Vanessa Bocci – Ho proposto a l’altrapagina (e alla sua comunità di lettori e lettrici on line) un incontro con Raffaele Tassone (1954), insegnante di  taiji da quasi 40 anni.
Dopo una lunga formazione ha messo a disposizione le sue conoscenze per individuare la propria via della lentezza e della fluidità alle persone che ne seguono gli insegnamenti.

Da quanto tempo pratica taiji e come ha iniziato?

Ho cominciato nel 1987  per puro caso, mi trovavo a Parigi in vacanza ed ero nel campeggio comunale. Una mattina mi sono svegliato presto per fare un po’ di pratica di yoga , appena uscito dalla tenda, poco lontano, c’era una persona che si muoveva con molta grazia, facendo movimenti lenti e fluidi. Ho chiesto che cosa fosse, e lui mi ha risposto che stava facendo taiji. Immediatamente mi si sono illuminati gli occhi e ho pensato: “voglio fare questa pratica”. Ho capito subito che la mente ed il corpo lavoravano insieme, senza prevaricazione dell’uno sull’altro. Avevo appena letto un libro di Osho “la Rivoluzione interiore” che mi aveva fatto riflettere sulle scelte della mia vita,  ed il taiji mi giungeva come nuova modalità di muovermi. Tornato a casa, sono subito andato in paese a chiedere in palestra se facessero taiji, e il  primo settembre ero già iscritto al corso.

Cos’è davvero il taiji per chi non lo conosce?

La risposta a questa domanda è molto complessa, poiché  è difficile catturare il vero significato solo con le parole. Risponderò cercando di fare degli esempi per una comprensione più vicina alla realtà. Il significato letterale dipende dalla provenienza di questa disciplina. Se viene dalle arti marziali la traduzione è “La suprema polarità”, oppure “Il supremo pugno” o, ancora, “Le 13 forze, gli 8 cancelli ed i 5 passi”. Se viene dalla medicina cinese, invece il significato si ricollega al Pakua degli otto trigrammi, alle otto direzioni ai 5 elementi.
Semplificando: con l’approccio come arte marziale, si utilizza l’energia per farla circolare nel corpo come difesa personale verso l’esterno, mentre nell’aspetto più vicino alla medicina l’energia viene utilizzata prevalentemente all’interno per creare equilibri. Nello studio del taiji diventa centrale prendere consapevolezza che lo Yin e lo Yang,  le due polarità devono convivere e stare sempre in equilibrio senza prevaricazione. Quando tutto è fermo mantenere questo equilibrio è più facile, ma nel movimento diventa difficilissimo. Per i cinesi la perdita di questi equilibri contribuisce a creare un terreno fertile per le malattie.

Quali sono i benefici principali che nota nei suoi allievi?

Molti allievi che si sono avvicinati a questa disciplina avevano veramente tante problematiche  sia fisiche che psicologiche. Per quanto riguarda l’aspetto fisico, molti praticanti avevano problemi alla colonna vertebrale, dolori più o meno forti e a lungo andare insopportabili;  attraverso il lavoro di distensione ed allungamento della colonna vertebrale hanno riferito un netto miglioramento nell’intensità e nella frequenza del dolore.  Una cosa importante che succede quotidianamente è che la gente che pratica questa disciplina  si ammala di meno nel periodo invernale – primaverile, e se si ammalano smaltiscono più velocemente il problema. Da un punto di vista di benessere mentale, molti sostengono di dormire meglio, di riposare meglio, perché hanno la sensazione di sentire che la mente è effettivamente più libera e questo va anche a beneficio dei vari organi interni: tipo lo stomaco, i reni e il fegato. Tutto sommato sono veramente soddisfatto di tutti questi risultati, perché faccio questo lavoro soprattutto per fare del bene alle persone.

Cosa consiglia a chi si vuole avvicinare a questa disciplina?

La maggior parte delle persone si avvicina al taiji e vuole imparare subito e in tempi rapidi. Di certo i tempi di apprendimento e di beneficio dipendono dall’insegnante, dall’ esperienza che ognuno ha già nell’approccio alle arti marziali, dal lavoro vero di consapevolezza del sé, ma la prima cosa da capire è che per poter apprendere bisogna mettere a riposo la testa, piuttosto che attivarla, bisogna dare più spazio al corpo e con la testa imparare solo a seguire. Il taiji richiede che vi sia un dialogo continuo tra mente e corpo. Durante la prima fase, piuttosto che mettere dentro cose nuove, è più opportuno togliere il superfluo  concentrandosi ed osservando la linearità del movimento, in modo tale che creando il dovuto spazio, possa essere riempito con più ordine. Un’altra prerogativa è non entusiasmarsi troppo presto, ho visto gente che, dopo aver dimostrato tantissimo interesse   iniziale  ha interrotto poco dopo aver iniziato il percorso. In realtà bisogna avere perseveranza, perché è una pratica difficile che richiede un certo impegno. Io sostengo che se una persona non può dedicare un’ora al giorno a se stessa per prendersi cura e mantenere la propria salute, deve essere consapevole ed accettare le conseguenze sul proprio benessere. Dopo i 40 anni diventa indispensabile occuparsi del proprio corpo. Immaginarlo come un tempio che ogni giorno va visitato. Solo chi si occupa del proprio corpo può dire di lavorare sulla spiritualità. Tantissimi studiano solo la spiritualità tralasciando il corpo, questo è un errore che moltissime persone commettono, ma chi lavora sul corpo sta già lavorando sullo spirito. Fare qi gong taiji vuol dire curare la propria salute.

Cosa le ha dato personalmente questa pratica?

La capacità di sentire la mia vita, come scorre l’energia dentro il corpo con degli effetti veramente straordinari. Nella mia vita ho fatto lavori molto duri, ho messo alla prova il mio corpo; ero arrivato ad un punto che bastava un piccolo movimento sbagliato che mi bloccavo con la schiena e dovevo stare tre giorni a letto senza muovermi. Oggi dopo circa 39 anni di pratica non so cosa vuol dire avere dolore alla schiena. Il taiji mi ha soprattutto aiutato a governare la mia vita e mi ha dato tante soddisfazioni. Sono nato nella povertà  e sono in cammino verso una povertà cosciente e serena. Ho 72 anni e ancora  molti progetti da realizzare, ma credo di avere abbastanza tempo  per lasciare un  segno,  con la mia pratica trasformo energia speciale da mettere nell’aria dove va ad incontrare altre energie simili e creare il polo opposto ad una energia pesante, ossia  quella delle guerre e degli interessi personali. Yin genera Yang e si sostengono a vicenda. 

Nella foto, tratta dal profilo fb dell’intervistato Raffaele Tassone è il secondo da sinistra

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