L’8 agosto 1945 veniva sganciata la seconda bomba atomica Usa sulla città giapponese di Nagasaki, preceduta nella stessa sorte da Hiroshima.
La memoria di quei fatti dovrebbe diventare una doppia spinta: 
1)  per il movimento che chiede (purtroppo inascoltato) la rivitalizzazione dei trattati per non proliferazione nucleare;
2) per la campagna “Un’altra difesa è possibile” che sta raccogliendo le firme necessarie alla  presentazione di un Progetto di legge di iniziativa popolare sulla Difesa civile non armata e nonviolenta.
La normativa  prevede l’istituzione di un apposito Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio (non al Ministero della Difesa).

La campagna è partita il 18 marzo 2026 per iniziativa del Movimento Nonviolento.
Delle 50 mila valide necessarie, la cui raccolta si fermerà il 15 settembre, alla data odierna (appunto anniversario di Nagasaki) ne risultano 20.956, pari al 41% di quelle necessarie perché il Progetto di legge venga portato alla discussione parlamentare.

L’andamento della raccolta è preoccupante visto che in una settimana sono state solo 1220 le firme registrate  dal sito https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008 dove è possibile firmare on line con SPID o CIE. In ogni caso sarebbe necessaria una spinta massiccia utilizzando i canali digitali per sollecitare la sottoscrizione.
E’ utile ricordare che un esito positivo della campagna darebbe piena attuazione all’articolo 52 della Costituzione nella parte che recita: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge”.

La creazione di un Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta offrirebbe  la possibilità di assolvere al “sacro dovere” con una struttura di Difesa civile alternativa a quella prettamente militare, finanziata direttamente dai cittadini attraverso l’opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi.

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