccontato la storia degli Hibakujumoku di Hiroshima in Italia e la rete di città e di iniziative che si svolgono co ulteriori riferimenti botanici alle gingko biloba e alla loro storia millenaria.
Roberta Perfetti, per il Movimento Nonviolento, ha presentato la Campagna per l’istituzione della difesa civile, non armata e nonviolenta.
Claudio Capitini ha presentato la traduzione italiana del volume di Tatsuichiro Akizuki Nagasaki 1945, testimonianza personale dell’esplosione atomica e dei mesi successivi dedicati alla cura delle vittime.

Perugia – “Donne in nero”: ogni venerdì, da 4 anni, in piazza della Repubblica

Perugia è una sorta di “opificio culturale” che, tra le varie strumentazioni per impegnarsi nella costruzione di pace, mette a disposizione delle persone volenterose un presidio settimanale fisso che le “Donne in nero” espongono nel cuore della città, in piazza della Repubblica: dal marzo 2022, quindi da quattro anni e mezzo tutti i venerdì pomeriggio si schierano silenziose per un’ora per rammentare a chi passeggia nel salotto buono della città la vita di coloro che hanno avuto il proprio mondo disintegrato dalla guerra, a cominciare da coloro che a Gaza e in Cisgiordania sono cavie per le guerre permanenti dell’esercito israeliano.
Ciò che sorprende dell’esperienza promossa dalle Donne in nero perugine è l’esiguità del numero di coloro che decidono di mostrarsi per un’ora alla settimana sorreggendo le “mani di Fatima” su cui campeggiano parole che nessuno avrebbe coraggio di contestare.  Dicono “Donne in nero contro tutte le guerre”, “Sì alla politica della cura”, “Il riarmo è una follia”, “Con il popolo ucraino vittima del bellicismo imperante”, “Vita, terra e libertà per il popolo palestinese”, “Sanzioni a Israele fino al ritiro da Gaza, Libano, Cisgiordania”, “Non in mio nome”, “Basta fabbriche di armi”, “La guerra è una follia”, “Disarmiamo le parole”, “Disarmiamo le menti”, “Disertare l’odio”, “La guerra arricchisce i produttori di armi e gli speculatori della finanza”, “Alziamo la voce della ragione sulle armi e sull’orrore”. 
Ebbene questa modalità così tenace e garbata di contestare lo spirito della guerra con un’azione che si esprime puntuale da anni non riesce a farsi breccia nella sensibilità femminile perugina, molto più presente nelle piazze quando si tratta di reagire a qualche accadimento pompato dai media. Un problema su cui le ”Donne in nero” stanno ragionando alla ricerca di un consenso che vada oltre alle parole e si manifesti con un più largo coinvolgimento, soprattutto delle giovani generazioni.

Con il pieno consenso dell’autore i temi di questo articolo sono condivisi, nelle rispettive formulazioni, da:
www.cronacheumbre.it
www.primapaginachiusi.it
L’utilizzazione di testi e fotografie è libera a patto che se ne citi la fonte.

Le immagini

Foto di copertina dal sito https://www.3mf.org/blog/espressioni-di-pace.
Umbertide –foto Alessandro Vestrelli
Paciano – https://www.3mf.org/blog/espressioni-di-pace
Jbakujumoku – courtesy Antonio Brunori
Perugia, Donne in nero –foto di Andrea Chioini
l’altrapagina – ottobre 2025, pagine 38 e 39

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